Alla scoperta dell'archivio storico delle Officine Reggiane

Data di pubblicazione: 15/10/2018

I volti, i documenti, le formule stringate dell’addetto amministrativo che indicano il giorno di assunzione, il reparto di assegnazione e le mansioni, il licenziamento e la riassunzione, un permesso, le ferie… Piccole\grandi tracce del lavoro e della vita di 22.000 persone: operai, impiegati, progettisti, dirigenti che dal 1904 al 1994 hanno speso i loro giorni, i loro ideali, la loro competenza e perizia, la loro fatica nei 600.000 metri quadrati di capannoni, uffici e servizi a Santa Croce di Reggio Emilia, nelle Officine Meccaniche Reggiane.
Quelle 22.000 cartelle personali sono state al centro di un intervento di riordino recentemente conclusosi con la loro catalogazione e inventariazione ed ora, nel rispetto delle leggi in materia archivistica e di privacy, dal prossimo 2 novembre sono consultabili – su richiesta con un apposito modulo reperibile al Polo archivistico di Reggio Emilia o sul Sito internet dello stesso Archivio Officine Reggiane - da parte di studiosi, ricercatori e famigliari degli stessi ex dipendenti.

Il modulo di consultazione, compilato, andrà consegnato al Polo archivistico che - qualora la documentazione esista ancora: non vi è certezza assoluta, i documenti hanno attraversato un secolo e, la maggior parte di essi, due guerre mondiali con bombardamenti pesantissimi - metterà a disposizione la Cartella richiesta nell’arco di 5 giorni lavorativi.
E’ l’esito recente forse più significativo della prosecuzione del progetto di salvaguardia, riordino e valorizzazione dell’Archivio storico delle Officine Reggiane – disegni tecnici, lucidi, fondo fotografico, cartelle del personale, libri sociali, video e oggetti – donato dall’imprenditore commendator Luciano Fantuzzi, ultimo proprietario delle Officine Reggiane, al Comune di Reggio Emilia.
Quelle cartelle sono un emozionante ‘ritorno al presente’, una riemersione alla vita della città e del nostro tempo di pezzi di storie di quelle persone, protagoniste per un secolo, il Novecento, della grande fabbrica giunta ad essere la quarta in Italia dopo Fiat, Breda e Ansaldo, dando lavoro e vivendo del lavoro di poco meno di 12.000 dipendenti nella fase di massima espansione, nei primi anni Quaranta.

Hanno detto

Un esito comunicato sabato 13 ottobre alla città, nel corso del primo R-Day, porte aperte all’Archivio Officine Reggiane ai Chiostri di San Domenico, a cui è intervenuto il sindaco Luca Vecchi insieme con il direttore della Biblioteca Panizzi Giordano Gasparini e il direttore del Polo archivistico Massimo Storchi di Istoreco, la responsabile dello Spazio Gerra Stefania Carretti e il vicepresidente del gruppo Iren Ettore Rocchi.

“Dopo le due apprezzate mostre sull’Archivio delle Reggiane realizzate allo Spazio Gerra – dice il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi – avevamo assicurato che la trama, che unisce l’eccezionale patrimonio storico delle Officine alla città e ai reggiani, non si sarebbe interrotta, ma anzi sviluppata e consolidata. Questo R-Day 1, questa giornata open per tutti, lo conferma, con le sue iniziative di divulgazione, approfondimento e visita dei fondi Reggiane; con il lancio della campagna Art Bonus per il recupero di materiali d’archivio e l’Invito ai reggiani a segnalare e, se vorranno, donare oggetti e documenti storici sulle Reggiane in loro disponibilità al fine di accrescere con un fondo ulteriore la dotazione dell’Archivio; con la presentazione sia del nuovo sito internet sull’Archivio stesso, sia dell’Archivio digitalizzato ad uso degli studiosi. Ma non solo: questa trama, questo legame vitale trova oggi un contatto ancora più forte attraverso le persone, con l’operazione sulle Cartelle del personale, che parlano appunto di persone, di storie personali nella più ampia storia collettiva della fabbrica e della città, e che vengono, nei limiti e nel rispetto dovuti, ripresentate all’attenzione di studiosi e famigliari dei dipendenti. Un fatto unico, di rilevo quale fonte storica e sotto il profilo della relazione umana ed affettiva, un’opportunità di contatto e unione fra generazioni diverse.

“Di questo lavoro scientifico e di riflessione consapevole sulla Memoria collettiva delle Reggiane, che si affianca a quello di recupero e nuova destinazione dei capannoni del Parco Innovazione – ha proseguito il sindaco - siamo grati ad Istoreco, alla Biblioteca Panizzi, allo Spazio Gerra, all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e ad istituzioni quali la Sovrintendenza archivistica dell’Emilia-Romagna e l’Istituto centrale per gli Archivi, a Fondazione E35 e a Stu Reggiane spa, ad Iren che sostiene con un fondamentale contributo economico l’operazione ‘Archivio Reggiane’. E ringraziamo fin d’ora coloro che attraverso Art Bonus e donazioni storiche vorranno contribuire a questo progetto di recupero e valorizzazione archivistica, così importante per Reggio Emilia e per la storia del lavoro, dell’innovazione e dell’industria italiana ed europea. Le Reggiane sono state, possiamo dirlo con la prova dei fatti testimoniati da questo Archivio, un ‘politecnico’ di ricerca applicata e un primario motore industriale del territorio e del Paese, un luogo di umanità e idealità: caratteristiche che fanno delle Reggiane un bene comune e una fonte continua di conoscenza”.

Le cartelle del personale

Dell’intero Archivio storico Officine Reggiane, la parte più voluminosa è quella relativa al Personale e alla sua gestione, che da sola ha una consistenza di circa 200 metri lineari.
All’apice del loro successo industriale, durante la seconda guerra mondiale, la ‘Officine Reggiane’ aveva quasi 12.000 dipendenti, ma nel suo intero secolo di vita i suoi lavoratori sono stati molti di più: 6.000 durante la prima guerra mondiale, 5.000 all’epoca della liquidazione coatta (1951) e migliaia di altri nei decenni successivi. Dipendenti che provenivano non solo da Reggio Emilia, ma da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. L’ufficio personale raccoglieva non solo i loro nomi, ma anche la loro storia professionale: assunzioni, specializzazioni, mansioni, raccomandazioni e promozioni, licenziamenti, premi e punizioni, infortuni, in certe fasi anche orientamenti politici e poi stipendi, contribuzioni, costi assicurativi.
Alcuni di loro erano famosi, come l’asso dell’aviazione Pietro Scapinelli, ma la maggior parte era composta da normali lavoratori, padri e madri di famiglia, orgogliosi di lavorare in una grande azienda, vanto di un’intera città.

Gli oltre 22.000 fascicoli individuali sono collocati in ordine alfabetico e distinti fra operai, quadri e dirigenti. Ciascuno di essi racconta la storia personale e lavorativa del dipendente. Le schede individuali che documentano gli stati di servizio, assieme ai singoli fascicoli, rappresentano una fonte di informazione significativa per la quantità e la varietà delle registrazioni riportate e costituiscono lo strumento primario e corrente di informazione sui lavoratori, che l’organizzazione aziendale tiene costantemente aggiornati. Proprio per questa loro specificità, le cartelle del personale consentono di ricostruire diacronicamente intere storie di lavoro, durate anche decine di anni.
Una parte consistente del materiale afferente al personale riguarda anche le condizioni generali del lavoro: la sicurezza, l’infortunistica, la protezione della salute e dell’ambiente. Conservati in raccoglitori e fascicoli, si trovano inoltre carteggi inerenti a disposizioni interne, leggi e normative, attività, verbali del comitato di sicurezza, accordi con le rappresentanze sindacali.
Storici, ricercatori e cittadini potranno consultare i fascicoli dei dipendenti rivolgendosi al Polo Archivistico, secondo le modalità previste dalle disposizioni di legge in materia archivistica e di privacy.

Il fondo fotografico

Le Officine Reggiane, tra il 1937 e il 1981, hanno raccolto un ingente numero di scatti fotografici che testimoniano e raccontano la vita dell'azienda e dei propri dipendenti. Il fondo è costituito da 21.124 immagini, tra negativi su lastra e su pellicola, fotografie a colori e fotografie in bianco e nero, contenuti in 65 scatole di legno e 2 scatoloni, che documentano visivamente la storia secolare dell’azienda. Questi materiali sono stati salvati dalla distruzione cui erano destinati dopo la chiusura delle Officine e, donati al Comune tra il 2011 e il 2013, sono attualmente conservati nel Polo archivistico. A questo primo fondo storico si è aggiunto nel 2016 un nucleo di circa 3.000 negativi su lastra di vetro appartenuto a Renato Losi, professionista di cui l’azienda meccanica si avvalse in particolare tra gli anni Quaranta e Cinquanta.
I negativi su lastra e le stampe raccontano la lunga vita, la produzione, le difficoltà e le conquiste di una grande impresa, oltre che tutte le attività organizzate per lo svago dei dipendenti: gite, attività sportive, mostre aziendali, iniziative per i bambini e molti altri istanti di vita fuori e dentro l'azienda.

Attualmente sono consultabili oltre 15 scatole di fotografie e album fotografici, per i quali si è terminato il processo di pulitura e restauro. Fra le diverse serie,si segnala per importanza l’interessante quella sui “Danni di guerra”, che documenta i danneggiamenti subiti a seguito dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, che vennero allegate alle domande di risarcimento.
Il lavoro di recupero di questo patrimonio, iniziato da qualche anno, è lungo e molto delicato. I materiali che compongono questa sezione dell’Archivio sono stati trovati in un iniziale stato di precaria conservazione dovuta alla permanenza prolungata negli ambienti abbandonati che un tempo costituivano gli stabilimenti di produzione. Il restauro e la catalogazione di questo materiale, tutt'ora in progress, permetterà di ricostruire un percorso che racconti momenti e progetti dell'azienda che ha caratterizzato la vita di Reggio Emilia.

I disegni tecnici

In 13 casse di legno e 3 cassettiere sono conservati migliaia di disegni tecnici realizzati dalle Reggiane in quasi 100 anni. Ogni singolo pezzo costruito all’interno della fabbrica doveva essere disegnato e catalogato, con la data, il nome del disegnatore e la descrizione dell’oggetto, fosse esso un semplice bullone o il progetto di un aeroplano. Nelle 13 casse sono contenuti principalmente i progetti aeronautici, dal RE 2000 al RE 2006, che sono sempre stati oggetto di particolare curiosità e attenzione da parte dei ricercatori. È noto, infatti, tra il 1935 e il 1944/45 - periodo in cui le Reggiane facevano parte del gruppo Caproni - lo sviluppo del settore aeronautico militare, che in quegli anni diede lustro alla produzione dell’azienda sia a livello nazionale che internazionale. La serie che costituisce una testimonianza preziosa di quell’attività è stata per oltre 70 anni gelosamente custodita all’interno dei depositi dell’azienda, inaccessibile agli studiosi, se non per rare eccezioni, al pari di tutto il resto della documentazione.
Il primo intervento, realizzato per poter rendere fruibili al pubblico disegni e lucidi, è stata l’apertura delle casse, al fine di verificarne il contenuto e procedere ad un primo conteggio dei disegni e constatare la qualità della loro conservazione. Quasi tutti i disegni e lucidi si presentavano arrotolati su se stessi o a gruppi ed è stato necessario srotolarli uno alla volta, separarli, spolverarli, numerarli e descriverli.
I primi ad essere stati oggetto di un intenso lavoro di restauro e catalogazione sono stati i 128 lucidi del caccia RE 2006 che sono ora consultabili nella loro versione digitale.

Archivio digitale reggiane

Le Officine Meccaniche Reggiane, affermatesi nella prima metà del Novecento come centro di ricerca, progettazione e produzione meccanica d’avanguardia, occupano una posizione di assoluto rilievo nella storia dell’industria e della tecnologia e costituiscono un patrimonio culturale di grande valore sia per la comunità locale, sia a livello nazionale.
L’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore) ha quindi accolto e fatto proprio con entusiasmo, nei primi anni del Duemila, il progetto dell’ingegner Paolo Riatti e del padre Adriano volto a realizzare, presso la Mediateca della Biblioteca universitaria di Reggio Emilia, un Archivio digitale di materiale documentale di varia tipologia che testimoni e illustri la stagione delle Officine Reggiane, vera struttura “politecnica” di ricerca applicata e primario motore industriale del territorio. È andato così realizzandosi l‘Archivio digitale Reggiane (ArDiRe), dando vita a un percorso di raccolta e valorizzazione di varie fonti (manuali, fotografie, filmati d’epoca, progetti… ), che ha visto convergere sul progetto non solo studiosi e ricercatori, ma anche collezionisti, modellisti, restauratori, fotografi, artisti: un mondo di appassionati che, su base esclusivamente volontaria, ha consentito di mettere a disposizione degli interessati un ricco patrimonio archivistico che, alla data attuale, conta oltre 22.400 documenti digitalizzati, catalogati e ora consultabili nella sede del Polo archivistico comunale, dove sono stati recentemente trasferiti allo scopo di unificare e rendere organico un “patrimonio digitale” all’interno del quale confluiranno i materiali delle altre sezioni dell’Archivio storico delle Officine Reggiane.

Sito internet

Il sito internet www.archivioreggiane.it offre un’efficace, agile ed esaustiva panoramica sulla storia, i protagonisti e le produzioni delle Officine.
Aperto a ulteriori sviluppi e integrazioni, il sito è stato concepito per far conoscere i materiali e le attività dell'Archivio e per mettere a disposizione informazioni in particolare per cittadini e scuole. Ha una veste accattivante, è ricco di foto e agilmente consultabile sumobile.

I molti materiali sono suddivisi in 5 sezioni, ognuna delle quali illustrata da foto-gallery, testi e video: la Storia delle Officine Reggiane - suddivisa nelle sottosezioni ‘Le Reggiane in capitoli’ con dati storici in ordine cronologico e ‘La produzione’ dove si esplora la storia in base ai prodotti realizzati (fra cui treni, aerei, gru per porti e scali ferroviari, armamenti, macchinari per zuccherifici, pastifici e dissalatori, trattori e altri mezzi agricoli), il Patrimonio (fondo fotografico, audiovisivo, fascicoli personale, libri amministrativi e contabili, disegni tecnici… ), l’Archivio digitale Reggiane (ArDiRe), le Attività che porta avanti l'Archivio (mostre, eventi, didattica) e una scelta ampia di saggi, contributi video, audio e interviste per approfondire; infine la sezione Partecipa con le info su Art Bonus, contributi di oggetti e documenti storici, accesso ai vari servizi e moduli. Insomma www.archivioreggiane.it è il luogo in cui tutti possono avvicinarsi alla storia delle Reggiane.

Donazioni di documenti e oggetti storici 

Al fine di incrementare ulteriormente il patrimonio già consultabile presso il Polo Archivistico, si invita chiunque possegga documenti, fotografie, filmati, oggetti e altro ancora, inerenti la storia delle Reggiane, a donarli, in originale o in copia, all’Archivio storico Officine Reggiane.
I documenti così raccolti andranno a formare un fondo apposito, creato dagli stessi cittadini per raccontare la storia della grande fabbrica, che verrà conservato e valorizzato nell’ambito delle iniziative dell’Archivio Reggiane.
Sul sito www.archivioreggiane.it, alla sezione Partecipa, è possibile scaricare il modulo per un primo contatto e appuntamento dei donatori. Il modulo può essere inviato all’indirizzo michele.bellelli@comune.re.it, oppure consegnato in formato cartaceo al Polo Archivistico, Via Dante Alighieri 11, Reggio Emilia.

Art BonusCon una donazione è possibile contribuire concretamente a finanziare il restauro dei materiali dell’Archivio e le attività di promozione e valorizzazione del patrimonio.

Come funziona Art Bonus?
Con il D.L. 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni nella Legge 29 luglio 2014, n. 106, è stato introdotto un credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura (“Art – Bonus”).
In particolare il credito d’imposta del 65% è riconosciuto per le donazioni a favore di:

  • Interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;
  • Musei, siti archeologici, biblioteche e archivi pubblici;

Risultano beneficiari del credito d’imposta:

  • le persone fisiche e gli enti non commerciali nei limiti del 15 per cento del reddito imponibile (fruiscono del beneficio tramite dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata effettuata l’erogazione liberale);
  • i soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui (fruiscono del beneficio in compensazione, a scomputo dei versamenti dovuti, da effettuarsi con il modello di pagamento F/24 – codice tributo 6842).

La ripartizione del credito d’imposta avviene in tre quote annuali di pari importo.

Come contribuire?
È possibile sostenere uno o più progetti con una donazione minima di 20 euro.

Per effettuare la donazione è necessario fare un bonifico bancario indicando:
Comune di Reggio Emilia
IBAN IT38 C 02008 12834 000100311263
Per bonifici dall’estero usare anche il CODICE BIC/SWIFT: UNCRITM1447
Causale: ART BONUS L. 106/2014, C.F. [inserire il proprio codice fiscale], donazione al Comune di Reggio Emilia per[indicare il progetto di riferimento]


Per ottenere la detrazione del 65% sarà sufficiente conservare la ricevuta del versamento ed esibirla in sede di dichiarazione dei redditi o di eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Il nome del donatore comparirà nell’elenco sul sito nazionale dell’Art Bonus in corrispondenza dell’intervento finanziato.
Se si desidera che il proprio nome non compaia nella lista dei donatori, occorre specificare tale volontà scrivendo un’email all’indirizzo artbonus@municipio.re.it.
Chi fosse interessato a sostenere più progetti dovrà fare un bonifico specifico per ciascuno di essi, indicando di volta in volta nella causale il nome dell’intervento scelto.