Il contributo di Nilde Iotti nella costruzione dell'identità repubblicana

Data di pubblicazione: 05/12/2019

Mercoledì 4 dicembre al teatro Ariosto, con il convegno 'Il contributo di Nilde Iotti nella costruzione dell'identità repubblicana' si è avviato il percorso lungo un anno per ricordare e celebrare la figura di Nilde Iotti, una delle più illustri cittadine reggiane, prima donna nella storia dell'Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, la presidenza della Camera dei deputati.

Durante l'evento, che ha visto la partecipazione dell'attuale presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, il Sindaco Luca Vecchi ha pronunciato un discorso per ricordare la statista reggiana.

"Sig. Presidente della Camera dei Deputati On. Roberto Fico,  grazie per essere qui oggi a Reggio Emilia per l’avvio delle celebrazioni nazionali del centenario della nascita di Nilde Iotti.
Autorità civili, religiose e militari.
Cari cittadini e soprattutto cari studenti, grazie per essere qui oggi con noi.

Fatemi ringraziare, in apertura, la Fondazione Nilde Iotti e, soprattutto, l’On. Livia Turco colpita ieri da un grave lutto familiare, a cui invio un grande abbraccio e un sincero sentimento di vicinanza da parte di tutti noi. 

L'8 marzo del 1946 Nilde Iotti parlò alle donne reggiane, affacciata al balcone di questo Teatro. Allora era Presidente provinciale del UDI e giovane consigliera comunale di Reggio Emilia, eletta come indipendente nelle file del PCI, a cui aderì rapidamente. Ad ascoltarla c'erano migliaia di donne che non avevano ancora ottenuto il diritto di voto. La storia politica di Nilde è iniziata qui.

Anche grazie al voto delle donne, che si riunirono per ascoltarla, fu eletta deputata all'Assemblea Costituente.
Lei - con gli altri costituenti reggiani Giuseppe Dossetti, Meuccio Ruini, Silvio Fantuzzi, Pasquale Marconi, Alberto Simonini, Antonio Pignedoli - contribuì a scrivere la Costituzione della Repubblica Italiana.
E da quel momento non ha mai smesso di servire le Istituzioni.
Sì perchè per lei, come ricordano le sue amiche ed i suoi colleghi, fare politica significava mettersi al servizio dei cittadini per migliorare la loro vita.
A vent’anni dalla sua scomparsa, a 100 dalla sua nascita, Reggio Emilia aveva il dovere di ricordare una illustre “figlia della città”, una delle “madri della Repubblica”.
Celebrare questo momento non significa soltanto ripercorrere il filo di una biografia straordinaria, del suo intreccio con la storia di un Paese e naturalmente della sua città, Reggio Emilia, significa anche trovare la chiave interpretativa, per attualizzare un pensiero, un’esperienza umana, intellettuale e politica complessa, e proiettarla nel presente e nel futuro, di una città, di un Paese.
Nilde Iotti è stata una figura speciale della storia repubblicana, per 13 anni Presidente della Camera. Dei tanti profili intorno ai quali può essere indagata la sua biografia, emerge con forza il suo rapporto con le Istituzioni, il suo modo di interpretare e vivere il senso delle Istituzioni e lo spirito della Costituzione.

Non si tratta semplicemente di celebrare la qualità e l’autorevolezza dell’interpretazione del ruolo, si tratta anche di dare il giusto significato simbolico ad un percorso, o come usava dire Nilde, ad “una progressione “che portò una donna, figlia degli anni ’40 del ‘900, ad entrare prima nell’assemblea costituente poi ad assumere la guida della Camera dei Deputati. Un passaggio del suo intervento alla Camera il giorno dell’insediamento è assolutamente significativo.

“Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l'affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”.

In un certo senso quella “progressione” è anche la metafora di una nazione, che fu capace di far emergere una nuova giovane classe dirigente, a cui non mancava il legame profondo con il Paese ed anche con gli strati più popolari, una classe dirigente autenticamente figlia del proprio tempo, espressione alta e ambiziosa di un’Italia che - in uscita dalla guerra, travolta da macerie umane e materiali, da lacerazioni non sanate, divisa dalla Guerra fredda - riuscì ad esprimere  una generazione di donne e di uomini che presero sulle loro spalle l’Italia del dopoguerra, scrissero una nuova Costituzione e la accompagnarono, superando innumerevoli difficoltà, in un percorso di crescita progressiva della qualità della democrazia italiana.
Le donne hanno rappresentato un legame umano e politico che attraversa tutta la vita di Nilde, che intreccia esperienza individuale e collettiva, la vita privata e la vita pubblica. Nilde Iotti cresce in anni decisivi della vita del nostro Paese. La lotta antifascista, la nascita della Repubblica, la modernizzazione dell’Italia durante la guerra fredda.

In questo contesto il protagonismo delle donne è assolutamente centrale.
Credo che possiamo tranquillamente sostenere che il processo di emancipazione della donna nella società italiana si sia dipanato progressivamente e parallelamente ad un percorso politico e intellettuale che fa della sua vita, come si è detto “una storia politica al femminile“.
Le staffette partigiane sono l’innesco di un crescente protagonismo femminile, i gruppi di difesa delle donne, l’UDI, il CIF.
Nilde partecipa fin da molto giovane, assorbe l’entusiasmo, i valori, le istanze di emancipazione, le assume come parte integrante fondamentale della propria formazione e diventa indiscutibilmente un riferimento fondamentale dell’innovazione del pensiero sull’emancipazione femminile.
Credo che, nel ripercorrere la vicenda umana e politica di Nilde Iotti, non si possa prescindere dall’influenza di un percorso anche familiare.
Il padre Egidio, ferroviere, socialista prampoliniano, la madre Albertina Vezzani, casalinga che amava il Manzoni.

E’ la storia di una delle tante famiglie del dopoguerra, pienamente calata nel contesto di difficoltà e talvolta di miseria che attraversava quegli anni, ma che aveva ben chiaro una cosa: lo studio, la conoscenza era l’unica leva a disposizione degli ultimi per avviare un percorso di emancipazione, di libertà, per essere davvero padroni del proprio futuro.
E Nilde colse questo impulso che arrivava da una famiglia che, con  duri sacrifici, le aveva creato questa opportunità.
La formazione intellettuale di Nilde, il suo talento e la consapevolezza del suo valore non le tolse mai la capacità di stare in relazione autentica e diretta con le persone più semplici.
Ci sono passaggi nella vita politica di Nilde Iotti che credo non possano essere derubricati.
Il suo impegno, nella Costituente, sulla famiglia non contribuì soltanto alla scrittura dell’articolato, ma aprì la strada ad un percorso di riforme che incise in modo significativo negli anni successivi sui diritti delle donne, sulla legge sul divorzio, sull’aborto, e più in generale su una visione più progressiva e contemporanea della famiglia.

Nilde Iotti ci richiamò più volte, nella sua lunga esperienza politica al significato di quell'articolo 3 che meglio di tante altre Costituzioni al mondo seppe statuire il principio di libertà, di eguaglianza in modo prescrittivo, attribuendo alla Repubblica un concreto impegno in questo senso.
Il lavoro di elaborazione della Commissione Bicamerale per le riforme, se vogliamo dirlo con un po’ di obiettività, costituisce ancora oggi uno dei più avanzati tentativi di riforma della seconda parte della Costituzione. Tante di quelle idee, il rafforzamento del ruolo del primo ministro, la limitazione del potere di decretazione d’urgenza, la sfiducia costruttiva, un nuovo rapporto Stato Regioni, ed anche le sollecitazioni che la Presidente rassegnò alle Camere sulla necessità di addivenire alla riduzione dei parlamentari, ed al superamento del bicameralismo perfetto, sono solo alcune delle intuizioni che la Commissione elaborò nell’imminenza dell’avvio di Tangentopoli e ormai alle soglie dell’epilogo della prima Repubblica.
Intuizioni e bisogno di riforma ancora oggi in gran parte incompiute che dovrebbero indurre ad una riflessione per comprendere a fondo come la mancata modernizzazione del Paese, attualmente visibile sotto tanti aspetti, è storicamente connessa all’incapacità delle forze politiche di trovare la via di una adeguata innovazione del sistema istituzionale.

E, se ciò è vero, aveva ragione Nilde Iotti nel credere fermamente che la riforma delle Istituzioni non fosse solo un esercizio di ingegneria costituzionale, ma piuttosto un modo concreto per agire sulla qualità della vita di un’intera nazione.
Il rapporto e il dialogo speciale con il mondo cattolico accompagnò momenti significativi della sua esistenza, l’influenza della formazione universitaria, il rapporto di stima, e talvolta di frequentazione, con Giuseppe Dossetti dall’ingresso nella Costituente del ‘48 fino all’incontro del 1994 nei comitati per la difesa della Costituzione.

In fondo, in quell’incontro del 1994, tra due autorevolissimi costituenti, le cui traiettorie di vita si erano progressivamente divaricate, c’è forse l’embrione di un processo politico nascente, il cammino verso l’incontro tra il meglio della tradizione cattolico democratica e l’eredità del riformismo prampoliniano, la storia della Sinistra Reggiana e Italiana. Furono due reggiani ad incontrarsi, furono loro a segnare un passaggio importante che parlava al Paese e che aveva in Reggio Emilia un crocevia fondamentale della politica italiana.
La “Nilde” era ed è stata anche una grande reggiana. “Questa città di cui conosco perfino le pietre delle strade” scrisse Nilde a Togliatti nel lontano agosto 1947
Reggio Emilia ha una storia politica e culturale significativa nella vicenda italiana.

La città che ha dato i natali al Primo Tricolore, medaglia d'oro della Resistenza, in prima linea nella fase costituente. La città di Don Pasquino Borghi e dei Fratelli Cervi. 
La città di una imprenditoria straordinaria, della cooperazione, di una cultura del lavoro che ha accompagnato tutte le più importanti lotte operaie del secolo scorso. La città della buona educazione e dei migliori servizi sociosanitari.
Reggio è stata frequentemente crocevia della vicenda politica del nostro paese grazie anzitutto al modo in cui i reggiani hanno legato valori e principi al pragmatismo del proprio impegno.
Una città che ha superato sfide impegnative, ha incontrato successi e sconfitte, ma si è sempre rialzata. In fondo potremmo riconoscerle di essere rimasta  “sempre giovane”, di essere cresciuta restando anch’essa come la sua Nilde “una giovane dalle spalle larghe”. 
Perché come canta quella celebre canzone che abbiamo appena sentito e che in fondo tanto ci racconta e ci descrive

“ la storia siamo noi e nessuno si senta offeso.... siamo noi padri e figli... 
la storia non si ferma davvero davanti a un portone... 
Perché è la gente che fa la Storia
Quando è il momento di scegliere e di andare 
Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare”
Nilde Iotti non avrebbe compiuto la sua “progressione “ senza la sua città e Reggio non sarebbe come l’abbiamo conosciuta senza il contributo di una sua celebre figlia.
L’Italia ha potuto beneficiare della formazione di una nuova identità politica e culturale , civile e sociale grazie ad una donna come Nilde Iotti.
Cari ragazzi dedico a voi l’ultimo pensiero, perché è pensando a voi che abbiamo pensato a queste celebrazioni.
Lasciatevi appassionare da lei e dalla sua storia, perché è una storia bella e incredibilmente contemporanea.
È una storia Reggiana. E’ una storia italiana."