Da Guercino a Buolanger, una grande mostra sulla Madonna di Reggio nel Seicento

Ultimo Aggiornamento: 11/27/2019

Stupisce nella vicenda iconografica della Madonna della Ghiara il legame diretto tra guarigione fisica e spirituale o riscatto sociale da una parte e produzione artistica, ricorso alla bellezza, per esprime la gioia e lo splendore dell’essere guariti, salvati, liberati.
Da questa connessione sorprendente – era il Seicento, il secolo della meraviglia e della gloria - nasce una produzione pittorica di notevole pregio artistico, che ripropone l’icona originale della Madonna di Reggio (dipinta alla fine del Cinquecento da Giovanni Bianchi detto il Bertone su disegno del suo maestro Lelio Orsi e custodita nella Basilica della Ghiara) in declinazioni e contesti diversi, rappresentati per lo più in pale d’altare della prima metà del XVII secolo, periodo in cui maggiormente si diffuse e si radicò la devozione più evidente, nutrita dai miracoli della Madonna della Ghiara.
Di tale produzione, dovuta agli ingaggi di diversi tra i maggiori pittori del tempo, dà conto con un percorso efficace e una selezione delle opere di valore esemplare, la mostra Da Guercino a Boulanger. La Madonna di Reggio. Diffusione di un'immagine miracolosa, al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia dal 7 dicembre 2019 all’8 marzo 2020.
L’esposizione, inserita nel programma ‘Ghiara 400’, è promossa e realizzata, con la collaborazione dei Musei Civici del Comune di Reggio Emilia, dal Comitato per le Celebrazioni del IV Centenario della traslazione dell’immagine sacra della Madonna della Ghiara nella Basilica, con apertura al culto dell’edificio.
Il Comitato è costituito da Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, Comune di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Unindustria Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori, Fabbriceria laica del Tempio della Ghiara, Provincia di Piemonte e Romagna dei Servi di Maria, dottor Stefano Landi - a cui si sono aggiunti, come soci promotori, Associazioni e Club service della città.

Curata da Angelo Mazza e da un comitato scientifico presieduto da Daniele Menozzi, e di cui fanno parte padre Cesare Antonelli (Osm), Carlo Baja Guarienti, Alberto Cadoppi, Elisabetta Farioli, Angelo Mazza, Maria Montanari, Massimo Mussini ed Eike Schmidt, l’esposizione dà conto di un’iconografia che si diffuse precocemente in Italia e non solo, dopo il primo miracolo della Madonna di Reggio: la guarigione del sordomuto Marchino, risalente alla fine del Cinquecento. Il percorso espositivo, fondato su nove pale d’altare e uno splendido avorio, offre altresì l’opportunità di raccogliere informazioni interessanti su committenza, motivazioni culturali, sociali, aspetti economici.
Si possono ammirare opere di maestri quali Lanfranco, Guercino, Lana, Boulanger, Scarsellino, Bononi. Fra i prestatori, chiese e istituzioni fra cui il Museo nazionale di Capodimonte, le Gallerie degli Uffizi e la Pinacoteca civica di Cento (Ferrara).
Come in un pellegrinaggio che riunisce fede, arte e memoria dell’immagine rivisitata nel tempo, ciascuno dei quadri rappresenta un centro urbano dell’area di diffusione, riunendo così geografia devozionale e specificità artistica. Un percorso di fede che incluse al tempo la famiglia Medici, come testimonia l’avorio – unica eccezione della mostra rispetto alla pittura - creato dalla manifattura reggiana, raffigurante la Madonna della Ghiara e proveniente dal Tesoro dei Granduchi delle Gallerie degli Uffizi.

Il contesto storico delle opere

Il miracolo della guarigione di Marchino (il 29 aprile 1596) e il susseguirsi di prodigiose guarigioni, di cui rendono conto, oltre ai verbali dei processi canonici, le tele dei miracoli esposte nella Basilica della Ghiara, portarono a una rapida diffusione del culto della Madonna della Ghiara - conosciuta anche, extra moenia, come Madonna di Reggio - già negli anni che precedettero la traslazione dell’immagine all’interno della Basilica, specie in occasione del terribile flagello della peste.
Le nove pale d’altare, di valore esemplare, scelte per la mostra visualizzano nell’arco temporale e nelle diverse forme l’iconografia della Beata Vergine della Ghiara. Si tratta di dipinti eseguiti tra gli ultimi anni del Cinquecento e la prima metà del Seicento, ciascuno dei quali rappresenta un centro urbano del vasto territorio che generò flussi di pellegrini verso la città di Reggio. Per la maggior parte si tratta di opere legate a città dell’area emiliana e romagnola, ma non mancano dipinti provenienti da Mantova, dal Lombardo-veneto e dalle Marche: dalla grande pala di Lanfranco del Museo di Capodimonte al capolavoro giovanile di Guercino, fino alla pala commissionata a Jan Boulanger da Girolamo Graziani, segretario di Stato del duca Francesco I d’Este, per la cappella di famiglia nella cattedrale di Pergola. Caso emblematico di particolare raffinatezza è rappresentato dall’avorio raffigurante la Madonna della Ghiara proveniente dal Tesoro dei Granduchi delle Gallerie degli Uffizi. Questo avorio è espressione di una peculiare produzione reggiana, particolarmente prolifica a cavallo tra i due secoli, di cui ancora oggi si trovano esempi in tutto il mondo.

L'originalità iconografica e legami geografici

Le opere in mostra consentono di verificare significative varianti iconografiche: alla Madonna in preghiera, con le mani giunte e la testa di profilo, e il Bambino separato e posto a sedere che la guarda con affetto aprendo le braccia (soggetto esclusivo dei dipinti di Ludovico Lana, di Francesco Borgani e di Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino), si aggiungono di volta in volta i santi dell’ordine dei Servi di Maria (pala di Forlì), il santo cui la chiesa ospitante è dedicata o il santo protettore del committente (pala di Lanfranco già a Piacenza), fino al ritratto dello stesso donatore posto “in abisso” (pala del Guercino a Cento).
Una mappa, posta a corredo dell’esposizione, permetterà di visualizzare la distribuzione geografica delle principali opere dedicate alla Madanna della Ghiara, tra le oltre 70 censite in tutta Italia nel XVII secolo.

La sala dei miracoli

L’allestimento espositivo comprende la “sala dei miracoli”, dove viene esposto il disegno realizzato nel 1569 da Lelio Orsi e da cui prende origine la singolare iconografia della Madonna della Ghiara in adorazione del bambino. Nella sala sarà esposta anche una selezione di 16 testimonianze di persone miracolate che furono utilizzate come documentazione per il processo canonico di riconoscimento della miracolosità dell’immagine, avvenuto nel 1597. Questi 16 documenti costituiscono una piccola parte dei 166 miracoli registrati tra il 1596 e il 1598 e dei complessivi 234 attribuiti alla Madonna di Reggio.

Il catalogo

Il catalogo, che accompagnerà l’esposizione, sarà organizzato come raccolta organica di saggi sui dipinti esposti in mostra e non solo. Sarà possibile ricostruire le ragioni storiche per le quali l’opera fu realizzata, individuare i committenti (un ordine religioso, una confraternita, una famiglia, un singolo devoto) e approfondire le ragioni sociali, religiose e artistiche della committenza. Nel catalogo verranno analizzate anche alcune opere di grande rilievo che – o perché inamovibili per loro natura o per ragioni di ordine conservativo – non sono state incluse nell’esposizione, come ad esempio l’affresco di Villa d’Este a Tivoli e la grandiosa pala del Voto di Ludovico Lana, commissione pubblica della città di Modena che, attraverso la raffigurazione dei santi patroni posti accanto alla Madonna della Ghiara, sancì la costruzione del tempio, nei pressi della Cattedrale modenese, a ringraziamento per il superamento della peste del 1630.

L'immagine originale

Nel 1569 il reggiano Lodovico Pratissoli commissiona a Lelio Orsi il disegno preparatorio per un'immagine della Vergine che rimpiazzi quella già dipinta sul muro dell'orto dei Servi di Maria, antica e consumata dalle intemperie.
L'iconografia – che poi sarà conosciuta a Reggio come Madonna della Ghiara e nel resto d'Italia come Madonna di Reggio – è un'invenzione originale dal profondo contenuto teologico: la Vergine, advocata dell'umanità, è raffigurata nell'atto di venerare il Bambino, come sottolinea la frase «Quem genuit adoravit». Sulla base di questo disegno il pittore reggiano Giovanni Bianchi detto il Bertone realizza un affresco, ormai divenuto oggetto di profonda devozione popolare, che nel 1595 viene affidato alle cure di Giulia Tagliavini, una pia vedova abitante in una casa prossima all'orto dei Servi.
Allo stesso tempo si avvia fra i fedeli una raccolta di offerte che già nella primavera del 1596 consente la costruzione di una piccola cappella – un semplice edificio in muratura di sei braccia di lato – in cui l'affresco, staccato dal muro originario, viene messo al riparo e illuminato giorno e notte da una lampada a olio.
Di fronte a questo dipinto, nella notte fra il 28 e il 29 aprile 1596, Marchino, quindicenne garzone di beccaio sordo e muto fin dalla nascita, raccolto in preghiera recupera l'uso dell'udito e della parola: è il miracolo che darà origine alla Basilica della Beata Vergine della Ghiara, inaugurata nel 1619.

Le opere in mostra

Questo l’elenco completo delle opere esposte:

  • Giovanni Lanfranco, Madonna della Ghiara e i santi Francesco d'Assisi e Rustico, 1610-1612 circa, 273 x 173 cm, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte;
  • Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, Madonna della Ghiara con san Pietro penitente, san Carlo Borromeo e il donatore alla presenza del committente, di san Carlo Borromeo e di un angelo, 1618, olio su tela, 229 x 155 cm, Cento (Ferrara), Pinacoteca Civica;
  • Domenico Cresti detto il Passignano, Madonna della Ghiara con i beati Gioacchino Piccolomini e Andrea Avellino, 1626, olio su tela, 230 x 156 cm, Forlì, Chiesa di San Pellegrino Laziosi dei Servi di Maria;
  • Carlo Bononi, Madonna di Reggio con santo arcivescovo e san Francesco, 1615-1620?, olio tela, 205 x 144 cm, Ferrara, Seminario Arcivescovile;
  • Jean Boulanger, Madonna della Ghiara con San Giorgio, 1652 circa, olio su tela, 267 x 160 cm, Pergola (Pesaro Urbino), Cattedrale di Sant’Andrea, Cappella Graziani;
  • Zeno Donise, Madonna della Ghiara e i santi Rocco, Mamaso e Sebastiano, primo decennio del XVII secolo, olio su tela, 200 x 140 cm, Roncobello (Bergamo), Chiesa dei Santi Pietro e Paolo;
  • Francesco Borgani, Madonna della Ghiara, 1604, olio su tela, 212 x 141 cm, Mantova, chiesa parrocchiale di Sant’Apollonia;
  • Manifattura reggiana, Madonna della Ghiara, prima del 1623, avorio ed ebano, 20 x 12,4 x 10 cm, Gallerie degli Uffizi, Tesoro dei Granduchi;
  • Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Madonna della Ghiara, 1606 circa, olio su tela, 168 x 150 cm, Spilamberto (Modena), Parrocchia di Sant’Adriano III Papa;
  • Ludovico Lana, Madonna della Ghiara, 1630-1640, olio su tela, 220 x 150 cm, Fanano (Modena), Chiesa di San Giuseppe.