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      L'ARIA SERENA DELL'OVEST
   

Silvio Soldini

       
       

Soggetto: Silvio Soldini, Paola Candiani; sceneggiatura: Silvio Soldini, Roberto Tiraboschi; fotografia (35 mm, colore): Luca Bigazzi; montaggio: Claudio Cormio; musica: Giovanni Venosta; sce nografia e cosumi: Daniela Verdenelli; interpreti: Fabrizio Bentivoolio (Cesare), Patrizia Piccinini (Veronica), Antonella Fattori (Irene), Ivano Marescotti (Tobia), Silli Togni (Clara), Roberto Accornero (Mario), Olga Durano (Rosa); produzione: Daniele Maggioni per Monogatari; distribuzione: Mikado; origine: ltalia/Svizzera, 1990; durata: 102'.

       
       

(Milano, è l'alba. Olga esce di soppiatto dall'appartamento di Cesare, con cui ha passato la notte, e se ne va. Dimentica la sua agenda, rigonfia di foglietti vari e contenente anche un biglietto della lotteria. Più tardi: Tobia e sua moglie fanno colazione nel loro lussuoso appartamento prima di recarsi al lavoro; la radio diffonde notizie sulla rivolta studentesca di Pechino. In azienda Tobia litiga con il suo capo, dopo aver rifiutato la commercializzazione di un prodotto le cui analisi non sono ancora terminate, e si prende due settimane di ferie. Irene, in profonda crisi con il marito, che ha dovuto seguire controvoglia a Milano, torna a Siena per un giorno, ma non basta certo questa breve fuga a ridarle tranquillità. Cesare cerca di rintracciare Olga, che in realtà si chiama Veronica, fa l'infermiera e ogni notte cambia nome per tuffarsi nel divertimento da discoteca, agganciando occasionali accompagnatori. Non riuscendo nel suo intento, Cesare butta l'agenda, tenendosi però il biglietto della lotteria; passando casualmente per le mani di Irene, l'agenda finisce altrettanto casualmente in quelle di Tobia e, dopo che questi è stato ricoverato in ospedale in seguito a un'aggressione, finisce per tornare alla legittima proprietaria. Le peripezie dell'agenda contribuiscono alla formazione delle due coppie Cesare-Irene e Tobia-Veronica: rapporti che si riveleranno ben presto senza futuro. Nonostante i dilemmi esistenziali, Irene e Tobia finiranno per rientrare nei rispettivi ménages familiari; Cesare, dopo aver vinto alla lotteria con il biglietto trovato nell'agenda, finirà per rinunciare ai suoi progetti di ricerca etnologica e accetterà il posto di dirigente nell'azienda di cosmetici per cui prima lavorava come intervistatore. Veronica, tornata alla sua condizione di single, trova lavoro in uno stabilimento termale all'estero (vi si parla francese); comprata una nuova rubrica, vi ricopia dalla vecchia agenda i numeri che ancora le interessano.

       
        Milano compare nelle prime inquadrature de L’aria serena dell’ovest come un insieme di linee che si intersecano: quelle dei palazzi che galleggiano immobili nella luce azzurrina dell’alba, quelle dei fili della luce che tagliano il quadro in modo espressivo, quelle dei semafori lampeggianti, unico inquietante segnale di vita in un paesaggio che sembra voler esaltare al massimo, alla maniera di Antonioni, l’indifferenza dell’inorganico. È fredda la Milano di Soldini, fredda e attraente. Irresistibile per una mdp che spesso si distrae, lascia i personaggi alle loro azioni per perdersi nelle geometrie misteriose di architetture grige. Quasi fosse lì la soluzione di tutto, quasi i significati fossero confusi tra le linee e le forme delle cose, come in un giochino ottico da parole crociate. Come nel cortometraggio D’estate, in cui la città nasconde e rivela dettagli significanti, e la protagonista trova magiche e inaspettate corrispondenze tra il paesaggio urbano e la sua vita interiore. Città, geometrie e destino. Nell’Aria serena i percorsi dei personaggi per le strade di Milano si incrociano. Ripresi dall’alto, nello spazio delimitato e ristretto di un attraversamento pedonale, Tobia e Irene, senza conoscersi, si sfiorano; in un buio sottopassaggio si rincontrano per un momento Irene e Veronica; agghiacciati dal neon di un vagone della metropolitana si guardano e non si riconoscono, invece, Cesare e Veronica. Gli itinerari sembrano essere decisi, obbligati: la flânerie è illusoria, il destino di ognuno resta impigliato tra le geometrie della città. Da questa Milano si vuole andar via. In Un’anima divisa in due la decisione è radicale: un’improvvisa accelerata del motore e per Pietro e Pabe Milano resta alle spalle, incubo nebbioso di grandi magazzini e strade al monossido di carbonio. Nell’Aria serena, invece, i personaggi resteranno prigionieri di case senz’aria, matrimoni inutili e tristi prospettive di carriera a sognare il sole di Siena, lo stretto di Panama e il Louvre di Parigi.