Scopriamo il recupero dei Chiostri di San Pietro e il nuovo Laboratorio Aperto Urbano

Ultimo Aggiornamento: 10/19/2018
chiostri

La conclusione dei lavori è prevista entro il prossimo inverno. Già adesso però si possono notare e leggere distintamente le nuove forme della sede del Laboratorio Aperto Urbano e, a breve distanza, i primi risultati del recupero architettonico e funzionale del complesso monumentale dei Chiostri di San Pietro, in particolare il Chiostro grande, che sfoggia la cifra architettonica di Giulio Romano.
Una visita al cantiere dei Chiostri di San Pietro e al nuovo corpo di fabbrica, citazione contemporanea rispettosa delle vicine emergenze antiche, è avvenuta nel pomeriggio del 19 ottobre 2018, nell’ambito del festival After futuri digitali, alla presenza del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e dell’assessore ad Agenda digitale e Partecipazione Valeria Montanari, del presidente di Lepida spa Alfredo Peri, del direttore dell’Area competitività e innovazione del Comune Massimo Magnani e della dirigente del servizio Comunicazione e Relazioni con la città Nicoletta Levi.

Il programma regionale POR-FESR

Con il progetto di recupero dei Chiostri di San Pietro e la realizzazione del Laboratorio Aperto Urbano, promossi dal Comune di Reggio Emilia, la città partecipa al programma regionale di finanziamento Por-Fesr Emilia-Romagna 2014-2020. Asse 6 “Città attrattive e partecipate”.

Il programma regionale si prefigge di innescare, in tutti i capoluoghi dell’Emilia-Romagna, processi di sviluppo delle vocazioni territoriali attraverso finanziamenti mirati.
L’obiettivo dell’azione regionale è la creazione di nuove opportunità di occupazione e inclusione a partire dal recupero e dalla valorizzazione del patrimonio culturale delle città.
Le metodologie che la Regione propone di adottare sono quelle del “laboratorio aperto”, inteso come luogo di partecipazione e confronto tra tutti gli attori dei territori, in una logica di innovazione allargata e diffusa, che comprende a Reggio Emilia l’Innovazione sociale e digitale, la partecipazione e la creatività. Si può parlare dunque di un intervento 'integrato': un Laboratorio Aperto, che affianca la già consolidata vocazione dei Chiostri di San Pietro quale polo culturale-espositivo ed attrattivo di rilievo internazionale.

I Chiostri di San Pietro

Il complesso dell’ex Convento benedettino dei Santi Pietro e Prospero, denominato comunemente Chiostri di San Pietro, costituisce uno dei più pregevoli monumenti cittadini ed è sede consolidata di importanti manifestazioni artistiche e culturali di grande importanza per Reggio Emilia, quale il Festival Fotografia Europea.

Dalla sua riapertura alcuni anni fa per iniziativa del Comune, l’antico complesso monastico si configura quale attrattore ad altissimo potenziale e con considerevoli margini di sviluppo, grazie all’ampia dotazione degli spazi e alla posizione nodale nel centro storico, all’interno della rete degli “attrattori” culturali della città: Palazzo dei Musei, Chiostri di San Domenico, Palazzo da Mosto, Palazzo Magnani. E’ atteso un esito positivo dall’insediamento di nuove attività di interesse sociale ed economico, che potenzieranno l’attrattività di questa parte di città, con una nuova offerta pubblica, al di là della sua attuale e più consolidata vocazione commerciale e culturale.

Il complesso monumentale, sotto la titolarità, la gestione e l’iniziativa del Comune, è destinato a spazi per eventi culturali temporanei, mostre e spettacoli e a spazi polifunzionali.

Il progetto di recupero, che interessa non solo il complesso monumentale ma anche i corpi edilizi dei servizi minori e le aree cortilive, consente di mettere il bene architettonico nelle condizioni di essere attivo e fruibile per tutto l’anno e di ospitare attività permanenti sia di carattere culturale che di innovazione tecnologica e sociale, come previsto dal programma regionale di finanziamento che sostiene questo progetto.
I lavori in corso riguardano il primo stralcio funzionale, che prevede il completamento del restauro del complesso monumentale al piano rialzato (dove si trovano anche biglietteria e bookshop) e in parte del piano seminterrato; la riqualificazione delle aree cortilive. L’edificio antico viene dotato, nelle parti recuperate, di impiantistica e nuovi infissi, che ne consentono la fruibilità nel periodo freddo. Si realizza un nuovo ascensore e percorsi di accesso, servizi igienici e spogliatoi a disposizione di autori di performance e spettacoli.

Le aree cortilive sono concepite come un nuovo spazio pubblico. Il progetto riguarda infatti la revisione di percorsi di accesso, con il superamento delle barriere architettoniche, la pavimentazione che sarà in ‘cotto’ nella superficie del chiostro grande e in generale caratterizzata da massima funzionalità e reversibilità, l’arredo urbano, il verde e la vegetazione ombreggiante degli spazi aperti (nei cortili circostanti l’ex monastero vengono messi a dimora filari di platani e alcuni muri perimetrali sono dotati di verde ‘verticale’), l’allestimento di sedute e distese.

Il tracciato che, attraversando le aree cortilive da nord a sud, collega via Emilia San Pietro a viale Monte San Michele viene meglio delineato quale ‘cannocchiale’ di connessione tra le strade e i diversi spazi e lo si prevede aperto, attraversabile e frequentabile quotidianamente.

La scelta dei Chiostri come luogo della città destinato ad ospitare questo progetto di innovazione e recupero intende dunque:

  • potenziare il valore intrinseco del bene architettonico, quale quinta privilegiata dei grandi eventi del nostro territorio;
  • rafforzare il ruolo di polarità cittadina che già oggi il chiostro benedettino riveste;
  • ultimare la rete dei luoghi dell’innovazione e del sistema culturale cittadino.

Il nuovo corpo di fabbrica/Laboratorio Aperto Urbano

Al posto dei decrepiti bassi servizi, nelle vicinanze del corpo monumentale sorge il Laboratorio Aperto Urbano, edificio di nuova costruzione, pensato per ospitare, in modo coerente e funzionale, le attività di innovazione previste dal programma regionale.

Gli spazi nuovi sono flessibili e modulari e per questo in grado di conformarsi a progressive esigenze e diverse attività; inoltre risponderanno a una duplice funzione: quella privata, ad uso esclusivo di coloro che useranno lo spazio laboratoriale per lavorare, e quella pubblica, nell’ambito della quale favorire momenti di interazione e processi di contaminazione multidisciplinare.

Il nuovo corpo di fabbrica prevede:

  • uno spazio di co-working e di lavoro collaborativo
  • tre spazi labspace da dedicare alla sperimentazione di tecnologie e software, al lavoro collaborativo e alla presentazione di informazioni
  • la caffetteria aperta al pubblico
  • tre spazi di riunioni e meeting, uno spazio per momenti di aggregazione e assembleari.

Al nuovo corpo di fabbrica è connessa la palazzina settecentesca delle ex Scuderie (nelle sue diverse destinazioni nei secoli, l’area è stata anche caserma dell’Esercito), restaurata e ora parte delle dotazioni del Laboratorio Aperto Urbano. La sede del Laboratorio si estende complessivamente (edificio contemporaneo e palazzina settecentesca) su una superficie circa 1.000 metri quadrati.

Il Laboratorio Aperto Urbano

La costruzione del Laboratorio Aperto Urbano (Lau) rappresenta un passo importante verso la realizzazione della strategia di sviluppo urbano sostenibile della città di Reggio Emilia, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo e la diffusione del modello reggiano di innovazione sociale.
Le attività e i servizi che caratterizzeranno il Lau potenzieranno la vocazione di Reggio Emilia all’innovazione collaborativa e alla sperimentazione di soluzioni coerenti con le esigenze dei territori, co-gestite dalle comunità di riferimento e in grado di migliorare la qualità della vita delle persone.

Nel Laboratorio Aperto Urbano:

  • tutti gli attori dell’innovazione sociale e digitale troveranno occasioni per confrontarsi, collaborare e costruire sinergie operative e strategiche. Il Lau sarà la ‘casa e la macchina’ dell’ecosistema locale dell’innovazione sociale e digitale, il luogo che favorirà l’incontro tra competenze per generare soluzioni creative e trasformazioni sociali;
  • si sperimenteranno nuove soluzioni in termini di servizi, prodotti e processi. A partire da casi concreti sia in ambito pubblico che privato, il Lau potrà validare e prototipare le idee, contribuendo a generare occasioni di lavoro e a favorire la nascita di nuove imprese e modelli di impresa sociale. Anche per la Pubblica Amministrazione l’attività del Lau potrà essere importante per proporre strategie inedite di relazione pubblico-privato e pubblico-comunità;
  • sarà sede di attività culturali e formative per sensibilizzare e diffondere negli attori locali, e non solo, l’approccio alla collaborazione e all’innovazione sociale, l’importanza delle tecnologie per aumentare l’impatto stesso dell’innovazione e la validità del confronto fra saperi, culture e competenze diverse.

Il Soggetto gestore dei Chiostri di San Pietro, individuato con apposito bando di gara in Consorzio ‘Quarantacinque’ e Consorzio ‘Oscar Romero’, avrà a disposizione, in concessione d’uso, spazi interni ed esterni di nuova costruzione e già esistenti, restaurati e rifunzionalizzati. Il gestore assicurerà una presenza quotidiana e costante nel complesso.

Risorse

Le risorse del Por Fesr destinate dalla Regione a Reggio Emilia assommano a 3 milioni di euro (circa l’80%), a cui si aggiunge un finanziamento comunale pari a 750.000 euro.

Per le operazioni 'materiali' di riqualificazione e restauro l'investimento è previsto in circa 2.200.000 euro; per la realizzazione del Laboratorio, 1. 250.000 euro; altri 300.000 euro circa per la promozione nei prossimi anni.