storia dell'edificio
Il complesso monumentale dei Chiostri di S. Domenico, detto anche "degli Stalloni", è di certo una delle aree del centro storico cittadino più interessanti dal punto di vista storico-architettonico. I Chiostri di San Domenico occupano più di un ettaro del centro storico cittadino (13.400 mq. Complessivi compresa la Chiesa di San Domenico, di cui 10.430 mq. di proprietà comunale), con 4460 mq. di superficie costruita coperta, 7.560 di superficie costruita calpestabile (fra piano interrato, piano terra e primo piano) e 5.970 mq. fra cortili, chiostri monumentali ed area verde (ex-galoppatoio, ora area del cinema estivo).
Età romana
All'interno dell'area oggi occupata dai Chiostri sorgevano alcune ville patrizie.
1233
Viene posata la prima pietra della Chiesa del Gesù (San Domenico), primo fra i conventi domenicani dell'Emilia Romagna.
XV sec.
Primo importante ampliamento della chiesa e del convento, attribuito al Casotti.
1509
Istituzione del tribunale dell'Inquisizione che servirà anche la Diocesi di Parma; una parte dei locali del convento che si affacciano su Piazza San Domenico viene adibita a prigioni. XVI sec.
Ampliamento del convento con costruzione del chiostro grande.
1565
I monaci cedono una porzione dell'area su via Samorotto alla Comunità per costruire case per i soldati.
1614
Ulteriore sopraelevazione della Chiesa con l'aggiunta del fregio monocuspidale.
1702
Inizia la decadenza del convento con l'entrata in Reggio, il 27 luglio, dell'armata gallo-ispanica; vengono occupati la chiesa ed il convento e destinati ad ospedale militare ove si raccolgono fino ad ottocento malati.
1760
Una prima anticipazione alla destinazione del complesso a deposito cavalli è data da una relazione in cui si sottolinea l'esigenza di trasformare una parte dei locali per acquartierare 18 cavalli.
1796
Definitiva soppressione del convento. gli edifici del monastero sono adibiti a ricovero per le truppe;
1814
L'architetto del Comune Domenico Marchelli esegue il primo rilievo del complesso, cui accompagna tre progetti per la sistemazione dei locali relativi.
1816-17
Vengono eseguiti diversi lavori per l'adeguamento dell'ex-convento ad uso degli ufficiali estensi.
1860
Il 19 settembre il Comando generale dei Depositi cavalli stalloni di Torino chiede al Comune di Reggio l'uso dei fabbricati di S. Domenico per l'impianto di un acquartieramento di animali. I piani del futuro Deposito stalloni sono progettati dagli ingegneri Tegani e Bergonzi.
1861
Gli edifici del monastero sono adibiti a Deposito Stalloni.
1867
Nuovi lavori vengono intrapresi per alloggiare 10 stalloni in più e portare così il numero complessivo a 63, si realizzano i locali denominati "Castelvecchio".
1872
Vengono studiati due progetti di ampliamento per accogliere 30 stalloni in più. I nuovi ambienti vengono denominati "Castelnovo" e costituiscono l'ala su via Zaccagni.
1903-4
Viene costruita la tettoia per la monta (Sala delle carrozze) a seguito della convenzione tra il Comune e la Curia per la chiusura delle cinque finestre nel muro di confine sud.
1916-17
Avviene il definitivo ampliamento degli impianti del Deposito con la costruzione dei fabbricati nell'area dell'Orto di S. Pietro, su progetto dell'ingegnere Poli del Comune.
1929
Il Deposito viene chiuso all'esterno con il muro e la cancellata ancora esistenti.
1935-36
Viene realizzata la parte detta della "Mascalcia", su area acquistata dalla proprietaria privata signora Ferrari.
1944
L'incursione aerea dell'8 gennaio distrugge quasi totalmente le strutture del Deposito situate a levante della via Campo Samarotto.
1946
Iniziano i lavori di riattamento dei fabbricati
1954
Il Deposito passa alle dipendenze del Ministero dell'Agricoltura come Istituto di incremento ippico.
1955
Vengono eseguiti lavori di adattamento di alcuni locali per adibirli ad appartamenti.
Fine anni Settanta L'insediamento nel complesso di S. Domenico dell'istituto per l'incremento ippico è in contrasto con le indicazioni di P.R.G. e con quanto vi si prevede circa il Centro Storico, per ragioni sia di carattere igienico-sanitario che urbanistiche.
1980-81
Avviene il definitivo trasferimento dell'Istituto di incremento ippico nella sede di Ferrara; il complesso rimane nella completa disponibilità del Comune.
L'originalità dei Chiostri di San Domenico deriva soprattutto dalla loro particolare vicenda storica: convento domenicano fino alla seconda metà del XVIII secolo, caserma delle truppe estensi fino al 1860, Regio Deposito Stalloni fino al 1945, Istituto per l'incremento ippico fino al 1970-80,destinazioni varie fino al 1990. L'impianto urbanistico dell'antico convento è rimasto intatto con la teoria dei due chiostri monumentali: chiesa, chiostro piccolo a ridosso della chiesa e chiostro grande fra il chiostro piccolo e via Dante Alighieri. Ma il complesso è stato poi completato con l'aggiunta dell'ala Castelnovo fra le vie Zaccagni e Dante, del complesso delle ex-rimesse e del muro di cinta fra le vie Dante e Samarotto. All'interno sono ancora in buona parte visibili le antiche strutture di uno dei due chiostri. Nel passaggio fra il primo ed il secondo cortile, due lunette recano tracce di dipinti a fresco seicenteschi; in uno si ravvisa " Cristo e una santa Domenicana", nell'altro" la Madonna e alcune Domenicane". L'impianto urbanistico dell'antico convento è rimasto intatto con la teoria dei due chiostri monumentali: chiesa, chiostro piccolo a ridosso della chiesa e chiostro grande .
immagine di San Domenico
San Domenico del frate domenicano Giovanni da Fiesole (il Beato Angelico, sec. XV).
immagine di Nobili
Lapide in memoria di Carlo Nobili su una parete dell'ex Chiostro Grande.
Opuscolo.jpg
Frontespizio dell'opuscolo di Guglielmo Gherardi Sul modo di migliorare in breve la razza equina in Italia, Reggio Emilia, 1874.

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