L’Italia mi stava dicendo: “Guarda che ti amo anch'io”.

Ultimo Aggiornamento: 11/23/2018

Ali Beidoun - Libano 1984 
(Giuramento 30-03-2018)

Mi chiamo Ali. Sono cresciuto a Beirut per 22 anni.
Ho scelto l'Italia da quando ero studente di teatro e cinema.

Tutto è cominciato con la mia grande passione per il cinema italiano soprattutto di famosi registi come Fellini, Antonioni e Pasolini ecc. e ho scelto il paese che ha fatto nascere questi registi.
Ho studiato al DAMS di Bologna. Così è iniziata la mia esperienza di vita in Italia.

Dopo gli studi sono tornato in Libano a lavorare per 4-5 anni tenendo sempre una relazione con l’Italia.
A Reggio viveva Roberto il mio compagno, che a sua volta veniva spesso in Libano. Lui è di Reggio Emilia ma l’ho conosciuto a Bologna nel 2007. Ecco perché poi ho cominciato a venire a Reggio.
A un certo punto, per vari motivi ho deciso di tornare in Italia. La situazione politica in Libano si stava complicando ed ha cominciato a crearmi un po’ di ansie.
Poi Roberto mi ha detto: “perché non torni seriamente in Italia?”, da lì ho deciso di tornare.

La cosa che amo qui è che mi sento a casa mia, gli italiani sono un popolo gioioso e curioso e non mi sono mai sentito straniero. Io vengo da una realtà abbastanza aperta, infatti Beirut è una città cosmopolita, un mosaico di culture, i libanesi sono un popolo di diaspora.
Del Libano mi manca la multi-culturalità che c'è a Beirut. È una città che ha sofferto molto durante la guerra civile, però negli anni 90 è nata una realtà molto mista, è un paese multi-religioso e multietnico anche a livello di potere, politica e società. E’ una città che mischia, convivono in modo molto bello le religioni.
Per esempio mio padre è nato musulmano, ma battezzato cristiano.

Dal 2014 vivo stabilmente qui. In ambito lavorativo ci sono paesi disposti a offrire di più, o economicamente più stabili, per esempio Germania, Svezia, ma non ho voluto lasciare l’Italia perché la sento la mia seconda casa e mi sono sentito accolto.
L’Italia è un grande paese. Sento una cosa un po’ morale tra me e questo paese e pian piano a Reggio Emilia è stato molto bello, la gente è aperta, non ho fatto fatica a presentarmi in alcune realtà culturali e teatrali.
Mi è capitato di fare due documentari sulla storia di Reggio Emilia nel 900. Ho conosciuto così molto bene la città e l’Italia, senza queste occasioni non avrei mai avuto l’occasione di scoprire la città e la gente di Reggio cosi da vicino. Tramite certe cose nasce un amore. Mi sento più reggiano adesso, c'è più senso di appartenenza ora che conosco molto di Reggio Emilia, è il posto che conosco di più in Italia.

Desideravo molto la cittadinanza. Qui volevo restare, e qui voglio costruire il mio futuro, quindi emotivamente è stata una cosa molto grande.
Ho pianto un po' quando è arrivata la notifica della Prefettura perché la sorpresa non è stata solo quel giorno, è stata anche prima. Attendevamo molto questo momento. Tutta la nostra famiglia, cioè la famiglia di Roberto ci ha detto che Reggio Emilia è molto fiera di questi eventi. Quando si prende la cittadinanza si provano forti emozioni, sono quei momenti come prendere la laurea, sposarsi. Sono pilastri della vita!
Il fatto di prestare giuramento nella Sala Tricolore non è una cosa da poco, conosco il valore di quella sala così significativa per la città. Essere lì con persone di diversa provenienza è stato molto emozionante. Riconosco il valore di questo passo che fa il comune e lo apprezzo. Ci sono dei comuni in cui firmi in ufficio e basta.
Il momento dopo il giuramento, quella giornata, siamo andati tutti a festeggiare in Piazza Fontanesi, proprio alla maniera reggiana, con erbazzone, salumi e lambrusco, ho sentito che l’Italia mi stava dicendo: “Guarda che ti amo anch'io”. Questo e’ stato lo slogan della mia giornata. È stato come abbracciarsi. Ho sentito che l'Italia è un Paese degli esseri umani, delle relazioni.

E’ bello che gli italiani siano curiosi verso gli altri, così tutti diventiamo più umani. Spero molto che i politici capiscano questa cosa: è davvero ricco avere tante culture, per una società più aperta, più dinamica e libera. È un valore grande.