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      LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO
(Episodio da BOCCACCIO ‘70)
   

Federico Fellini

       
       

Sceneggiatura: Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano, con la collaborazione di Brunello Rondi e Goffredo Parise; fotografia: Otello Martelli; scenografia.: Piero Zuffi; musica: Nino Rota; montaggio: Leo Catozzo; interpreti: Peppino De Filippo (il Dottor Antonio Mazzuolo), Anita Ekberg (la donna del cartellone), Antonio Acqua (il commissario), Eleonora Nagy (la bambina), Donatella Della Nora (sorella del Dottor Antonio); produzione: Carlo Ponti per Concordia Compagnia Cinematografica / Cineriz / Francinex / Gray Films; origine: Italia/ Francia, 1962; durata: 60’

       
        Episodio del film Boccaccio ‘70, scherzo in quattro atti ideato da Cesare Zavattini. Gli altri episodi sono: Renzo e Luciana (r. Mario Monicelli), Il lavoro (r. Luchino Visconti), La riffa (r. Vittorio De Sica).
       
        LA STORIA
Le tentazioni del dottor Antonio. Il dottor Antonio Mazzuolo è un moralista: fa parte di una commissione di censura del Ministero dello Spettacolo; vive, scapolo, con la madre e le sorelle. Un giorno, montano davanti a casa sua un cartellone per la pubblicità del latte, che raffigura una donna provocante e gigantesca. Sconvolto, Antonio si prodiga inutilmente per la sua rimozione. Immagina che la donna scenda dal cartellone e lo conduca nel suo mondo gigantesco. Si innamora di questa donna mitica, ma lei lo deride e lo sfugge. Antonio finisce per impazzire.
       
        LA CRITICA
Le tentazioni del Dottor Antonio – dice Fellini – è solo uno scherzo. Non parlatene come di una cosa seria”. Ma poi, subito dopo, si confessa. In fondo il suo sketch ha una storia, anche se breve. Erano i tempi, quando Ponti e Cervi gli parlarono di Boccaccio ’70, di Trombi e Spagnuolo. Ma soprattutto era da poco finita la ventata polemica e talvolta astiosa e velenosa contro “l’immoralità” de La dolce vita. Ci fa capire insomma che Le tentazioni del Dottor Antonio non è casuale. C’era il pungolo, per Fellini, ed era la reazione contro la censura. Il pretesto per superare una situazione amara e spiacevole di cui ancora conserva le tracce, in se stesso. Lo sketch è servito un po’ come da liberazione. Alla radice di tutto questo c’è l’ultimo articolo su La dolce vita che P. Baragli scrisse su “La civiltà cattolica”. Accusò lui e Rizzoli di aver realizzato il film per soldi; disse tra l’altro che il film pretendeva di essere un “giudizio”, un giudizio però di persone che erano immerse nel vizio fino al collo. Un’offesa insomma anche ai gesuiti genovesi e milanesi che lo avevano aiutato. [...] Ecco quindi la reazione, con Le tentazioni del Dottor Antonio. Si trattava di inventare una storia (ne parlò con Flaiano e Pinelli) sul moralismo più deteriore, su un personaggio divorato dalla sua naturalezza inespressa, per reagire contro la censura, contro quelle persone che avevano avuto il coraggio di imprigionare persino Chagall. Nacque così in brevissimo tempo, in quindici giorni appena, la storia del Dottor Antonio, questa “girandola” sul nostro tempo che – sottolinea Fellini – ha una dimensione clownesca.
Carlo Di Carlo, Gaio Frattini (a cura di),
Boccaccio ‘70
, Bologna, Cappelli, 1962