QUA_Quartiere Bene Comune: presentati i risultati 2015-2019

Ultimo Aggiornamento: 03/21/2019

E’ scattato il conto alla rovescia verso la riapertura – sabato 23 marzo dalle ore 10.30 - dei Chiostri di San Pietro (dopo restauri e recupero funzionale) e la presentazione del nuovo Laboratorio urbano aperto, che ospiterà Innovazione sociale e digitale nelle adiacenze dell’antico monastero. E l’Amministrazione comunale fa il punto su risultati e ‘impatti’ sociali del progetto di Innovazione sociale ‘Qua_Il quartiere bene comune’, un progetto, che ha portato a contattare complessivamente poco meno di 50.000 cittadini; alla firma di 27 Accordi di cittadinanza e alla messa a punto di circa 170 progetti di cura della città e cura della comunità, con 1.540 partecipati unici a ciascun Laboratorio di quartiere, Laboratori che hanno poi esitato gli Accordi sottoscritti nel complesso da 784 soggetti.

“Abbiamo intrapreso il percorso di ‘Qua_Il quartiere bene comune’, con i nostri Architetti di quartiere, in assenza di esperienze consolidare in materia – ha spiegato Nicoletta Levi, dirigente del servizio Comunicazione e Relazioni con la città – Abbiamo costruito un dialogo sulla base di un ‘metodo di relazione’, che ha avuto quanto meno l’esito di evitare una frattura fra centro e periferia, possibile dopo la cancellazione delle Circoscrizioni.
“Non a caso, nel nostro Cruscotto di valutazione – ha aggiunto la dirigente – è contenuto chiaramente, quale indicatore di successo del programma segnalato da cittadini e associazioni interpellati, il rapporto con l’Architetto di quartiere, che è stato positivo nell’89% dei casi e la presenza dell’Architetto di quartiere è stata importante per quasi il 60% dei casi, proprio come riferimento dell’Amministrazione, indicando, in tal modo, il raggiungimento dell’obiettivo di ‘sostituire’ il vecchio modello di relazione centro-periferia basato sulle Circoscrizioni comunali con una modalità di relazione nuova ma altrettanto efficace. Inoltre, le modalità collaborative proposte sono state importanti, nel 54% dei casi, perché hanno consentito una relazione maggiore e migliore con il Comune, mentre rispetto alle altre associazioni e al rapporto con i cittadini singoli la percentuale di gradimento è del 45%”.
La leva determinante è stato il protagonismo civico delle persone.
“Certo le risorse economiche hanno avuto importanza nell’attuazione dei progetti – ha proseguito Levi – ma non esclusivo: le associazioni e i cittadini firmatari hanno consentito la realizzazione concreta dei progetti grazie, soprattutto, alla risorsa tempo. Come emerge da una ricerca dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, i volontari coinvolti nei 163 progetti sono quasi 2.700 per un totale di oltre 30.000 ore di attività per il bene comune. Il rapporto tra tempo pubblico e tempo privato per progettare e realizzare i progetti nei quartieri è di 1 a 10. Ogni volontario ha messo a disposizione almeno 4 ore del suo tempo per ciascun utente servito. Di questo fondamentale capitale sociale hanno beneficiato quasi 14.000 persone: utenti, partecipanti e fruitori dei progetti realizzati nei quartieri che hanno trovato soddisfazione alle esigenze non coperte dalla sola azione pubblica.
“E’ opportuno distinguere – ha concluso la dirigente - tra persone che hanno partecipato ai Laboratori, ragionando e proponendo, e persone che hanno messo in gioco anche il loro protagonismo, assumendosi volontariamente una responsabilità civica di decisione e attuazione: ebbene, 4 su 10 partecipanti hanno anche fornito un impegno personale concreto”.