2200 anni e non li dimostra: torna alla luce a Reggio Emilia un tratto dell'antica Via Emilia

Ultimo Aggiornamento: 01/16/2019
rinvenimento via Aemilia

E’ stato rinvenuto, nel corso degli scavi di cantiere in piazza Gioberti, nel centro storico di Reggio Emilia, un segmento della Via Emilia romana, costruita 2.200 anni fa, della lunghezza di circa tre metri. Nell’ambito della collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara ed il Comune di Reggio Emilia, si riporta qui sotto il comunicato stampa sull’argomento, predisposto e diffuso oggi dalla stessa Soprintendenza:


L’avevamo festeggiata nel 2013 in occasione dei suoi 2200 anni, ora un segmento della Via Emilia è emerso dagli scavi in piazza Gioberti a Reggio Emilia, un tratto di circa 3 metri costituito da un piano in ciottoli fluviali squadrati, disposti in modo da consentire il deflusso laterale dell’acqua piovana.
Il rinvenimento, peraltro già ipotizzato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, è stato documentato dagli archeologi e sarà oggetto di studio e pubblicazione da parte della Soprintendenza cui spetta la direzione scientifica dei lavori.

Una porzione del limite meridionale della Via Emilia di epoca romana è venuta in luce nei giorni scorsi durante i lavori di riqualificazione in Piazza Gioberti legati al progetto “Ducato Estense” finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali. A poco più di un anno dalla mostra On the road. Via Emilia 187 a.C.- 2017 (allestita a Reggio Emilia fino a giugno 2018), è ricomparso un altro segmento della Via consolare voluta da Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. che toccava, oggi come allora, i centri nevralgici della Regio VIII coincidente con l’attuale Emilia-Romagna.
Il tracciato, documentato per una lunghezza di più di 3 metri, è costituito da un piano in ciottoli fluviali squadrati disposti a una quota maggiore verso il centro della strada, in modo da consentire l’istantaneo deflusso laterale delle acque piovane e degli scarichi.
La via è delimitata da una crepidine (marciapiede) realizzata con ciottoli posti di taglio che creano una sorta di gradino continuo rialzato rispetto alla parte restante del battuto stradale; parte di questa crepidine era stata asportata già in età antica.
Rimasta probabilmente in superficie fino al termine dell'Impero romano, la strada sembra però ridursi nel tempo come via carrabile per essere in parte occupata da strutture, in parte affiancata da attività artigianali come quelle metallurgiche.
Dopo tale periodo la strada venne sepolta da successivi sedimenti fluviali.

“Questo rinvenimento - spiega la Soprintendente Cristina Ambrosini - aggiunge un nuovo tassello alla conoscenza del tracciato della Via Aemilia, già rinvenuto in più punti nel corso del ventesimo secolo, e porta dati nuovi e fondamentali riguardo all'annosa questione della posizione del torrente Crostolo all'interno della città antica tra epoca romana e XIII secolo. Studiando i dati pregressi e quelli emersi dal controllo archeologico in corso in piazza Roversi, sempre nell'ambito del progetto Ducato Estense, potremo definire con maggior precisione la posizione dell'alveo del torrente e la conformazione di questo nevralgico settore urbano”.

I lavori archeologici si svolgono sotto la direzione scientifica dell’archeologa della Soprintendenza Annalisa Capurso e sono eseguiti in piazza Gioberti dalla ditta GEA (dottori Cecilia Pedrelli, Nicola Cassone, Gloria Saccò) e in piazza Roversi dalla ditta Archeosistemi (dott.sa Anna Losi), con la consulenza del geoarcheologo, prof. Mauro Cremaschi.