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Oltre le disabilità, al via Reggio Città senza barriere

Ultimo Aggiornamento: 11/27/2014

“La disabilità attende risposte e Reggio Emilia si propone non solo di darle, ma di sforzarsi di diventare una città più europea in questo ambito, una città 'pilota' a livello nazionale e internazionale nell'esperienza di partecipazione, progettazione e rimozione delle barriere architettoniche e culturali verso la disabilità”. Con queste parole il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha presentato alla stampa il progetto Reggio Emilia Città senza barriere.

Si tratta di un progetto di mandato 2014-2019, quindi un lavoro che proseguirà e darà risultati nel corso del quinquennio amministrativo, su un progetto che qualifica il mandato del sindaco Vecchi. Un progetto che ha una importante occasione divulgativa il 5 dicembre 2014 (dalle ore 18), con l'evento Notte di luce nelle piazze Prampolini e Casotti.

Alla presentazione di Reggio Emilia Città senza barriere e di Notte di luce è intervenuta anche la consigliera comunale Annalisa Rabitti, delegata dal sindaco ai temi della Disabilità, copromotrice del progetto e dell'evento.

9 tavoli di lavoro in 4 macro aree – Per attivare il progetto sono state individuate quattro Macro aree (Città-accessibilità universale; Sanità; Progetto di vita; Cultura), che raggruppano nove Tavoli di lavoro tematici (Mobilità, Barriere architettoniche, Formazione; Accoglienza ed Educazione e percorsi di vita; Lavoro, Le Sfide, Anima; Cultura) per ripensare assieme attività e progetti centrali ai fini della qualità della vita delle persone disabili, cercando di riprogettare con i diversi Servizi della Pubblica amministrazione nuove formule di intervento partendo dal ricco patrimonio di esperienze esistenti sul nostro territorio. I Tavoli coinvolgono istituzioni, pubblica amministrazione, strutture socio-sanitarie, servizi alla persona, associazioni, famiglie, persone, che nei Tavoli possono appunto fare “massa critica”, mappare le barriere e progettare assieme con una strategia comune e azioni coordinate, per dare vita a un unico progetto sulla città. Nella impostazione dei Tavoli sono evidenti già adesso, oltre al metodo di lavoro, anche le criticità e varie proposte di lavoro.

Il quadro in cui “Reggio senza barriere” si muove è dunque pronto, per divenire operativo, per essere proposto alla riflessione della città: non solo persone, famiglie e associazioni, ma anche tutto il resto della città, perché una nuova cultura e un cambiamento di mentalità su questo tema sono necessari da parte di tutti.
Un quadro “aperto”: c'è una griglia di lavoro, ci sono nove Tavoli tematici che entreranno nel vivo del loro impegno da gennaio 2015; il Comune e gli altri pionieri del progetto, pubblici e del privato sociale, si aspettano i contributi di tutti.
L'obiettivo è duplice: da una parte “togliere gradini” fisici; dall'altra “non farne più”, cioè cambiare la mentalità e creare un'attenzione sul tema, che diventi nel tempo un fatto culturale “normale”, acquisito: e questo secondo obiettivo è la cosa più importante. Reggio Emilia vuole essere la città di tutte le persone, una città universalmente accessibile ed essere anche in tema di disabilità una città europea.

Vecchi e RabittiHanno detto - “L'impegno politico sul tema della disabilità è per noi molto esplicito – ha detto il sindaco Vecchi – e vuole essere stabile e continuativo. Ci sono senz'altro 'cose da fare', progetti da costruire e realizzare, con finanziamenti i primi dei quali saranno previsti già dal prossimo Piano triennale investimenti del Comune. Pensiamo per cominciare a interventi su beni comuni, come parchi, palestre, trasporto pubblico. Il tema qui non è però solo 'operativo', è anche e in egual misura culturale e valoriale. Dobbiamo superare le barriere fisiche, e prima ancora quelle mentali, i preconcetti culturali sulla disabilità. Per questo il progetto vuole anche animare il dibattito, in qualche modo sorprendere la città, accrescere la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini, qualsiasi sia la loro attività lavorativa, professionale o la loro età, a questo tema, per costruire insieme una società migliore, cioè meno diseguale. Tutto questo passerà attraverso la capacità di dialogo, proposta e progettualità sia fisica che culturale dei nove Tavoli di lavoro”.
“Non ho dubbi sul fatto che, se avessimo a disposizione un solo euro e dovessimo decidere come investirlo – ha proseguito Vecchi – tutti concorderemmo sul fatto che debba essere investito per la disabilità, per il superamento di barriere al fine di migliorare la vita di persone con disabilità. Su temi come questo si creano di solito, e comprensibilmente, grandi aspettative. Noi vi lavoreremo con cura e continuità, un passo dopo l'altro, senza nasconderci le difficoltà e con il coinvolgimento della città”.

Rabitti“Reggio Emilia – ha detto la consigliera Rabitti – ha ottenuto diversi e meritati primati in diversi campi, pensiamo ad esempio all'Educazione e al Reggio Approach o all'integrazione in ambito scolastico, e ha raggiunto questo di solito con una proposta nata 'dal basso', partecipata e lavorando controcorrente rispetto ad esempio alla situazione nazionale consolidata. Possiamo diventare un comune pilota anche sui temi delle disabilità e delle fragilità, anche qui con un'elaborazione progettuale condivisa, non calata dall'alto, ma corale. Penso, per fare un esempio, alla disponibilità già espressa dall'Università di mettere a disposizione studenti in stage da 180 ore per aiutarci nella mappatura delle barriere architettoniche in città”.
“Disabilità e differenza – ha aggiunto Rabitti - diventano una risorsa culturale ed etica, una risorsa educante, con un approccio nuovo. La disabilità come fattore educativo, perché la difficoltà educa i singoli e la comunità all'ascolto, alla cura e alla complessità dell'accoglienza, educa alla responsabilità reciproca. Pensiamo a una disabilità accompagnata, non banalmente 'parcheggiata', perché se è vero che la disabilità è personale, è altrettanto vero che l'handicap è sociale”.
Questo, ha concluso Rabitti, richiede “un cambio di prospettiva, un ribaltamento dell'approccio all''abilità' e alla 'disabilità' convenzionali, in definitiva un nuovo modo di intendere se stessi e gli altri e quindi un nuovo modo di fare comunità”.

La consigliera Rabitti ha quindi presentato in dettaglio i nove Tavoli tematici di lavoro e l'evento Notte di luce dei quali si possono leggere i dettagli nei documenti nella sezione allegati.