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Laboratorio Aperto Chiostri di San Pietro

Ultimo Aggiornamento: 09/09/2016

Dopo la riapertura, qualche anno fa, i Chiostri di San Pietro sono tornati rapidamente nella vita di Reggio Emilia e si sono affermati all'attenzione di un ampio pubblico non solo reggiano, divenendo – quale sede stabile di Fotografia Europea, del cartellone estivo di Aterballetto, di concerti, spettacoli teatrali, mostre ed eventi di forte richiamo - uno dei maggiori luoghi di attrazione, promozione e sviluppo culturale della città.

Sono un luogo diventato patrimonio identitario della comunità, un luogo che i reggiani fin da subito hanno apprezzato e fatto proprio, anche per quel suo 'non finito' che ne ha mantenuto lo spirito del tempo.
Non è un caso se i Chiostri sono continuamente oggetto di richieste di utilizzo per eventi da parte di soggetti pubblici e privati: sono un grande teatro a disposizione di tutti.
Ora, confermando la propria vocazione di 'ponte' tra storia sedimentata nei secoli e apertura alle sfide del futuro, i Chiostri di San Pietro – complesso monumentale impreziosito dal gesto architettonico di Giulio Romano – si apprestano a vivere una nuova stagione di protagonismo, per potenziare il loro ruolo di polarità urbana in grado di giocare una partita importante sul fronte dello sviluppo della città e della sua attrattività nazionale e internazionale. Ciò avviene con la costruzione di un Laboratorio Aperto, di un percorso di progettazione condivisa per realizzarlo, chiamato “Collaboratorio Reggio2, e con la riqualificazione dei Chiostri di San Pietro.

Hanno detto – Tutto questo è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa cui hanno preso parte il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, l'assessore a Innovazione, Partecipazione e Cura dei quartieri Valeria Montanari, il direttore dell'Area Competitività e Innovazione sociale del Comune di Reggio Emilia Massimo Magnani; Fabrizio Montanari, dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Gaspare Caliri di Kilowatt Bologna.
“I Chiostri di San Pietro – ha detto il sindaco Luca Vecchi – rappresentano un punto di riferimento importante per i reggiani, un luogo che finalmente potrà essere vissuto anche durante i mesi invernali, cioè 365 giorni all'anno, grazie al progetto di riqualificazione finanziato attraverso il Por-Fesr. L'idea è quella di trasformare questo storico complesso in un hub di riferimento orientato anche all'innovazione sociale, dove scrivere, in forma collaborativa e partecipata, progettualità che guardino al futuro di Reggio Emilia. L'innovazione rappresenta un obiettivo fondamentale per questa Amministrazione, non soltanto in termini di sviluppo economico, di politiche territoriali o culturali, ma anche di welfare e innovazione sociale: un punto su cui vogliamo insistere e che è parte integrante delle strategie di mandato”.
“Collaboratorio Reggio – ha detto l'assessore Valeria Montanari – è un percorso ambizioso che ha l'obiettivo di produrre servizi innovativi alla persona. Una sfida su cui abbiamo scommesso per costruire non soltanto consapevolezza e proposte condivise ma anche nuovi strumenti, mezzi e prodotti, economia e lavoro. Per questo le imprese sono protagoniste, con il mondo delle associazioni, i cittadini attivi e i talenti della città: dopo una prima fase di start-up in cui ci sarà un sostegno pubblico, infatti, il percorso di innovazione che si svilupperà all'interno dei Chiostri dovrà essere in grado di camminare in autonomia sulle proprie gambe. L'obiettivo è riuscire a coinvolgere tutta la città stakeholder, associazioni, portatori di interesse e imprese, perché da Collaboratorio Reggio prima, e dal Laboratorio Aperto poi, escano proposte condivise, realmente innovative e concrete, che sappiano rilanciare i servizi reggiani. Si tratta di una scommessa complessa ma non impossibile in una città come Reggio Emilia, che ha sempre dimostrato di sapere fare la differenza quando si guarda al futuro”.
Fabrizio Montanari di Unimore e Gaspare Caliri di Kilowatt Bologna sono poi entrati nel merito dell'organizzazione del percorso di coinvolgimento dei portatori di interesse e delle associazioni nel Collaboratorio Reggio. Massimo Magnani ha infine ricordato i termini del progetto di riqualificazione del complesso dei Chiostri di San Pietro.

Cosa si fa ai Chiostri di San Pietro
Il progetto relativo ai Chiostri di San Pietro riguarda tre dimensioni:
- una dimensione di rigenerazione urbana, legata alla riqualificazione complessiva del bene. Il restauro architettonico del primo piano, la sistemazione dell’area cortiliva, l’abbattimento degli edifici abbandonati (bassi servizi) esterni al complesso monumentale, con la realizzazione di un nuovo edificio, che sarà sede del Laboratorio Aperto e la realizzazione di una continuità spaziale e funzionale aperta fra via Campo Samarotto e via Emilia San Pietro: un intervento che renderà accessibile l’intero complesso per tutto l’anno, un’indiscutibile vantaggio per Reggio Emilia, un’occasione per potenziare l’offerta culturale della città, la relazione sociale e la fruibilità del bene;
- una dimensione di progetto culturale e di marketing del territorio. Già oggi i Chiostri di San Pietro, con Fotografia Europea e le altre iniziative che vi si svolgono, rappresentano un polo di rilevante attrattività, di diffusione culturale e ludica. La scelta è di confermare e potenziare questa vocazione;
- una dimensione legata all’innovazione economica e sociale. Grazie all’abbattimento dei bassi servizi e alla costruzione di un nuovo edificio, verrà realizzato il Laboratorio Aperto che, secondo le indicazioni del Programma regionale Por-Fesr, dovrà costituire il centro propulsore del progetto di innovazione vera e propria.

Cosa sarà il laboratorio aperto
Obiettivi- Il Laboratorio Aperto sarà:
- un luogo dove si sperimentano metodi e strumenti per produrre soluzioni innovative (in termini di prodotti, servizi, tecnologie, modelli) ai bisogni delle persone e della comunità;
- un luogo dove si genererà impresa e lavoro a partire dall'innovazione nei servizi alla persona e dalla collaborazione fra mondi e approcci differenti;
- un’occasione di incontro tra diversi soggetti e diverse competenze per scambiare conoscenza;
- un'impresa pubblico-privata che, nella fase di start-up, verrà finanzia da Unione Europea, Regione Emilia-Romagna e Comune di Reggio Emilia con l'obiettivo della sostenibilità economica nel tempo.

Il Motore del Laboratorio Aperto sarà la cultura tecnologica con le sue metodologie di lavoro e i suoi strumenti digitali.

Il Laboratorio Aperto dovrà sviluppare e diffondere il modello reggiano di innovazione sociale e di economia collaborativa, basato sulla cura delle persone e dei beni comuni.

Per innovazione sociale si intende la volontà di affrontare temi e problematiche relativi alle persone e alla comunità con soluzioni innovative, nel processo e nei risultati.

Per economia collaborativa si intende la possibilità di generare lavoro e impresa a partire da un metodo basato sulla collaborazione, qualunque sia il settore di mercato e produzione in cui si inseriscono le attività.

Per beni comuni si intendono quelle risorse condivise, materiali e immateriali, che possono essere funzionali a generare economia collaborativa e innovazione sociale attraverso forme di gestione condivisa, collaborativa, aperta, democratica.

Attività - Il Laboratorio Aperto si occuperà di sperimentare e sviluppare nuove forme di impresa e nuove soluzioni per dare risposta a vecchi e nuovi bisogni. Farà nascere occasioni di lavoro e proporrà modelli alternativi di organizzazione dei servizi, basati sulla collaborazione tra diversi soggetti.
Il Laboratorio Aperto sarà un luogo dove si sperimentano un metodo e strumenti replicabili per produrre beni e servizi innovativi alla persona, per creare relazioni, per diffondere valori e costruire un “linguaggio comune”.

I servizi innovativi alla persona, in particolare, saranno il 'nocciolo duro' della missione del laboratorio, perché le persone saranno al centro del progetto.
Per questo svilupperà:
sharing economy per generare nuove tipologie di servizi alle imprese o al consumatore, nuove forme di lavoro e impresa basate sulla condivisione;
pooling economy per sperimentare nuove forme di servizi alla persona, economia sociale e solidale, produzione e manifattura digitale (artigianale, creativa, cognitiva, culturale), cura e rigenerazione urbana basate sulla collaborazione.

Metodo di lavoro - Lo scambio di conoscenza costituirà l’approccio metodologico del Laboratorio Aperto, nella convinzione che la collaborazione tra soggetti diversi generi un valore superiore alla somma delle parti e favorisca la ricerca di soluzioni innovative.
Per questo il Laboratorio Aperto sarà sede d’incontro tra soggetti differenti, ciascuno espressione non solo di un punto di vista, ma anche di uno specifico know how, un luogo dove fare open innovation.

In coerenza con questo metodo di lavoro e per produrre valore per tutta la comunità, la progettazione del Laboratorio Aperto partirà nei prossimi giorni con un percorso di partecipazione, strutturato in fasi e strumenti diversi, chiamato Collaboratorio Reggio.

Presentazione – Il primo passo, la presentazione del Percorso di progettazione collaborativa di Laboratorio Aperto avviene martedì 13 settembre, dalle ore 18, ai Chiostri di San Pietro. Sono stati invitati le numerose associazioni e i portatori di interesse di Reggio Emilia e del territorio, fra cui Asp, attori dell'housing sociale, del volontariato e del privato sociale.
Intervengono il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, l'assessore ad Agenda digitale, Partecipazione e Cura dei quartieri Valeria Montanari, il direttore dell'Area Competitività e innovazione sociale del Comune di Reggio Emilia Massimo Magnani ed esperti quali Silvano Bertini responsabile del Servizio politiche di sviluppo economico, ricerca industriale e innovazione tecnologica della Regione Emilia-Romagna; Christian Iaione professore di diritto pubblico UniMarconi e co-direttore di Luiss LabGov; Fabrizio Montanari docente all'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia; Renato Galliano direttore dell'Area centrale politiche del lavoro, sviluppo economico e università del Comune di Milano e Fabio Sgaragli Open & Social innovation manager della Fondazione Brodolini di Roma - avviene martedì 13 settembre, dalle ore 18, ai Chiostri di San Pietro (in allegato, il programma in dettaglio).

Il percorso di progettazione collaborativa
Collaboratorio Reggio è un percorso suddiviso in più fasi.
L’evento del 13 settembre prossimo è solo il primo appuntamento del percorso di progettazione partecipata che intende coinvolgere tutta la città nelle prossime settimane e mesi per co-progettare la mission e le attività del futuro laboratorio.
Infatti il Laboratorio Aperto e i suoi obiettivi sono una sfida nuova e complessa. Per questo, l'Amministrazione comunale ha scelto di co-costruire con la comunità il quadro delle possibili strategie e delle risorse da porre nel nocciolo duro delle attività del Laboratorio Aperto, prefigurando il profilo del futuro Laboratorio con il contributo della città, in un Percorso di progettazione collaborativa, promosso dal Comune con il supporto tecnico di LabGov, Kilowatt e dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

Dopo la presentazione del 13 settembre, si inizia dunque una fase di ascolto, scambio e condivisione, durante la quale raccogliere le istanze e le idee per ridisegnare i servizi alla Persona, con un'ottica di co-design.

Fase 1 - Il primo passaggio del Percorso di progettazione collaborativa è costituito dalla Manifestazione di interesse che ha lo scopo di costruire la comunità di co-progettazione del Laboratorio Aperto, definendone insieme il merito (asset e attività) e il metodo (profili organizzativi e approcci). A questo momento sono invitate a partecipare le comunità e le imprese locali, le istituzioni del sapere e della ricerca, la società civile organizzata e le istituzioni pubbliche.
I soggetti partecipanti saranno poi suddivisi in cinque gruppi tematici, in base alle attività dei diversi portatori di interesse:
- creatività, cultura, spettacolo;
- educazione, conoscenza e talenti;
- imprese innovative e comunità;
- servizi alla persona;
- stakeholder tradizionali.

La chiamata a manifestare interesse è aperta fino al 25 ottobre.

Gli obiettivi di questa fase sono da una parte raccogliere l’interesse degli attori che vogliono contribuire con competenze, idee e punti di vista alla messa a punto del Laboratorio Aperto; dall'altra fare emergere le forme di aggregazione e di community attorno ai temi dei servizi alla persona e dell’innovazione sociale.
La prima fase di lancio e apertura della call online – http://www.co-reggioemilia.it/ Da questo sito è possibile collegarsi anche al profilo Facebook dedicato, oppure, direttamente su https://www.facebook.com/groups/collaboratorioreggio/

Fase 2 - La co-progettazione (ottobre 2016). La comunità che avrà partecipato alla manifestazione di interesse avrà un primo momento di progettazione collaborativa il prossimo ottobre.
Durante la fase di co-progettazione si decidono insieme vision, mission e modello organizzativo del Laboratorio Aperto, si avviano o potenziano anche piccole sperimentazioni e pratiche di collaborazione nella città.

Chi parteciperà sarà invitato a costruire:
a) i presupposti del Laboratorio Aperto, in particolare:
• capire le connessioni con le realtà già esistenti che lavorano su temi simili per costruire sinergie e moltiplicare i fattori comuni;
• mettere a sistema i bisogni, i desideri e la determinazione a mettersi in gioco da parte di tutti gli attori che hanno manifestato il proprio interesse a essere presenti, attraverso una metodologia proveniente dal design dei servizi e dall’arte relazionale;
• favorire l’aggregazione e la combinazione di competenze per favorire la creazione di una comunità co-operante;
b) gli asset di attività, e nello specifico:
• collaborare alla definizione dell’identità del Laboratorio per renderlo “protagonista” nel dibattito nazionale e internazionale sull’innovazione sociale e dei servizi alla persona;• proporre idee e progetti per rendere il Laboratorio bacino di ricerca, sviluppo e sperimentazione di servizi alla persona e progetti collaborativi per la città e i soggetti coinvolti, anche attraverso le tecnologie;
c) il modello di governance del Laboratorio, definendone lo schema organizzativo e di funzionamento utile, per predeterminare le linee guida della procedura di evidenza pubblica diretta alla individuazione del soggetto gestore e della forma di gestione.

Infine si dovrà preparare insieme la fase successiva di sperimentazione e prototipazione.

Fase 3 - La fase di sperimentazione e prototipazione (novembre 2016). Nei due mesi successivi si vuole trasformare Reggio Emilia in un campo di sperimentazione della collaborazione, testando soluzioni ai bisogni e alle idee emersi, dando vita ad azioni sperimentali che faranno emergere il senso e la vocazione del Laboratorio Aperto.
Soggetti appartenenti alle diverse tipologie di attori urbani (pubblico, privato, civico, sociale, cognitivo) proveranno, testeranno e si cimenteranno in azioni e pratiche sperimentali ed emblematiche di quello che l’innovazione sociale, l’economia collaborativa, la generazione e rigenerazione dei beni comuni può rappresentare per costruire un modello diverso di produzione di valore sociale, economico e pubblico. Attraverso l’osservazione di quanto avverrà e dei micro-effetti generati, emergeranno materiali e spunti utili a capire come il Laboratorio Aperto potrà essere costruito e operare.

Come sarà il laboratorio aperto
Il Laboratorio Aperto sarà fisicamente un insieme di spazi attrezzati, con soluzioni tecnologiche avanzate, in cui si sviluppano forme strutturate e innovative di confronto, cooperazione e collaborazione tra imprese, cittadini, terzo settore, Università, mondo della ricerca, Pubblica amministrazione e in generale tutti gli attori che hanno un ruolo significativo nella trasformazione della società dell’informazione in ambito urbano.

Il progetto del Laboratorio Aperto di Reggio Emilia gravita attorno a tre assi principali:
- innovazione sociale;
- creatività;
- partecipazione.

L'intenzione è di costruire su questi assi un nuovo modello integrato di co-progettazione e governance tra stakeholder istituzionali e comunità, in modo da costruire con la città singole proposte progettuali, funzionali a soddisfare bisogni ed esigenze collettivi, in una logica di partecipazione e di responsabilità.

Il laboratorio aperto nella riqualificazione dei Chiostri di San Pietro
L'intervento di riqualificazione del complesso dei Chiostri di San Pietro e il progetto Laboratorio Aperto vengono finanziati – con 2.200.000 euro per la riqualificazione dell'immobile e 1.250.000 euro per la formazione del Laboratorio Aperto – dall'Unione europea attraverso la Regione Emilia-Romagna, nell'ambito del programma regionale Por-Fesr Emilia-Romagna 2014-2020, Asse 6 'Città attrattive e partecipate', per la crescita economica e l'attrattività dei territori basata sulla partecipazione.

Nel progetto, i Chiostri di San Pietro diventeranno polo e display internazionale nell'ambito della produzione e diffusione di arte, cultura, creatività e innovazione sociale.
Sia nella riqualificazione architettonica in progetto, sia nello sviluppo delle loro potenzialità culturali e sociali, i Chiostri di San Pietro rappresentano due strade dell'Innovazione.
La riqualificazione architettonica è legata a pratiche di rigenerazione degli spazi, pensate per farli diventare sempre più luoghi aperti e di relazione, sempre più Città pubblica (uno degli obiettivi del progetto è proprio quello di aprire i Chiostri, di farli diventare luoghi di transito e incontro, come una piazza) in un'ottica anche di rilancio del Centro storico.
Lo sviluppo delle loro potenzialità culturali e sociali è legato ad un forte processo di innovazione delle istituzioni culturali.
I Chiostri di San Pietro si configurano come nodo fondamentale del Sistema della creatività e dell'innovazione, una importante Rete di luoghi, soggetti e contenuti che vede connessi fra loro palazzo Magnani, palazzo da Mosto, i Chiostri di San Domenico con il Politecnico delle arti, il nuovo Palazzo dei Musei, lo Spazio Gerra.
I Chiostri di San Pietro sono dunque al centro di un progetto di Innovazione nella costruzione e nell'uso della città, di Innovazione nelle istituzioni culturali, ma soprattutto di Innovazione nel modo di pensare la città e il suo futuro.
Per compiere questo passo in avanti, servono strumenti, intelligenze, competenze e il Laboratorio Aperto servirà per far scaturire e mettere a frutto tutto questo, per costruire Innovazione nella progettazione, nella costruzione e nell'uso della città pubblica, Innovazione nelle istituzioni e nei prodotti culturali e Innovazione sociale. Questa è la nuova vocazione e il nuovo ruolo dei Chiostri di San Pietro.
Non esistono 'ricette' codificate e infallibili o esempi replicabili ovunque: l'Innovazione si raggiunge per passi successivi, attraverso l'indispensabile scambio di conoscenza, mettendo al centro la Collaborazione e attraverso essa il ruolo attivo della comunità: si chiama anche cooperazione, un'idea nata non a caso a Reggio Emilia.

A sua volta, il polo dei Chiostri di San Pietro e la sua Rete si inseriscono nel sistema più ampio dei Luoghi e delle competenze per il futuro di Reggio Emilia già individuate dalla Città con l'Amministrazione comunale, realizzate o in fase di realizzazione:
- per l'Attrattività: l'investimento sulla stazione Av Mediopadana, le azioni per l'Arena Campovolo e per il progetto sul Ducato estense;
- per l'Innovazione economica, tecnologica e la conoscenza: il Tecnopolo, il Centro internazionale Malaguzzi, il Parco dell'innovazione e più in generale il lavoro che si sta facendo sull'area Reggiane, il Parco industriale di Mancasale, il Campus universitario San Lazzaro;
- per la Sostenibilità: l'innovazione nella Rigenerazione e nel Riuso dei beni e degli spazi pubblici e privati, nella Riduzione dei terreni destinati in precedenza a nuove edificazioni.