Scuola e cultura digitale

Ultimo Aggiornamento: 03/28/2018

Qual è il rapporto tra analisi scientifica e utilizzo e produzione dei dati? E come si declina oggi questo rapporto nel mondo digitale, dove la quantità di dati è spesso ‘smisurata’? Sono questi alcuni degli interrogativi, peraltro cruciali per leggere la realtà contemporanea, sui quali si stanno interrogando i ragazzi di quattro istituti superiori reggiani, coinvolti dall’Amministrazione comunale in un percorso formativo di analisi e utilizzo dei cosiddetti open data. Un percorso, dal titolo “A scuola di data journalism”, che si articola in laboratori formativi e nel coinvolgimento nello spettacolo, a carattere ludico-scientifico, “Copernico non ci credeva”.

“Con questa iniziativa diamo ai ragazzi l’opportunità di capire che la conoscenza, e nello specifico le notizie, devono avere una base scientifica e scaturire dal pensiero critico – ha detto stamane alla stampa l’assessore comunale all’Agenda digitale Valeria Montanari – E affianchiamo e contaminiamo il progetto con l’ambito culturale per aprirlo alla città attraverso lo spettacolo ‘Copernico non ci credeva’, che ci ricorda che il pensiero critico e la ricerca della verità scientifica hanno avuto una storia importante”. All’incontro di presentazione sono intervenuti anche Enzo Motta di Arpae sezione di Reggio Emilia e Andrea Buratti e Andrea Delfino dell’associazione Centro Teatrale MaMiMò.

Rispetto alla formazione, il 16 marzo oltre 80 gli studenti hanno partecipato, al centro culturale Orologio, all’hackathon sui dati ambientali di Arpae, promosso dal Comune di Reggio Emilia. Il percorso, costruito in collaborazione con Arpae, Unimore e Ifoa, ha visto l'adesione di studenti e insegnanti dei licei Ariosto Spallanzani e Canossa e degli istituti Pascal e Nobili, nell’intento di aiutare i ragazzi a rendere raccontabili gli open data, sviluppando così un approccio scientifico alla notizia. Il data journalism infatti è un approccio giornalistico fondato sull’analisi dei dati (inclusi quelli di amministrazioni e altri enti) attraverso tecniche informatiche e statistiche, anche in grado di isolare eventuali fake news o ipotesi basate su ragionamenti non corroborati dai dati.
Il tema è estremamente complesso e di forte attualità. Per fornire stimoli e spunti di riflessione anche ai ragazzi che partecipano al progetto, il 6 aprile va in scena lo spettacolo “Copernico non ci credeva” ideato dal teatro Mamimò per riflettere, calando lo spettatore nei panni di un ricercatore scienziato, su teorie e curiosità del mondo scientifico con particolare riferimento alla rivoluzione digitale e alla diffusione libera di dati e informazioni, per comprendere come orientarsi in contesti spesso caratterizzati dall’ambiguità informativa.

L'Hackaton

Secondo lo schema proprio dell’hackaton, durante la mattinata del 16 marzo gli 80 studenti sono stati suddivisi in gruppi, ciascuno dei quali è stato chiamato ad analizzare ed elaborare i dati registrati da Arpae dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, le serie storiche relative alla temperatura o alle piogge, i livelli di diffusione dei pollini o altre informazioni rilevanti per approfondire un tema ambientale di loro interesse legato alla qualità dell’aria o all’andamento del clima.
Gli esiti delle analisi sono poi stati fatti confluire in forme narrabili a carattere giornalistico come articoli, prodotti radiofonici, video, infografiche, artefatti digitali, new media art: tutti gli elaborati sono stati infine presentati al termine della mattinata, davanti agli altri partecipanti, agli insegnanti e a un gruppo di esperti di Ifoa.
Questi nello specifico i temi affrontati dai gruppi: analisi delle precipitazioni nel decennio 2005 – 2015, per verificare le variazioni nella piovosità sia rispetto alle diverse stagioni, sia rispetto alle zone di pianura, pedemontane e montane; realizzazione di un sito sulle concentrazioni dei PM10 e del biossido d’azoto nell'aria della provincia di Reggio Emilia, cercando di evidenziare le differenze tra i livelli di inquinamento in montagna, città e pianura (Febbio, Reggio Emilia, S. Rocco); presentazione dei dati relativi alla concentrazione del biossido d’azoto in città e in montagna confrontando quelli di Viale Timavo (Reggio Emilia) con quelli di Febbio, in un giorno tipo, in due fasce orarie con analisi degli effetti del biossido d’azoto sul corpo umano; analisi della distribuzione degli inquinanti (ozono e biossido di azoto) nelle zone di pianura, pedemontane e montane negli anni 2010 e 2016; presentazione dei dati sulla concentrazione dell’ozono confrontando i rilevamenti di un anno presso la stazione di San Pietro Capofiume (Bologna) e Febbio, mettendo in evidenza gli effetti negativi di questa molecola sul corpo umano; presentazione dei dati relativi all’aumento delle temperature in Regione, prendendo in considerazione le città di Reggio Emilia, Bologna e Rimini dell’arco temporale 2010-2015; presentazione dei dati relativi al biossido d’azoto confrontando città e pianura, in un arco temporale che va dal 2014 al 2017, mettendo in evidenza l’aumento della presenza di questo inquinante nell’aria.

Lo spettacolo

Copernico non ci credeva” di Rocco Gaudenzi e Pablo Solari, in programma il 6 aprile al teatro Piccolo Orologio (alle 21, con ingresso libero) mette in scena opportunità, dubbi dell’utilizzo dei dati, nello specifico gli open data: un mondo, enorme, dalle potenzialità infinite, così vasto da risultare incontrollabile, da lasciarci sbigottiti di fronte alla sua immensità. Come tramutare questi dati in uno strumento che permetta di orientarsi nel vasto flusso dell’informazione e ci aiuti a sviluppare un pensiero critico sul mondo che ci circonda? A partire da questi interrogativi lo spettacolo propone un viaggio alla scoperta di uno dei personaggi più “rivoluzionari” della storia del pensiero umano, Niccolò Copernico. La sua rivoluzione, che ha permesso di avvicinare l’uomo alla verità, si sviluppa intorno a tre elementi cruciali: la grande quantità di dati reperiti grazie allo sviluppo della stampa e la conseguente incontrollata diffusione di informazione e dati contenuti nei testi antichi — un open data ante litteram —; l’accrescimento e perfezionamento di questo corpus di dati con la lunga e paziente osservazione della realtà; la proficua comunicazione tra scienziati e la grande mobilità accademica. La verità scomoda, destabilizzante (o conturbante), che è emersa da questi elementi ha richiesto secoli per essere accettata completamente. E come per Copernico i dati sono stati il punto di partenza essenziale e sacro per rivelare quella verità, così l’uomo di oggi non può fare a meno che sempre ripartire da quelli per giudicare la realtà, superare il limite dell’apparenza e distillare nuove verità, più sintetiche e vicine alla realtà dei fenomeni.

Il progetto

Il progetto “A scuola di Data journalism”, oltre a far conoscere ai ragazzi gli open data e le loro potenzialità, permette di stimolare capacità di analisi e abilità comunicative lavorando su temi di interesse nazionale e locale. I ragazzi vengono inoltre invitati a ragionare sull'importanza delle fonti, anche in termini di verificabilità delle informazioni e dei dati e di contrasto delle fake news, sviluppando quindi uno sguardo critico e consapevole su quanto presente nel web. Obiettivo è aiutare i ragazzi a tradurre le analisi svolte sui dati in forma narrabile e divulgabile attraverso la realizzazione di articoli, prodotti radiofonici, video, infografiche, artefatti digitali, new media art, in grado di contribuire al dibattito sulla tutela e la gestione dell'ambiente.
Al termine del percorso, a maggio 2018, un comitato tecnico scientifico - tra cui la giornalista di Radio 3 Elisabetta Tola che collabora con il Google News Lab e Stefano Cattani, dirigente informatico del Servizio idro, meteo, clima di Arpa - valuterà gli elaborati prodotti dai ragazzi e selezionerà i migliori: la classe vincitrice sarà premiata con la partecipazione a un evento speciale legato al mondo del giornalismo.
Il progetto, promosso dal Comune di Reggio Emilia, in collaborazione con Arpa Emilia Romagna, Ufficio scolastico provinciale, Ifoa e Unimore, è documentato dal blog “Dato che penso. Un approccio scientifico alla notizia” a cura dell'Università di Modena e Reggio: vero e proprio contenitore di notizie multimediali raccolte ed elaborate dai ragazzi, che avrà il compito di raccontare l'avanzamento del progetto che si svilupperà nella seconda parte del percorso in un vero e proprio contest per le scuole che partecipano. Il blog è disponibile all'indirizzo datochepenso.comune.re.it.

Gli Open Data del Comune

Gli Open Data del Comune di Reggio Emilia sono disponibili sul portale opendata.comune.re.it, in un formato facilmente consultabile ed esportabile, per rendere più trasparente la conoscenza e il governo della città ed essere di utilità per cittadini, stakeholders e imprese. Si tratta di dati liberamente utilizzabili e ridistribuibili, che fotografano Reggio Emilia negli ambiti tra loro più diversi, quali ad esempio la demografia, la mobilità, l'economia, la cultura, l'educazione. “A Scuola di Data Journalism” rientra fra i progetti di cultura digitale che l’amministrazione realizza per valorizzarne l’utilizzo.