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La festa della Liberazione a Reggio Emilia

Ultimo Aggiornamento: 04/25/2016

Grasso, Vecchi, ManghiIl sindaco Luca Vecchi ha celebrato, con il presidente del Senato Pietro Grasso e una folla di cittadini, il 71° anniversario della Liberazione a Reggio Emilia. Fra le altre autorità presenti il prefetto Raffaele Ruberto e il presidente della Provincia Giammaria Manghi.

Dopo la messa nella basilica della Ghiara celebrata dal vicario generale monsignor Alberto Nicelli, il corteo fino al monumento ai Martiri della Resistenza e al vicino memoriale dei Caduti, dove sono state deposte corone di alloro, si sono svolti gli interventi in piazza Martiri del 7 Luglio.
Di seguito, le parole del sindaco Luca Vecchi:
“Settantuno anni – ha detto il sindaco - possono sembrare tanti, ma possono essere pochi. Ciò che nacque all'indomani della seconda guerra mondiale e della liberazione dal nazi-fascisno, fu l'inizio di 70 anni di pace, di democrazia, di libertà. Mai l'Europa avrebbe vissuto un periodo così lungo di pace.
Ma questa stessa Europa, che trovò il coraggio e la forza di rinascere dalle proprie macerie, mai come ora risulta così fragile e indebolita.
Indebolita nell'incapacità di prospettare un futuro di crescita che sia pure un'iniezione di speranza per le giovani generazioni; indebolita perché incapace di assorbire e governare i grandi movimenti, i grandi flussi di migranti che dal sud del mondo raggiungono le coste e le terre europee; indebolita perché impotente di fronte all'assalto del terrorismo purtroppo più volte tragicamente manifestatosi nei tempi recenti.
Tzvatan Todorov ha scritto: 'In un mondo non più diviso tra nord e sud, tra oriente e occidente, ma tra aree dominate dalla paura e aree dominate dal risentimento, è necessario riprendere il filo di una relazione il Diverso. L'altro che, provenendo da una cultura diversa, rischia di diventare il barbaro'.
L'Europa dominata dalla paura del diverso rischia un'involuzione di se stessa, rischia di aprire una grande falla, nel rapporto tra paura e fiducia, tra solidarietà e solitudine, tra società plurale e società chiusa.
L'Europa, la nostra Europa, non può restare troppo a lungo a metà del guado. Non possiamo accontentarci di resistere al declino, limitandoci a rievocare il passato.
L'Europa che è nata nel pensiero 'confinato' di Ventotene non può naufragare sull'isola di Lesbo.

Discorso del sindaco“Serve un più avanzato equilibrio tra sicurezza e cittadinanza e forse c'è l'esigenza di esplorare uno spazio nuovo, che ci colloca tra diritti umani e diritti di cittadinanza, così come sono storicamente conosciuti.
La frontiera dei diritti delle persone è sempre stata orizzonte del pensiero riformista e democratico europeo. E credo sia giusto dirlo oggi, nel 2016, cioè 70 anni dopo il riconoscimento del suffragio universale e del voto alle donne, pensando a quel 2 Giungo del 1946, quando nell'Assemblea costituente fece il suo ingresso una giovane donna, 26enne, reggiana: Nilde Iotti.
E i diritti delle donne non sono mai stati un dato statico, se 70 anni dopo il suffragio universale siamo impegnati contro il femminicidio.

“Ma una nuova idea di Europa non può prescindere dalla consapevolezza del ruolo delle Città, vera e propria ossatura dell'Europa contemporanea.
In fondo il nostro è un mondo di città. Da Shakespeare a Leonardo, da Einstein a Steve Jobs: i grandi dell'arte, della cultura e dell'imprenditoria sono rimasti sempre nelle città. Oggi unità sociali e organizzative chiave della nuova economia creativa, basata sulla conoscenza, nascono e crescono nelle città.
Le città mettono insieme persone e idee.
Le città sono il luogo in cui apriamo le scuole al pomeriggio per sviluppare progetti di comunità; sono il luogo della cultura; sono il luogo dove il diritto a servizi di qualità per l'infanzia o ad un'assistenza alla non autosufficienza può trovare ogni giorno la sua risposta. Sono il luogo dove si prova a rigenerare quartieri o aree industriali abbandonate. Sono il luogo di governo dei beni comuni.
Le città sono il luogo dove ogni giorno, nel cercare risposte ai desideri dei cittadini, prende plasticamente forma una idea di Libertà, di Cittadinanza e di Comunità.
In una parola: la Costituzione.

Pietro Grasso“Chiediamoci, in questa festa della Resistenza, cosa significhi oggi resistere. Credo possa significare tante cose, per ognuno di noi: battersi contro l'indifferenza; battersi contro la cultura che rifiuta il diverso.
Significa battersi contro ogni forma di cinismo, di furbizia, contro quella deriva che rende la società sempre più aggressiva.
Resistere significa battersi per un ideale e, come disse Robert Kennedy, 'ogni volta che un uomo difende un ideale, agisce per migliorare il destino degli altri, lotta contro un'ingiustizia, trasmette una piccola onda di speranza'.
foto dei partecipanti“L'Italia – ha concluso il sindaco – vive una fase in cui divisioni, cinismo, rancori, aggressività rischiano di diventare sentimenti dominati. Resistere allora significa anche lavorare affinché il 25 Aprile sia un momento di unità nazionale e memoria condivisa.
Reggio Emilia sta vivendo una fase importante e delicata della propria storia: i fatti di Brescello, la prima sentenza del processo Aemilia. Questo ci chiama a guardare a quanto avviene con una coscienza morale e civile vigile, con piena consapevolezza e lucidità, dicendo no al tritacarne in cui buttare indistintamente e cinicamente tutto.
“Il nostro esempio sono i martiri del 7 Luglio che persero la vita in questa piazza e sono quei ragazzi che, distinguendo con lucidità ciò per cui bisognava battersi, più di 70 anni fa scelsero di andare in montagna come partigiani, per andare fino in fondo, fino in fondo in quella battaglia per la libertà, i diritti e la democrazia che oggi abbiamo con noi e per cui dobbiamo continuare a batterci”.