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Nuova vita per le vecchie stazioni

Ultimo Aggiornamento: 05/13/2016

Nuova vita per le vecchie stazioni dismesse della rete ferroviaria locale. E' stato sottoscritto il 13 maggio 2016 dal Comune di Reggio Emilia e Fer–Ferrovie Emilia-Romagna un Accordo di programma quadro per il riuso, la valorizzazione e la rigenerazione sociale del patrimonio immobiliare di Fer sul territorio comunale.

Secondo la convezione – uno fra i primi progetti del genere attivati in Italia - i due enti si impegnano a collaborare per il riutilizzo di edifici che oggi, a fronte di una diversa organizzazione della mobilità ferroviaria, sono inattivi e che, in un'ottica di recupero e valorizzazione dell'esistente, si prestano a divenire sede di progetti abitativi, sociali o culturali a servizio dei quartieri in cui si collocano. Le vecchie stazioni ferroviarie presenti in città dispongono infatti di locali inutilizzati che possono essere convertiti a nuovi usi ed ospitare servizi e funzioni utili alla collettività, quali ad esempio progetti di housing sociale, di economia solidale, di aggregazione.

Obiettivo condiviso dell'Accordo è la valorizzazione sociale delle risorse territoriali inutilizzate attraverso interventi diretti dell’Amministrazione comunale, del terzo settore, della cooperazione sociale, dell’associazionismo e del mondo del volontariato, per consolidare l’integrazione funzionale e progettuale tra le realtà locali, elemento fondamentale per l’equilibrio e la tenuta della comunità. Comune e Fer riconoscono infatti, attraverso la sottoscrizione odierna, che “l’impiego efficace per fini istituzionali e sociali di immobili altrimenti non utilizzati ha in sé un valore strategico per la coesione e lo sviluppo sociale della comunità locale”.

Conferenza stampaHanno detto — Alla conferenza stampa di presentazione e firma dell'Accordo hanno partecipato Matteo Sassi vicesindaco di Reggio Emilia, Mirko Tutino assessore a Infrastrutture del territorio e Beni comuni, Stefano Masola direttore generale di Fer e Fabrizio Maccari dirigente di Fer e curatore del progetto.

“Abbiamo iniziato di recente, con Ferrovie Emilia-Romagna, un confronto su queste riqualificazioni — ha detto il vicesindaco Sassi — e oggi siamo già in grado di sottoscrivere un Accordo quadro, basato sulla vocazione sociale attribuita agli immobili di Fer non più utilizzati. Questa volontà condivisa sul tema è molto positiva: da una collaborazione tra l'Amministrazione comunale, Fer e il Terzo settore possono nascere progetti di economia solidale proficui per la comunità, attività legate a welfare e sociale, che possano immettere qualità nell'ambiente urbano e nelle relazioni fra le persone.
“Si è scelto di partire da un immobile di viale Trento Trieste di grande pregio – ha aggiunto Sassi - affinché il quartiere Gardenia diventi un Emporio solidale, punto di riferimento di economia solidale in città. Ci piace ragionare di progetti di solidarietà sociale insieme ai quartieri e nei quartieri, avviando con essi percorsi di partecipazione anche su questi temi”.

L'assessore Tutino ha sottolineato che “in ogni città italiana, e nella nostra regione, le aree ferroviare dismesse rappresentano un punto critico e allo stesso tempo hanno un enorme potenziale, potendo essere riutilizzate per scopi diversi. L'evoluzione del mondo dei trasporti e il suo ammodernamento hanno così generato spazi per interventi di riqualificazione dei beni in vista di una loro nuova e utile destinazione. La disponibilità di Fer per questa azione progettuale è positiva perché va nella direzione sociale e a favore della collettività”.

“Oggi è stato trovato un Accordo, che soddisfa Fer, il Comune di Reggio Emilia e porta beneficio alla collettività — ha detto il direttore Masola — Fer trae vantaggio dal rendere fruibili con precise destinazioni gli immobili dismessi, evitando che siano oggetto di vandalismo, di occupazioni abusive, di degrado. Un vantaggio che coincide con l'interesse sociale del destinare un immobile di prestigio, come ad esempio quello che diventerà sede dell'Emporio solidale, a finalità nobili e di pubblica utilità”.

“Sviluppando questo progetto, manteniamo e miglioriamo l'accesso ai beni immobili di Fer: i cittadini potranno di fatto continuare a utilizzare gli edifici in forme diverse da quelle originarie, individuate di volta in volta nel corso dell'attuazione dell'Accordo”, ha detto Maccari.

Stazione dopo stazione - L'Accordo, che avrà durata sperimentale fino a fine 2019, prevede la mappatura degli immobili non utilizzati disponibili per interventi di riuso sociale e l'analisi del contesto territoriale in cui tali edifici si inseriscono per elaborare progetti in sinergia con il quartiere e la comunità locale.
Ad oggi sono già state individuate le stazioni di via Cugini in zona Acque chiare, di Santa Croce, di via Emilia Ospizio e di Pieve Modolena, oltre a quella di Santo Stefano nel quartiere Gardenia, per la quale è previsto l'insediamento di un emporio solidale, promosso da Comune di Reggio Emilia, Caritas, Auser, Protezione civile Città del Tricolore, Papa Giovanni XXIII, Distretto di economia solidale, Centro prevenzione sociale, associazione Servire l’uomo, associazione Solidarietà, coordinato da Dar Voce e sostenuto dalla Fondazione Manodori.

L'Accordo prevede anche la partecipazione a bandi europei, nazionali e regionali per la valorizzazione sociale del patrimonio immobiliare, utili a reperire fondi per il riadattamento e la manutenzione degli stabili e per l'avvio dei progetti. I firmatari si impegnano anche a elaborare progetti integrati di innovazione sociale sugli immobili individuati, così come a pubblicare manifestazioni d’interesse, capaci di attrarre le proposte specifiche di privati sugli ambiti tematici della rigenerazione sociale. Una volta individuate funzioni e soggetti interessati al riuso degli edifici verranno sottoscritte convezioni di gestione per l'affidamento in sub-concessione degli spazi.

Il progetto di riutilizzo delle stazioni si inserisce nell'ambito delle politiche per l'economia solidale promosse dall'Amministrazione comunale. È infatti nel territorio urbano, nei luoghi ad alta identità e riconoscibilità, elevato grado di trasformabilità ed adattabilità, nei luoghi strategici della Città pubblica, che il potenziale di adattamento ed evoluzione del tessuto economico e sociale potrà generare e consolidare le nuove pratiche di economia solidale.