Mauriziano

Ultimo Aggiornamento: 02/19/2018

A breve distanza dal centro storico di Reggio Emilia, sulla via Emilia verso Modena in un parco racchiuso tra il torrente Rodano e il cavo Ariolo, il Mauriziano è la dimora di origine quattrocentesca della famiglia Malaguzzi cui apparteneva la madre di Ludovico Ariosto.
Nato a Reggio l’8 settembre 1474, Ariosto visse al Mauriziano la sua infanzia e alcuni periodi della giovinezza, dedicando alla casa materna celebri versi nella IV Satira.
Poeta e funzionario presso la corte estense di Ferrara, là morì il 6 luglio 1533.

Il progetto di restauro e riqualificazione del Mauriziano ha come obiettivo di restituire alla città un elemento dal forte valore storico e identitario, realizzando un luogo di incontro e contaminazione tra antiche e nuove vocazioni e incrementando l'attrattività del territorio in una prospettiva di promozione culturale e di sistema turistico.

Il progetto di fattibilità tecnica ed economica, finanziato attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 nell’ambito del progetto Ducato Estense del MIBAC Ministero dei Beni e Attività Culturali, comprende gli interventi sulla villa del Mauriziano (o casa dell’Ariosto), sul parco e sull’intero impianto del verde, sull’arco monumentale posto sulla via Emilia  e la messa in sicurezza della ex tintoria. Il completamento dei lavori è previsto per la fine del 2020 con un investimento di 700.000 euro.

In anni recenti la casa dell'Ariosto è stata oggetto di interventi di manutenzione straordinaria che hanno permesso l'adeguamento dell'impianto antincendio e la rimozione delle barriere architettoniche.
Inoltre, è stato realizzato un intervento sui dipinti murali che ornano le tre salette, dette "camerini dell'Ariosto",  con volta a vela e capitelli pensili poste al piano rialzato dell'edificio: un primo lotto di lavori, finanziato per un importo di circa 10.000 euro ricevuti quale donazione dall'associazione Via dei due Gobbi, ha consentito la messa in sicurezza degli affreschi che presentavano distacchi di pellicola pittorica, depositi di sporco superficiale e alcune macchie d’umidità. Adiacente alla villa del Mauriziano è il cosiddetto Palazzo Vecchio, oggetto di un complessivo progetto di restauro; le opere realizzate hanno operato una sostanziale scelta conservativa nei confronti della distribuzione preesistente, unita alla volontà di recuperare le testimonianze superstiti dell’edificio antico, in particolare le decorazioni murarie che sono state restaurate.

Cenni storici

Ancora oggi si accede al complesso monumentale attraverso il cinquecentesco arco trionfale in cotto a unico fornice, eretto secondo la tradizione da Orazio Malaguzzi, morto nel 1583, a cui si attribuiscono il restauro e l’arricchimento dell’intero complesso.

Un viale di oltre 250 metri, fiancheggiato da pioppi, conduce al Palazzo del Mauriziano.

Le aree afferenti all'edificio si caratterizzano per uno stile più composto, formale, mentre la sistemazione dell'area, un tempo agricola, è a parco campagna, con la presenza di un prato stabile, filari e alberi da frutto.
L'assetto riprende le matrici formali del paesaggio agricolo emiliano, riproponendo anche alcuni filari della storica sistemazione “a piantata”, particolare modalità di conduzione agricola, che si ipotizza già presente nel Medioevo e si basa sulla suddivisione del terreno in appezzamenti lunghi e stretti (larghezza 6-7 m) coltivati a legumi e foraggi e delimitati da filari di alberi maritati alla vite, che arrampicava fin sulla chioma.

Tra il corso del Rodano e l’Ariolo si sviluppa una zona caratterizzata da vegetazione ripariale tipica del sistema delle acque, organizzata come un bosco spontaneo. Nonostante le significative ristrutturazioni del Sei-Settecento il Palazzo mantiene l’impianto volumetrico cinquecentesco, tipica della villa rinascimentale emiliana. Si caratterizza infatti per la pianta a base quadrangolare con un salone centrale passante sul quale si fonda l’asse di simmetria dell’edificio attorno a cui si articolano i vani laterali.
Sull'ingresso principale è posto, nel 1880, un busto dell'Ariosto opera dello scultore reggiano Ilario Bedotti.

A levante un piano rialzato conserva ancora tre ambienti voltati a vela con capitelli pensili (secondo moduli stilistici di matrice ferrarese riferibili al XV e XVI secolo), che tradizionalmente vengono definite “stanze ariostesche” o “camerini dell’Ariosto”, di piccole dimensioni ma che rispondono alle più raffinate concezioni dell'architettura civile del Rinascimento.
La decorazione pittorica di questi ambienti, databile dopo il 1567, risente dell’influenza di Nicolò dell’Abate. Gli affreschi del salone centrale e della sala grande di sinistra sono riferiti alle ristrutturazioni effettuate da Prospero Malaguzzi dopo il 1742 e rappresentano con tono celebrativo le vicende salienti della sua vita e di quella dei suoi più illustri congiunti. Il Palazzo rimane di proprietà della famiglia Malaguzzi fino al 1863, quando viene acquistato dal Municipio di Reggio Emilia.