Restauro compiuto, riaperto l'Ariosto

Ultimo Aggiornamento: 01/18/2016

Ha riaperto, dopo un anno di lavori, il teatro Ariosto di Reggio Emilia. Nato come Politeama, è il secondo teatro della città. L’inaugurazione venerdì 15 gennaio 2016, con il sindaco Luca Vecchi e il progettista e direttore dei lavori, Ivan Sacchetti.

A seguire, si è svolta l’anteprima della prima assoluta di Untitled No. 12 – 2, progetto speciale di residenza e in, prima europea, estratti di Connect Transfer e di Collective Measures della Shen Wei Dance Arts, compagnia internazionale del prolifico coreografo, pittore e regista Shen Wei. L’inaugurazione era aperta a circa 200 studenti delle scuole secondarie superiori, che stanno seguendo con la Fondazione I Teatri un percorso didattico specificamente dedicato alla danza, e alle Autorità. La serata è stata possibile grazie alla collaborazione con Iren, socio fondatore dei Teatri.

Il sindaco: nostra attenzione ai beni culturali

“La riqualificazione, con importanti opere di adeguamento funzionale e antisismico, del teatro Ariosto, il secondo edificio di spettacolo più importante della nostra città – ha detto il sindaco Luca Vecchi intervenendo all'inaugurazione - è un passaggio di primaria importanza nel percorso di recupero e valorizzazione dei beni culturali e dei luoghi di cultura avviato in questo mandato amministrativo.
“Reggio Emilia in questo anno e mezzo è diventata una grande cantiere culturale. Lo dico soprattutto rivolto ai ragazzi in sala: Reggio da sempre lavora perché possiate leggere libri gratis attraverso il sistema delle biblioteche, perché possiate imparare gratis recandovi nel nostro museo cittadino, perché possiate frequentare i nostri teatri grazie alle attività didattiche delle scuole. La cultura è uno dei più potenti capisaldi su cui si poggia la democrazia. Come diceva il maestro Claudio Abbado: “La cultura è un bene comune e primario, come l'acqua: i teatri, le biblioteche, i musei, i cinema sono come tanti acquedotti”. Approfittatene, vi dico: venite in questi luoghi, usateli, viveteli. Li stiamo sistemando, migliorando, abbellendo per voi, innanzi tutto.
“Insieme con il consolidamento del sistema culturale reggiano dal punto di vista economico – ha aggiunto il sindaco - abbiamo rilanciato una strategia di ammodernamento, recupero e fruibilità di questi luoghi da parte di tutti, partendo dal presupposto che la Cultura è un bene comune e deve essere a disposizione di tutti in condizioni di massima accessibilità - gran parte dell'offerta culturale di Reggio Emilia è gratuita, e questo è segno concreto di democrazia - sicurezza ed elevati standard qualitativi. Il discorso vale per il centro storico e per tutti i quartieri, e coinvolge i teatri, le biblioteche, i musei e luoghi di esposizione dai Chiostri di San Pietro a Palazzo Magnani: luoghi quotidiani di relazione, intrattenimento, creatività, ricerca e studio, non di rado di grande pregio storico e architettonico. Tra 2014 e 2015, l'Amministrazione comunale ha investito più di 4 milioni di euro in interventi di riqualificazione di immobili destinati alla cultura. Si tratta di interventi di rilevante impegno, quali 2,2 milioni di euro per i Chiostri di San Pietro, 940.000 euro per il teatro Ariosto e circa 200.000 euro per il teatro Municipale Valli, con contributi anche da parte della Regione Emilia-Romagna e di fondi nazionali ed europei; e di interventi più capillari ma vitali per il funzionamento delle istituzioni culturali ospitate negli edifici, come gli 815.000 euro per le biblioteche Panizzi e decentrate, e per i Musei.
“Abbiamo deciso – ha concluso il sindaco - di valorizzare la bellezza che il sistema dei luoghi della cultura a Reggio offre già di per sé, in questo caso il teatro Ariosto, che torna a nuova vita proprio nel Cinquecentenario della prima pubblicazione dell'Orlando Furioso, capolavoro universale del poeta nato a Reggio Emilia e profondamente legato alla sua città natale. Dell'autore e della sua opera, questo nostro teatro reca importantissime testimonianze pittoriche di Anselmo Govi: i dipinti che impreziosiscono la volta della sala di spettacolo riproducendo 10 episodi dell'Orlano Furioso e il sipario, il cui restauro è già in corso e terminerà dopo l'estate, in cui il poeta è raffigurato mentre legge i suoi componimenti ad altri protagonisti della letteratura e dell'arte italiane”.

Nuove poltrone, acustica e... la buca dell'orchestra

E’ un antico - nuovo Teatro Ariosto: rinnovato nella struttura, ora più sicura anche rispetto alle norme di legge antisismiche ma con la stessa patina antica, con una storia – a volte travagliata – che si può leggere osservando ogni più piccolo dettaglio di colonne e velluti, sipari e soprattutto immaginando voci e movimenti di chi, negli anni - attore o cantante, mimo o danzatore - ha calcato le vecchie tavole del palcoscenico ora lucido di storie.
La maggior parte dei lavori ha riguardato l’adeguamento alle norme antisismiche, a seguito delle scosse di terremoto del 2012, con rifacimento dell’impianto di riscaldamento che utilizza diffusori sotto ogni poltrona, sistemazione integrale dell’illuminazione, con adeguamento a normative, miglioramento della capacità acustica, miglioramento delle misure di sicurezza in tutti gli ordini di palchi.
Rifatta integralmente la prima balconata e la platea, con un pavimento rivestito di legno di abete della Val di Fiemme, con sostituzione integrale delle poltrone, ora più grandi e comode ed eliminazione dei posti che non garantivano una buona visibilità del palcoscenico. La capienza ora è di circa 600 posti.
Insomma una robusta cura ricostituente, durante la quale si è lavorato anche per predisporre soluzioni relative alla buca dell’Orchestra, che in futuro sarà in grado di accogliere una quarantina di musicisti e per il condizionamento dell’aria.
I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Unieco e sono costati 930mila euro (240mila da Comune, altrettanti da Regione per gli interventi post sisma e altri 450mila da Regione con specifico fondo per i teatri).

A tavola per il sipario

Dopo un primo consolidamento eseguito da Rt Restauro, è tornato al suo posto in alto, tra sipario e arlecchino, il sipario dipinto da Anselmo Govi, anch’esso bisognoso di restauri, che saranno portati a termine entro il 2016. 
Finita la stagione teatrale, il sipario sarà di nuovo calato sul palcoscenico nei mesi di luglio e agosto e, su un ponteggio costruito ad hoc, inizieranno i lavori veri e propri di restauro, che saranno eseguiti da Ivana Micheleletti, Elisabetta Ghirardini e Cristiana Lusuardi. Il sipario tornerà al suo antico splendore grazie a una raccolta fondi in cui, determinante, è stata l’idea di Marta Scalabrini, chef de “Marta in cucina”, che ha organizzato tre cene d’autore nelle quali tre artisti – Davide Benati, Omar Galiani e Giuliano delle Casa - hanno “disegnato” piatti e portate poi realizzate dallo chef. 

La scena: una storia d'amore

Un unico evento – l’incendio nel 1851 del Teatro di Cittadella (antenato del Teatro Ariosto) – segna le sorti, opposte, dei due principali edifici del sistema teatrale reggiano. Le fiamme lasciano ben poco dell’edificio ideato da Antonio Cugini nel 1740 – 1741 e segnano l’avvio della costruzione dello splendido teatro Municipale, poco distante, che verrà inaugurato nel 1857. Proprio in questa data cessa la propria funzione il povero teatro provvisorio, risistemato alla meno peggio dopo l’incendio, tanto che i reggiani lo ribattezzano “Teatro di cartone”.
In realtà l’ex teatro di Cittadella, a quell’epoca, si chiama Teatro dei Filodrammatici, qualcuno ogni tanto ne chiede l’utilizzo, di fronte vi collocano “un baraccone per il circo dei cavalli” e la sala teatrale vivacchia in condizioni di precarietà fino al 1875, quando un gruppo di cittadini presenta il progetto di un politeama con la peculiarità di essere “scoperto in estate ed essere chiuso e riscaldato nelle stagioni fredde”.
Altri tempi, ma anche in quel caso il progetto non ha seguito per problemi finanziari, che si risolvono grazie ad una “cordata” di 68 azionisti e al Comune che rende il vecchio teatro disponibile a titolo gratuito.
Il politeama Ariosto si inaugura nel 1878 con l’operetta Giroflé-Giroflà di Charles Lecoq.
Il progetto è realizzato in economia, con un esterno sostanzialmente uguale a quello di ora, mentre notevoli sono i cambiamenti che hanno interessato la sala che, in origine, accoglieva fino a 1990 spettatori. Di fatto, dalla sua inaugurazione al primo Novecento, il teatro è caratterizzato da un degrado crescente sia per le strutture via via fatiscenti e prive di manutenzione, sia per spettacoli scadenti. L’ “indecorosa baracca del defunto Politeama” – gli scritti dell’epoca lo descrivono così – viene recuperata nel 1927 con interventi significativi e un costo pari a 800.000 lire. 
Di nuovo una inaugurazione, questa volta con la Lucia di Lammermoor di Donizetti.
Sebbene sottoposto a manutenzione regolare, il teatro si degrada anche per l’uso come cinema e sala per avanspettacoli durante gli anni Sessanta e Settanta. E’ però agli inizi del decennio successivo che la situazione muta, quando i fili della storia dell’Ariosto si riannodano nuovamente con quelli del Municipale: il recupero del principale teatro di Reggio, il Municipale, incoraggia anche quello dell’ex politeama: nel 1981 l’architetto Ivan Sacchetti cura il ripristino del teatro Ariosto, con una campagna di lavori che si protrarrà fino al 1984 (nel 2004 verrà restaurata solo la facciata esterna). 
Storia di un teatro nato povero e che ha sempre faticato ad emergere dal grande pianeta del Municipale a due passi, ma l'Ariosto è la testimonianza viva e vegeta dell’amore che i cittadini di Reggio Emilia portano a quella “strana” arte che è il Teatro.