Ex tribunale intitolato a Renata Fonte vittima di mafia

Ultimo Aggiornamento: 12/12/2018

Nell'ambito della Rassegna della legalità “Cosa di tutti”, promossa dall'Amministrazione comunale di Reggio Emilia, si è svolta il 20 marzo 2015 la cerimonia di intitolazione del palazzo dell'ex tribunale – ora una sede istituzionale del Comune nel centro storico di Reggio, in via Emilia San Pietro 12 - a Renata Fonte, amministratrice pubblica, vittima di un attentato mafioso avvenuto il 31 marzo 1984 a Nardò (Lecce).

Renata fu uccisa mentre rientrava da una seduta del Consiglio comunale. Aveva 33 anni. 
E' stata dichiarata vittima di mafia nel 2002, riconosciuta modello di legalità, di impegno per la democrazia e la giustizia, di lotta alla corruzione, alla lottizzazione ed alla speculazione edilizia, nei suoi ruoli istituzionali, politici e di partecipazione civica.

La cerimonia di intitolazione è avvenuta alla presenza del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e delle figlie di Renata Fonte, Viviana e Sabrina Matrangola, oltre che delle altre autorità cittadine, dell'assessora alla Sicurezza e Cultura della legalità Natalia Maramotti e di Manuel Masini del coordinamento provinciale di Libera.

“Dai reggiani questo palazzo è conosciuto come l'ex tribunale e questo aggiunge valore alla scelta di intitolarlo ad una vittima di mafia, ha detto il sindaco Vecchi ricordando che “forte era l'impegno e la passione di Renata Fonte per la giustizia, la politica e per la sua terra. Il suo sacrificio non è stato vano, infatti la sua azione antimafia ha influenzato la legislazione sulla tutela ambientale e del territorio ed ha contribuito alla diffusione di una cultura della legalità. E' stata una donna il cui esempio ha seminato speranza e voglia di giustizia”. 

L'assessora Natalia Maramotti ha invitato tutti i concittadini “a fare sempre uso del nuovo nome Palazzo Fonte, per questo edificio, affinché il ricordo di Renata sia sempre vivo divenendo parte della vita quotidiana dei tanti che frequentano questo luogo”. Manuel Masini del coordinamento provinciale di Libera ha ribadito la “necessità di chiare prese di posizione da parte della politica, che si realizzano anche attraverso iniziative come questa, volte a caratterizzare con la legalità, anche nel nome scelto, le sedi istituzionali”. 

Le figlie di Renata Fonte, Viviana e Sabrina Matrangola, commosse nello scoprire la targa dedicata alla madre, hanno ricordato “il senso di giustizia e di legalità che ne hanno sempre caratterizzato l'azione” ed hanno espresso “profonda gratitudine al sindaco e all'Amministrazione comunale per questa iniziativa”. Viviana e Sabrina hanno invitato infine i presenti a visitare il Parco naturale regionale di Porto Selvaggio, per la cui tutela Renata Fonte si era battuta, pagando con la vita il contrasto alle infiltrazioni malavitose.

L'intitolazione a Renata Fonte di una sede istituzionale si aggiunge a molteplici interventi, attuati dall'Amministrazione comunale di Reggio Emilia, volti a promuovere la solidarietà, la cittadinanza attiva e la legalità. Da parte del Comune di Reggio dunque, “un gesto istituzionale di riconoscenza per l'impegno civile e politico di Renata Fonte – si legge nell'atto con cui la Giunta comunale ha deciso l'intitolazione - che vuole avere anche una forte valenza educativa e culturale, volta a promuovere e consolidare una più forte coscienza civile di adesione ai valori profondi di legalità e rispetto delle istituzioni, principi fondanti e imprescindibili dell'azione pubblica”. 

Note biografiche

Renata Fonte (Nardò 10 marzo 1951 – 31 marzo 1984) è stata una limpida interprete della politica posta al servizio dei cittadini, contro ogni interesse speculativo ed ogni personalismo, che ha pagato con la vita la sua difesa del territorio e degli interessi sociali. Tra le prime donne in politica nella provincia di Lecce, nipote di Pantaleo Ingusci, storica figura del Partito repubblicano leccese, perseguitato e arrestato durante gli anni del fascismo, Renata Fonte si distinse per l’impegno politico e sociale. Insegnante alle scuole elementari e con due figlie piccole, nel 1982 si candida alle elezioni amministrative, ricopre il ruolo di assessore alle Finanze e poi alla Cultura e Istruzione; diviene membro del direttivo provinciale del Partito repubblicano.
Ma è dirigendo il Comitato per la tutela di Porto Selvaggio che Renata Fonte fa sentire con forza la sua voce, esponendosi con ferrea opposizione all'abusivismo edilizio ed alle lottizzazioni cementizie. Attraverso i microfoni della piccola emittente locale, Radio Nardò1, veicola la sua lotta per la legalità, la democrazia, la giustizia. Il risultato è l’emanazione da parte della Regione Puglia di una “Legge di tutela del Parco naturale regionale di Porto Selvaggio”, tuttora vigente.
La sera del 31 marzo 1984, di ritorno da una seduta del Consiglio comunale di Nardò, due sicari uccidono Renata Fonte con tre colpi di pistola: aveva da poco compiuto 33 anni e il suo fu il primo omicidio di mafia nel Salento con vittima un politico donna.
Il 28 febbraio 2002 la Commissione del dipartimento Affari civili del ministero dell'Interno le ha riconosciuto il carattere di Vittima di criminalità mafiosa.
Il Parco naturale regionale di Porto Selvaggio custodisce una stele in memoria di Renata Fonte, unanimemente riconosciuta protagonista della sua salvaguardia.
In memoria di Renata Fonte nasce nel 1998 a Lecce la Rete antiviolenza Renata Fonte, primo centro antiviolenza riconosciuto dal ministero dell’Interno in collaborazione con il ministero delle Pari opportunità.