Dialogo interreligioso: un diritto che genera Comunità

Ultimo Aggiornamento: 03/11/2021

Le esperienze promosse dai Comuni di Reggio Emilia e Novellara e dalla Fondazione interculturale Mondinsieme di Reggio Emilia sul tema del dialogo interreligioso sono state scelte dal Consiglio d’Europa per affrontare le complessità legate alla pluralità multiculturale e religiosa presente nei diversi territori. Nasce così il manuale Valorizzare le comunità religiose come attori chiave della coesione sociale, realizzato nell’ambito del programma Intercultural Cities Program (Icc) per sostenere gli enti locali chiamati a gestire contesti territoriali sempre più articolati, in cui il pluralismo religioso rappresenta uno degli aspetti fondamentali per la promozione del dialogo interculturale.

E’ una sorta di vademecum unico nel suo genere – è infatti la prima pubblicazione tematica promossa dal Consiglio d'Europa – che mira a supportare le istituzioni pubbliche locali nella creazione di un dialogo efficace con le varie comunità religiose formali e informali.

La pubblicazione - disponibile sul sito di Fondazione Mondinsieme anche in inglese, francese e arabo – contiene linee guida e strumenti che, muovendo dalle esperienze concrete mosse in ambito locale, costruiscono strategie di governo per affrontare efficacemente le complessità e fare del pluralismo religioso una risorsa a disposizione della collettività. Ad arricchire il manuale, gli interventi di esperti dei diversi ambiti affrontati, tra questi due voci autorevoli, di prestigio internazionale: la presidente di Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi Carla Rinaldi e il professor Alberto Melloni, chairholder della Cattedra Unesco sul pluralismo religioso e la pace, docente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

Attraverso le linee guida viene così costruita una metodologia per il lavoro interreligioso, applicabile al contesto italiano e internazionale.

Nello stesso tempo, Reggio Emilia – città multiculturale, con relazioni internazionali consolidate da decenni, impegnata nel riconoscimento del diritto di cittadinanza in favore delle persone migranti - riafferma il valore della tutela e della valorizzazione delle libertà religiose intese come diritto fondamentale delle comunità di origine straniera e la centralità del dialogo interreligioso nell’azione di governo. Un impegno riconosciuto anche dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), che proprio a Reggio Emilia ha affidato il compito di guidare una sottocommissione sul dialogo interreligioso, nell’ambito della Commissione immigrazione.

La stesura delle linee guida contenute nel manuale Valorizzare le comunità religiose come attori chiave della coesione sociale si inserisce a Reggio Emilia nell’ambito delle azioni del Progetto ‘DiTutti’, il piano di azioni strategiche promosso dall’Amministrazione comunale e realizzato in sinergia con la stessa Fondazione Mondinsieme per accrescere le politiche interculturali e la coesione sociale in ambiti diversi. Tra questi appunto il dialogo interreligioso e spirituale, che coinvolge i diversi culti presenti sul territorio al fine di promuovere azioni di integrazione e dialogo tra i servizi della città e il welfare informale, che è stato per altro particolarmente rilevante in questi mesi di emergenza sanitaria.

Hanno detto

Il manuale Valorizzare le comunità religiose come attori chiave della coesione sociale è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, la sindaca di Novellara Elena Carletti, la capo unità del programma Città Interculturali del Consiglio d'Europa Ivana D’Alessandro, l’assessore alle Politiche interculturali Daniele Marchi e il direttore Fondazione Mondinsieme Ivan Mario Cipressi.

“Reggio Emilia ha alle spalle una percorso di grande impegno sul tema del dialogo interreligioso e interculturale, che abbraccia oltre vent’anni di storia della città, a partire dalle prime esperienze di migrazione fino al consolidamento di una situazione demografica che vede circa il 17% della popolazione reggiana residente di origine straniera - ha detto il sindaco Luca Vecchi - Una storia di dialogo e convivenza, che acquisisce un significato ancora più importante, se paragonata alla contemporaneità di un’Europa fatta di difficoltà oggettive sui temi del dialogo interculturale e interreligioso, dove l’elemento religioso si inserisce non di rado nei percorsi di convivenza civile e di integrazione dentro le periferie delle grandi città europee, diventando talvolta un elemento generativo di muri e non di ponti. In questo contesto, il riconoscimento del Consiglio d’Europa a Reggio Emilia e a Novellara acquisisce un significato politico ancora più importante e diventa un fatto straordinario, che riconosce il portato storico di una comunità locale che è riuscita a compiere un percorso significativo e caratterizzante di altro segno, fino a diventare un punto di riferimento europeo nelle esperienze, nelle buone pratiche e nei risultati ottenuti sul tema del dialogo interreligioso e più in generale del dialogo interculturale”.

Per i Comuni che, come Novellara, hanno scelto di diventare avamposto di sperimentazione sui temi del dialogo e dell’inclusione – ha detto la sindaca Elena Carletti - partecipare a questo progetto rappresenta l’opportunità di confrontarsi e mettersi a disposizione di una rete più ampia di città, per consolidare buone pratiche e obiettivi. Novellara da anni è diventata crocevia di comunità e religioni. Le amministrazioni che si sono succedute hanno agevolato l’insediamento di luoghi di culto nella consapevolezza che accogliere significa riconoscere e dare dignità a tutte le realtà religiose e che attraverso il dialogo è possibile costruire relazioni ed opportunità di crescita e confronto. Diverse comunità si sono ben organizzate associandosi e addirittura insediando a Novellara i propri luoghi di culto. Primo fra tutti, il tempio Sikh, inaugurato nel 2000, è stato ampliato riqualificato proprio in questi ultimi anni, diventando un punto di riferimento a livello italiano”.

Di fronte all'ansia e alle incertezze, alcune città costruiscono muri mentre molte altre li smantellano per costruire ponti – ha detto Ivana D’Alessandro - Per questi territori coraggiosi e all’avanguardia, il programma Intercultural Cities è diventato un luogo di incontro, riflessione politica e scambio di buone pratiche. Nelle realtà multiculturali caratterizzate da mixità sociale, è impegnativo ma importante dare alle e ai residenti l'opportunità di modellare lo spazio in cui vivono, di far emergere le difficoltà che incontrano e di proporre idee per costruire società più coese. Da oltre dodici anni il programma Intercultural Cities collabora con le amministrazioni comunali partecipanti per promuovere il modello di politica interculturale per l’implementazione effettiva dei diritti umani a livello locale. In questo contesto, il dialogo interculturale e il dialogo interreligioso sono ingredienti chiave per costruire inclusione, fiducia, comprensione reciproca, coesione, partecipazione e interazioni interculturali positive che rinvigoriscono la democrazia nella città nel suo complesso”.

“Si dice che quando l’albero è buono anche i frutti lo sono e in questo lavoro ne abbiamo la prova, perché l’albero da cui nasce affonda le radici nelle politiche del nostro territorio, radici che dobbiamo sempre tenere salde e curate, perché possono essere avvelenate da tensioni e contrasti - ha detto l'assessore a Welfare e Politiche interculturali, Daniele Marchi - L’ambito religioso è particolarmente delicato perché si presta a essere elemento di divisione non tanto per i contenuti religiosi in sé, ma per analfabetismo religioso, per una non conoscenza che è facile strumentalizzare e trasformare in motivo di conflitto. Il piano strategico 'DiTutti' del Comune di Reggio Emilia ha fatto dell’approccio interculturale una matrice per costruire una città che sia di tutti, per rendere l’apertura interculturale prioritaria in ambito educativo, sociale, religioso. Il lavoro racchiuso nelle Linee guida che oggi presentiamo vuole favorire la costruzione di legami, contribuire a contrastare i pregiudizi e avvicinare le comunità alla pubblica amministrazione per poter migliorare la lettura dei bisogni dei territori. Per questo anche in sede Anci ci è stato chiesto di condividere la nostra esperienza e diffonderla presso altri comuni italiani”.

“Il lavoro che ha portato alla definizione delle Linee guida e alla redazione della pubblicazione che le contiene – ha detto il direttore della Fondazione Mondinsieme di Reggio Emilia, Ivan Mario Cipressi – è stato un lavoro di ascolto, dialogo, metodo e valorizzazione, realizzato con operatori che si occupano delle tematiche del dialogo interculturale e dei temi religiosi in maniera approfondita da diversi anni. La pubblicazione, reperibile sul sito della Fondazione, è arricchita inoltre da contributi di eminenti intellettuali nostri concittadini, la cui notorietà è internazionale. Certamente l’esperienza di ciascuna comunità e amministrazione pubblica coinvolta nella ricerca costituisce un apporto fondamentale e non è da escludere un secondo volume, data la ricchezza della messe raccolta durante lo studio. I contenuti sono molto concreti e affrontano temi che si pongono sia a ogni amministrazione comunale italiana ed europea, sia ad ogni città e a ogni comunità migrante che compone il mosaico delle diverse culture e professioni di fede presenti sui territori: si va dal quadro normativo alla progettazione e utilizzo degli spazi pubblici delle città, ad esempio per la preghiera, fino al welfare di comunità, che è emerso con grande forza nella crisi della pandemia, ad esempio anche per le attività educative che hanno aiutato nella continuità didattica. Ci rendiamo conto così, con immediatezza, di come la dimensione religiosa sia un contenuto molto fertile e attivo anche nella vita sociale e democratica che riguarda ogni città e ciascuno di noi”.

Cosa contiene il Vademecum

Il manuale include raccomandazioni su potenziali azioni concrete che possono essere messe in campo dagli amministratori locali, per favorire la costruzione di contesti interculturali e rendere i luoghi di culto potenziali interlocutori nelle città. Grazie al contributo di esperti e accademici a livello italiano e internazionale, il tema del dialogo interreligioso viene affrontato facendo riferimento a tre diverse aree ritenute particolarmente significative, individuate attraverso un’indagine condotta su 25 realtà internazionali partner del Consiglio d'Europa o gemellate con Reggio Emilia e Novellara in America, Europa, Asia e Africa.

  • Nella prima area tematica vengono evidenziati gli strumenti normativi e orientativi elaborati dalle istituzioni sovranazionali e legata ai luoghi di culto. E’ fondamentale infatti avere consapevolezza delle tutele garantite alla libertà religiosa e alle sue modalità di espressione e ciò rappresenta il primo passo per creare una continuità normativa che gli enti locali hanno la possibilità di assicurare.

  • La seconda area tematica del manuale pone l’attenzione sul rapporto tra religione e spazio pubblico, in un’ottica di non discriminazione e valorizzazione della pluralità religiosa, presentando linee e indirizzi non soltanto in termini di pianificazione urbana e progettazione dei luoghi, ma che coinvolga anche lo spazio delle celebrazioni e dei riti di una comunità. In un contesto globalizzato nel quale molte religioni si sono deterritorializzate, accogliere le necessità religiose e spirituali delle persone diventa infatti decisivo per sostenere nuove e positive forme di radicamento al territorio, le quali a loro volta incidono in maniera significativa sulla costruzione della comunità, ad esempio cittadina, quindi sul processo di definizione di un’identità collettiva. Si pensi ad esempio all’assistenza religiosa nei luoghi di detenzione, nelle strutture di cura ed ospedaliere. O ancora alla regolamentazione della macellazione rituale, o all’assegnazione di spazi per la sepoltura all’interno dei cimiteri, incidendo quindi sui regolamenti cimiteriali. La gestione di tali questioni richiede una visione lungimirante e una co-progettazione con le diverse rappresentanze delle confessioni religiose presenti nel territorio, anche al fine di contrastare, ad esempio, la proliferazione - estremamente fluida e difficile da monitorare - di spazi di adunanza e preghiera più o meno informali.

  • La terza area tematica infine è dedicata alla relazione e all’alleanza che gli enti locali possono costruire con le diverse comunità di fede nella gestione del welfare comunitario, che comprende le dimensioni sociale, sanitaria, educativa. I luoghi di culto possono rappresentare una risorsa preziosa all’interno dei territori, valorizzando il contributo che offrono nella presa in carico delle vulnerabilità sociali e non solo, e affiancando a servizi offerti dal welfare pubblico esperienze di solidarietà auto organizzate. Le formazioni del pluralismo religioso possono diventare dei preziosi alleati all’interno del quadro delle politiche di coesione: investite di responsabilità, possono assumere il ruolo di importanti intermediari sociali, facilitando processi comunicativi con i diversi soggetti del territorio dove sono insediate. Da una parte si fanno portavoce di istanze cariche di valore, significato, progettualità provenienti dalla comunità che in tal modo può percepirsi come un possibile interlocutore; dall’altra possono rappresentare il ponte tra l’ente pubblico e fasce di popolazione difficilmente raggiungibile.

Al termine di ogni ambito tematico sono state inserite delle raccomandazioni su potenziali azioni concrete che possono essere messe in campo dagli amministratori locali, per favorire la costruzione di contesti plurali all’interno delle proprie città.
Per ciascun capitolo, inoltre, viene presentata una buona prassi di una città, emersa dai risultati dell’indagine realizzata, e viene lasciato spazio al contributo di un esperto in materia.

Il questionario

 La pubblicazione include i risultati di un questionario lanciato nel settembre 2020, rivolto alle città appartenenti al programma Città Interculturali (Icc) e alle città gemellate dei principali comuni. Oltre a Reggio Emilia e Novellara, partner della Rete Città del Dialogo, hanno risposto all'indagine 25 Amministrazioni locali, di cui 17 appartenenti alla rete Icc (il 12% del totale delle città aderenti). Il questionario ha permesso di raccogliere pratiche significative dall'Europa e al di là dei suoi confini, in particolare in Africa (Pemba in Mozambico e Ekurhuleni in Sudafrica), Asia (Hamamatsu in Giappone e Beit Jala in Cisgiordania) e America (Montreal, Canada). Queste esperienze cittadine hanno guidato l’analisi e alcune di esse sono state inserite nel manuale come ‘pratiche ispiratrici’.

Il questionario, strutturato con 17 quesiti, era diviso in tre parti principali, ognuna delle quali corrispondente a una macroarea di rilevazione. La prima parte rilevava informazioni sulla presenza del tema del dialogo interreligioso nei documenti e regolamenti locali, sul livello di riconoscimento sul territorio dei luoghi di culto esistenti e sui criteri di assegnazione di nuovi spazi per il culto, in modo da inquadrare la situazione dal punto di vista normativo. Il gruppo di quesiti successivi indagava il rapporto tra la religione e lo spazio pubblico - inteso come la messa a disposizione di spazi per attività religiose da parte dell’ente locale – e il grado di rilevazione di richieste legate alla professione del culto. Nella terza parte, conclusiva, veniva chiesto di selezionare quali attività e servizi di carattere culturale e assistenziale sono organizzati dai luoghi di culto e con quali aree o dipartimenti dell’ente locale esistono collaborazioni o relazioni.

Dialogo interculturale e welfare di comunità al tempo del Covid

Nei mesi della pandemia, le comunità di origine migrante sui territori di Reggio Emilia e Novellara, hanno costituito un elemento prezioso nell’arricchimento di quel welfare di comunità a favore delle persone in situazioni di difficoltà.

A Reggio Emilia, in particolare, sono state tante le comunità e associazioni di cittadini migranti presenti sul territorio che – grazie al coordinamento di Fondazione Mondinsieme - si sono prodigate in servizi di informazione e di volontariato, oltre che in raccolte di fondi o beni. Una forte prova di cittadinanza, che ha visto attivarsi diverse realtà nella raccolta di fondi o dispositivi di sicurezza personale, nonché di beni a sostegno delle famiglie in difficoltà. Una fitta rete di collaborazione che si è concretizzata anche – primo esempio in Italia a farlo – nella produzione di materiali informativi ed educativi multilingue sul Coronavirus. Sono state tante le associazioni, i luoghi di culto e i gruppi di cittadini che hanno sentito l’esigenza di dare un contributo, intraprendendo azioni di solidarietà di vario genere. Particolarmente rilevante è stato anche l’impegno di diversi luoghi di culto con azioni di solidarietà e distribuzione alimentare.

Reggio Emilia nel Dialogo Interreligioso

A partire dal 2001 Reggio Emilia ha attivato, tramite Fondazione Mondinsieme, un percorso che l’ha portata ad occuparsi delle politiche per la promozione della diversità e del dialogo interculturale. L’adesione alla rete Intercultural Cities del Consiglio d’Europa ha poi permesso di rafforzare il dialogo e lo scambio con esperienze nate in altri territori.

La promozione del dialogo interreligioso è diventata nel corso degli anni uno degli ambiti di ricerca e analisi da parte dell’Amministrazione comunale, che nel 2020 lo ha inserito tra gli obiettivi del piano di azioni strategiche “DiTutti”. Fra le esperienze che hanno portato il territorio a investire sulle azioni di promozione del dialogo interreligioso e spirituale, quella realizzata nel 2018 nell’ambito del Viaggio della Memoria promosso da Istoreco. In quell’occasione il sindaco Luca Vecchi e 200 studenti delle scuole di Reggio Emilia visitarono il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau accompagnati dal vescovo della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca, dal Rabbino Beniamino Goldstein della comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia e dall’Imam Yosif El Samahy, in rappresentanza delle comunità islamiche di Reggio Emilia.

Sempre lo stesso anno si è tenuta nell’Aula magna dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia una prima restituzione del progetto ‘Alif Aleph Alfa. Innalziamo le nostre voci, giubilando, a Dio! Una prospettiva culturale di dialogo ebraico, cristiano, musulmano’, promossa all’interno della rassegna musicale Soli Deo Gloria a cura del maestro Renato Negri. Un progetto che ha visto protagonisti per diversi anni i fedeli delle confessioni religiose monoteiste che risiedono a Reggio Emilia e la cittadinanza, una collaborazione basata sull’idea del reciproco ascolto e dello scambio culturale-religioso. Il concerto, basato sulla cantillazione ebraica, cristiana e coranica da parte di tre gruppi appartenenti alle tre religioni monoteiste, è stato il momento culminante di una sorta di laboratorio di vicendevole conoscenza culturale, contornato da eventi e manifestazioni collaterali di approfondimento, anche di tipo didattico.

Novellara e le comunità religiose sul territorio

Novellara da anni è diventata crocevia di comunità e religioni. Le amministrazioni che si sono succedute hanno agevolato l’insediamento di luoghi di culto nella consapevolezza che accogliere significa riconoscere e dare dignità a tutte le realtà religiose e che attraverso il dialogo è possibile costruire relazioni ed opportunità di crescita e confronto.

Diverse comunità si sono ben organizzate associandosi e addirittura insediando a Novellara i propri luoghi di culto: tra questi, il tempio Sikh, inaugurato nel 2000, ampliato e riqualificato in questi ultimi anni, diventando un punto di riferimento a livello italiano. Anche la comunità Hindu ha investito in una nuova sede, inaugurata nel 2017.

Nel 2016 l’Amministrazione comunale ha approvato il programma ‘Open cultures’, ovvero linee guida di sviluppo per le politiche interculturali e interreligiose al fine di continuare a stimolare e indirizzare le azioni quotidiane al dialogo, alla valorizzazione delle differenze e alla costruzione di ‘ponti’, in ogni settore dell’Ente. Tra gli obiettivi più importanti, l’impegno volto alla condivisione delle feste religiose che rappresentano ciò che di più caro hanno le Comunità e ne caratterizzano l’identità. Tra queste, la festa del Vaisakhi che, in aprile, porta in corteo nella piazza principale di Novellara oltre 10.000 fedeli con i loro colori, le loro tradizioni e le loro preghiere, e la fine del Ramadan che si festeggia insieme a tutte le Comunità religiose, grazie ad un ricco programma culturale e musicale. Il bagaglio di valori messi in campo è un patrimonio condiviso da tutte le Istituzioni e dalle associazioni presenti a Novellara e questo agevola e rafforza la tenuta delle azioni e dei progetti, anche per il futuro.

È possibile scaricare la versione integrale del manuale al seguente link: http://www.mondinsieme.org/uploads/6/4/1/9/64191125/mondinsieme_pubblicazione.pdf