Un giorno riguardando le foto di oggi potrò dire a mio figlio: “questo è il giorno in cui la mamma è diventata italiana come te”

Ultimo Aggiornamento: 04/12/2021

Asma Ouhiya – 1983 Marocco

(giuramento 7 settembre 2018)

Sono Asma Ouhiya, oggi insieme ad altre persone ho ricevuto l’ufficialità della cittadinanza italiana. E’ stata una grande emozione, un percorso lungo, ma io e le mie sorelle, ci sentiamo italiane da sempre perché siamo arrivate in Italia da piccole.
Abbiamo cominciato qui la scuola elementare e le più piccole l'asilo. Siamo arrivati insieme tutto il nostro nucleo familiare, perché papà aveva deciso di intraprendere una nuova avventura lavorativa e ha scelto l'Italia. Si sono poi aggiunti dei nuovi nati, sorelle e fratelli più piccoli. Ci siamo sentiti da subito accolti. Io il gap dell’accoglienza e dell’integrazione non li ho sentiti, perché da così piccoli si entra a scuola e si fa subito amicizia. A quell’età non si sentono differenze, si gioca come dappertutto nel mondo. Da così piccoli la lingua è arrivata molto velocemente, quindi non abbiamo faticato nell’inserirci. Questo è stato l’ inizio della nostra vita in Italia.
Poi io e le mie sorelle siamo cresciute, abbiamo fatto le superiori e l' università. Mi sono laureata qui e ho cominciato a lavorare, quindi la mia vita da donna è sempre stata in Italia, togliendo una parentesi di un rientro in Marocco. Io mi sento italiana da sempre. Quando nei curricula chiedono la lingua madre metto l’ italiano, perché io parlo italiano anche con le mie sorelle, penso e sogno in italiano.

Mi sento una cittadina a tutti gli effetti da sempre. E' stata la prima volta che entravo nella sala Tricolore. Non pensavo sarebbe stato così suggestivo, è una sala molto solenne, crea un'atmosfera ufficiale e molto rigorosa ma allo stesso tempo calorosa perché è rotonda. Sono stata doppiamente emozionata perché ho preso la cittadina italiana insieme a mia sorella Mariam. Siamo molto legate, quindi aver fatto questo percorso insieme è stato molto bello e molto emozionante.
L’ho condiviso anche con il mio bimbo di 3 mesi e con altre persone di Paesi diversi, con storie diverse ma che hanno in comune con la mia, quella di essere arrivate in un paese che fa questo. Devo dire che quando si parla di razzismo e discriminazione io non mi sento mai presa in causa perché non mi sono mai trovata in situazioni che mi facessero sentire in questo modo. L'Italia è un paese pieno d’ amore. Ho vissuto anche in altri paesi europei e non c'è lo stesso calore che c'è qui. Io sono legata all'Italia visceralmente.
L’emozione della cittadinanza per me è stata molto forte e un giorno riguardando le foto di oggi potrò dire a mio figlio “questo è il giorno in cui la mamma è diventata italiana come te”. Sono sicura che sarà un ricordo piacevole, forte, e tra qualche anno, con qualche ruga in più e qualche capello bianco potremo raccontare di questa giornata.

Io in questo momento abito a Padova dove lavoro. Il Veneto è una regione completamente diversa dell'Emilia Romagna che ha una sua storia ben conosciuta e ben specifica, completamente diversa da quella veneta che è molto inquadrata sul lavoro e sulla famiglia ma intesa come famiglia strettissima. Tutto quello che non è famiglia e non è interesse proprio e passa in secondo piano. Ci sono delle politiche sociali molto deboli e per chi lavora nel sociale o in ambito psicologico è molto faticoso. Anche i rapporti sono difficili da stringere, ci vogliono tanti anni anche con un vicino per entrare un po' in confidenza. Senza niente togliere agli altri, però dico da sempre che l’ Emilia Romagna, nonostante i cambiamenti, per me rimane il top e infatti ho sempre detto a mia sorella che mi piacerebbe tornare a Reggio prima o poi. E’ una cosa che progetto per il prossimo futuro. Quando il mio bambino dovrà cominciare la scuola, penseremo molto seriamente di rientrare a Reggio che da sempre è la mia città di residenza.
Chiudo con l'ultima cosa. Spero che mio figlio possa raccogliere l’invito fatto dell'assessore e che un giorno possa lui celebrare una cerimonia del genere, perché è stato un augurio veramente molto bello, molto forte, e non scontato visti i tempi.