Reggio per Emilia 2020/2021

Ultimo Aggiornamento: 04/23/2021

“La cultura non si ferma”: con la graduale riapertura degli spazi dedicati alla cultura, Reggio Emilia riprende il filo interrotto nella primavera 2020 e porta il suo contributo a  Emilia 2020/2021il programma della Regione Emilia-Romagna nato in seguito alla proclamazione di Parma a Capitale Italiana della Cultura 2020+2021 per promuovere congiuntamente le opportunità culturali offerte dai territori di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, riuniti nella Destinazione Turistica Emilia. Emilia 2020-2021 si pone l’obiettivo di valorizzare le eccellenze distintive delle tre città e la visibilità interna e internazionale del territorio nel suo complesso.

Reggio per Emilia 20/21 è il progetto promosso dal Comune di Reggio Emilia insieme alle istituzioni culturali della città che declina, con approccio interdisciplinare, i valori identitari, le esperienze e le competenze specifiche di Reggio Emilia in un ricco programma di eventi e iniziative in via di definizione

Dal teatro alla danza, dalla musica al cinema, dall’arte alla fotografia il programma mostra un’attenzione a tutti gli ambiti di espressione artistica e intellettuale con un occhio focalizzato sulle nuove produzioni e sulla ricerca. Il programma può subire variazioni in relazione all'emergenza sanitaria da Covid-19.

Il Diritto alla Bellezza e alla cultura è la strada con la quale Reggio Emilia vuole impostare la sua idea di città: accogliente, ospitale, contemporanea, per tutte e tutti.
A Reggio Emilia la cultura non starà al suo posto nei luoghi, nei modi, negli allestimenti, nei temi.
Special sponsor del progetto è Iren. Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna e di Camera di Commercio di Reggio Emilia, Fondazione Manodori, Unindustria Reggio Emilia e Legacoop Emilia Ovest.

"Il momento complesso che stiamo vivendo ha avuto e avrà conseguenze enormi per il mondo della cultura e dello spettacolo, caratterizzati da sempre da una fruizione nel segno della vicinanza e dalla partecipazione.
Dalla primavera 2020 l’intero settore è stato messo in ginocchio: siamo stati costretti a chiudere musei, biblioteche, teatri e cinema, ad annullare gli appuntamenti, gli spettacoli, i laboratori e le mostre. Abbiamo reagito rendendo il patrimonio culturale e le proprie attività accessibili attraverso piattaforme digitali, ci siamo alfabetizzati a livello informatico ad una velocità inaspettata, ma abbiamo dovuto rinunciare per mesi ad alcune parti fondamentali del fare cultura: la materia, la presenza, la relazione.
Nei processi di ripartenza post Covid–19 che stanno coinvolgendo a più riprese la nostra contemporaneità, la cultura ha dimostrato di rivestire un ruolo prioritario. I linguaggi dell’arte e della cultura spinti su questa contemporaneità possono contribuire nella proiezione di un futuro cosi mutevole e incerto.
Si impone tuttavia un ripensamento di una parte del programma culturale di mandato e l’elaborazione di una strategia che punta su una visione della città che tenga conto di questo tempo. Crediamo di avere davanti una opportunità, quella di accendere i sentimenti e gli immaginari per cui da sempre si scrivono libri, si dipingono pareti o quadri, e si creano spettacoli, facendo uscire forte il respiro della cultura dalla terapia intensiva del multimediale cui è stata sottoposta in questi mesi di emergenza.
Dobbiamo uscire dall’encomiabile implosione negli schermi del computer in cui tutti, dai più grandi ai più piccini ci siamo buttati, per andare verso una incerta scoperta di gesti autentici che non ci intrattengano, ma contribuiscano a trovare nuovi significati.
È necessario creare nuovi contenuti anche dal punto di vista organizzativo, manageriale, dell’economia della cultura. Dobbiamo recuperare uno spazio di riflessione su cosa significhi “fare” cultura in questo momento: cosa non possiamo perdere e cosa abbia senso fare.

orchestra sinfonicaSiamo davanti a un repentino forzato e colmo passaggio dall’evento-spettacolo all’arte come esperienza intima e relazionale (fruizione versus scambio). Alla metamorfosi dal sentirsi insieme perché parte di un evento, al condividere intimamente un progetto, una performance, una creazione.Il Diritto alla bellezza è la strada con la quale Reggio Emilia vuole impostare la sua idea di città. Una città in cui al centro della progettazione culturale c’è la persona e la cultura è vettore di democrazia: invita a guardare con più attenzione, a valutare, a riflettere, creando le condizioni per generare conoscenza, comprensione e consapevolezza.
Reggio Emilia ha firmato due anni fa il Manifesto del Diritto alla Bellezza un anno fa, e firmandolo si è assunta un impegno: esercitarsi alla bellezza come diritto, un diritto nel quale abitano la dignità, l’uguaglianza, il dialogo e gli abbracci fra mondi diversi che inevitabilmente convivono. Se la Bellezza è un diritto, dobbiamo fare un ulteriore passo, e dichiarare che è anche, e forse soprattutto, un dovere. Un dovere della Amministrazione a non ledere questo diritto, e fare progetti e scelte volte a garantire bellezza ai cittadini e alle cittadine.

A Reggio Emilia la cultura non starà al suo posto. Non starà al suo posto nei luoghi, nel modo, negli allestimenti, nei temi.
Metteremo a sistema le diverse realtà per una nuova idea di cultura che diventi bisogno primario del cittadino e accessibile a tutti. La cultura dovrà essere interessante, attraente, utilizzare codici e linguaggi contemporanei. Valorizzeremo progetti che favoriscano la partecipazione e l’accoglienza, che siano orientati al coinvolgimento di persone fragili.
Ora sono emersi alcuni altri obiettivi prioritari come:

  • valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale della città;
  • sostenere la produzione culturale e creativa contemporanea nei diversi ambiti disciplinari;
  • stimolare il protagonismo privato delle organizzazioni locali no profit;
  • arricchire l’offerta culturale della città durante tutto l’anno solare e diffonderla anche nei quartieri e nelle aree periferiche, per rigenerare zone problematiche della città e migliorare la coabitazione urbana promuovendo l’innovazione sociale;
  • favorire la partecipazione di tutti e l’integrazione di giovani, anziani, persone con disabilità, persone con fragilità sociale o economica nella fruizione e partecipazione a percorsi-progetti interculturali.

Per dare risposta alle esigenze e ai suggerimenti emersi dai tavoli partecipati dei mesi scorsi e per rimarcare quanto per me sia fondamentale sostenere e incentivare la crescita di un sistema cittadino plurale e di qualità abbiamo voluto dar vita ad un nuovo bando comunale Cultura #Re20/21 che ha messo a disposizione di associazioni ed enti del Terzo settore risorse concrete e consistenti, significativamente maggiori rispetto alle edizioni passate. Quasi 200.000 euro investiti su progetti culturali nei diversi ambiti disciplinari. Gli obiettivi del bando sono molteplici e rispondono alla promessa che la cultura ha fatto alla città: non restare al suo posto. Si è richiesto così alla platea di interlocutori di immaginare nuovi temi, modi e spazi per fare e fruire cultura, con attenzione alle riflessioni messe in campo dall’emergenza sanitaria.

Inoltre stiamo lavorando su un piano concreto per incentivare il Turismo, realizzato con tutte le associazioni di categoria, credendo che proprio in questo momento farlo abbia senso. Provocatoriamente dico che cercheremo viaggiatori e non turisti. Lavoreremo sul potenziamento del turismo esperienziale e responsabile, del turismo accessibile e di prossimità. Reggio ovviamente non deve e non può competere con le grandi città d’arte sul piano della quantità di grandi opere: ma abbiamo altre possibilità per diventare una meta attrattiva: quel tipo di turismo ha rivelato le sue fragilità, ci racconta di città svuotate e oggi quasi deserte.Dobbiamo ripercorrere le nostre parole chiave, la nostra storia e i nostri valori. Prima di tutto siamo noi reggiani a dover trovare questa consapevolezza.A Reggio Emilia ci interessano i viaggiatori, che non “consumino”, ma che al contrario “vivano” la nostra città, con rispetto. Che abbiano la curiosità di visitare una mostra di arte contemporanea, un edificio o uno spazio riqualificato, che si fermino ad apprezzare uno spettacolo a Teatro, a visitare i Musei Civici, la Basilica della Ghiara o i nostri bellissimi Chiostri di San Pietro, che siano interessati anche un caseificio, un’acetaia, le nostre colline o l’area silenziosa del fiume Po, persone che scoprano che a Reggio è una città gentile, dove si può passeggiare a piedi, dove ci si può rilassare camminando nelle nostre piazze e nelle nostre strade senza auto, in una dimensione serena di slow time e slow food, con una gastronomia di eccellenza riconosciuta in tutto il mondo.

Piazza della vittoria E scoprire che la nostra città sa essere indimenticabile. Guido Piovene lo evidenzia in Viaggio in Italia: “Tuttavia non ho trovato in Emilia una città più interessante. Sotto la superficie opaca, vi è una densità umana, una capacità d’estro e d’impulso, che oltrepassano di gran lunga la poesia facile d’altre città più celebri per bellezze convenzionali. ...la popolazione di Reggio è tra le più cortesi, generose, ospitali.”

Annalisa Rabitti
Assessora alla Cultura e al Marketing territoriale, alle Pari opportunità e Città senza barriere del Comune di Reggio Emilia