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Reggio Emilia ricorda Dario Fo

Ultimo Aggiornamento: 10/14/2016

Dario Fo a Reggio Emilia“Impossibile catalogare Dario Fo, era 'imprendibile', ogni definizione gli andrebbe stretta. Noi vogliamo ricordarlo però, nel giorno triste in cui ci ha lasciati, certo in una maniera breve e incompleta, ma piena di gratitudine, perché il cammino artistico, culturale, politico di Dario - insieme con quello di Franca Rame - è passato innumerevoli volte da Reggio Emilia, si è intrecciato con la vita dei reggiani dagli anni Cinquanta ad oggi in forme, ambienti e con contenuti diversissimi tra loro: segno della sua poliedricità geniale, di una sapienza popolare unica che in lui pervadeva ogni azione, di una grandissima generosità e umanità”, dice il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, esprimendo il cordoglio personale e dell'Amministrazione comunale per la scomparsa del grande uomo di teatro e intellettuale.

“Dario è stato amico di tanti di noi – aggiunge il sindaco - Mi raccontano in queste ore di quando partecipò all'occupazione di una fabbrica di calze, nel 1976, in mezzo agli operai, che gli avevano chiesto di venire qui, con loro. E lui si presentò ai cancelli. Era così, semplicemente e profondamente popolare. Ed era laico, nel senso che parlava volentieri anche di religione e di 'non religione' senza pregiudizi, e per questo – ultima sua visita a Reggio Emilia nell' aprile 2016 – ha partecipato alle Giornate della laicità.
“Nella nostra città, che è città dell'infanzia – conclude il sindaco - ci sono diversi bellissimi episodi che hanno avuto Dario e i bambini protagonisti: il grande uomo di teatro, il giullare con il Nobel, sapeva cogliere di loro creatività, intelligenza e magia intuitiva. Al raduno nazionale dei Consigli dei ragazzi e delle ragazze nel 2007, parlò di infanzia e città con queste parole: 'Ho visto qui affiorare la coscienza dei bambini rispetto alla città e ho pensato che altrove non è mai stata presa in considerazione veramente questa visione che hanno i bambini'. Queste parole di Dario Fo ci incoraggiano e ci spingono a proseguire sulla strada dei diritti, del pluralismo e della cultura quale bene comune”.

L'educazione, insieme con la partecipazione, aveva un posto speciale nel cuore e nella mente di Dario. Conosceva molto bene le nostre Scuole dell'infanzia dove il ricordo più affettuoso, ammirato e riconoscente, risale alla visita che Dario fece alla 'Diana' nel 1999, quando, seduto in mezzo ai bambini, eseguiva disegni su richiesta, soprattutto di cavalli e di ballerine, che poi distribuiva ai bambini. Partecipò nel 2003 al convegno Progettare il futuro e nel 2008 a Bao'bab progetto di scrittura rivolto alla scuola e al progetto I Reggiani, per esempio; nel 2010 a Fuori gioco alla violenza happening contro la violenza e il razzismo nello sport.

C'è poi il Dario di oltre 60 anni di teatro: una sequenza travolgente e sacrosantamente irriverente tra i teatri Municipale e Ariosto.
Il 14 ottobre 1953 al teatro Ariosto viene rappresentata la rivista Il dito nell’occhio della Compagnia Dario Fo, Franco Parenti e Giustino Durano, che era stata rappresentata per la prima volta nel giugno precedente al Piccolo Teatro di Milano. Era il primo testo teatrale scritto da Dario Fo e sulla cronaca locale viene presentato come: “ ...spettacolo di nuovo genere, che ha fatto scalpore nei grandi teatri del nord Italia”.
Da allora, praticamente tutta la produzione di Dario Fo è passata sulle scene reggiane: da Chi ruba un piede è fortunato in amore a Ci ragiono e Canto manifesto di una nuova stagione musicale e teatrale; da Mistero Buffo a Mamma! I Sanculotti! e a Johan Padan a la descoverta de le Americhe, prodotto nel 1991 a Reggio Emilia, che segnò non solo il ritorno di Fo al teatro della nostra città, ma anche, dopo una quindicina d'anni di assenza, il suo ritorno in assoluto a uno spazio teatrale tradizionale, dopo aver disdegnato a lungo ogni teatro perché divenuto 'troppo borghese'. E riempì il Municipale, anche nell'incontro-dialogo con il pubblico al pomeriggio.
Da ricordare infine, dal 1968, il fruttuoso sodalizio artistico tra Dario Fo e l'attore e regista reggiano Auro Franzoni, che portò fra l'altro alla messa in scena di Grande pantomima con pupazzi piccoli e medi.