Fabrizio Venerandi  
     

"Pezzi scelti"


 

Dal libro dei salmi

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nel quale si pone il problema della propria arte popolare: la fruizione ed il piacere e tutta quella questione della acquistabilità: il sabato nel centro città le sue mani appaiono come prodotto loro stesse ritratte nel rimuovere l’armamentario n.5 e quante ore di lavoro per ottenere la licenza di poterlo predisporre nel proprio timoroso tinello: ma come mai pensa io possiedo tali informazioni di questi personaggi di questi insipidi sciacalli si chiede d’un tratto

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la prima volta e la seconda e la terza, la quarta volta, la quinta e la sesta non riesce a rabattarsi s’incrina di sé sulla sedia a posteriori non si sarà ricordato di questa causa nel settore l’obsolescenza avvenga in tempi relativamente brevi e freme e di vaste dimensioni - pensa- a causa del continuo aggiornamento del prodotto libro a seguito ma questo pensa con conseguente perdita di interesse da parte del pubblico per i libri pubblicati in precedenza pensa

 

Dal trionfo dell’impiegato

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canterebbe di rima sibillina cantarebbe in rima pimpirlina del mio poema del poema del mio poema della rima

e dell’elleria ed anderebbe con la dedica il kalembur il trombare tenebroso la donna del (tele) schermo mia la mia dama

implacabile a torto Giustiniana a memoria ri-torto d’asseverazione a ragione; imprecisa di memoria la matematica

l’alchimia larreliggione orango tango tanto di mazurkiana memoria l’opsaicek, il passo, il passo doble il passo

debole eddellei kekkanto eddelei il mio pakipah silenzioso dell’est e dell’ovest nel senso che di lì quella ke tesse di lino di là

quella tagliente di lana rintuzzante tutta sferrettante l’una prespicente allatra l’una vecia l’atra vecia

pura lei e se ego mego mago parole sì la-bbanti nell’aere (ott’irrozzontale: il venticello del poeta) nell’aere le mie

fantasticate dicerie l’arido latte condensato delle mie povere poppelle mammarrie

lei diccevo sei io canto lei balla ovvero sballa carpisce pernisce disintuisce s’incastra scastrata disingangla il nervocc=

chio abbattocchio et est in tanta meraviliosa solitudo verginale che le veccie di contro mi sesso fanno frasso sasso

batte sbatte le mani sbatte batte la vegliarda la vecchiaccia nastaccia dice "vecciassa vecciassa" ‘sta nassa, ‘stanodatta nassa,

sta passa patta: quindi apribile skoppabbile con mano destra o con mano sinistra (non certo cerbero

entrambe per via del minuto augello: la cerniera sedimentosa, denteggiante, quindi cespugliosa) con questo o con questo

quindi a scelta sicura del secondo dell’altro di un altro personaggio rispetto al centrale che resta là in cima

(dico laggiustinianina laggiustatina, fulcro centrato di staltro che strombetta, chesstabbene Ke rutto! Ke scopata!

(che scopata?) che vita a croce spanata, non tenendosi realmente praticamente niente) ed ecco lammorte

becera e pagana misera in sottana veccia veccia pure lei, pure io, pure pure... invece e’ il primo canto il secondo canto

il terzo canto il quarto ed il quinto canto il sesto canto il settimo e l’ottavo il nono, il decimo, l’undicesimo

il cattolicesimo e poi sebastiano e poi l’altro ancora santo, giorgio, il dodicesimo santo

Dal libro dei salmi

(61p)

e si pente e si duole dolcemente contrastando con mano ogni cosa senza inganno a lei dice a sé stesso mente con consapevolezza ritrosa: non ancora cane ma abbaierebbe e nel frattanto latra e guaisce: che forse del suo stato non sarebbe degno ufficiante, che forse patisce ad affiggersi puntato in tabella aspirare fingendo umiliazione: tendere dunque alla perfezione: a chi interesserebbe essere stella?

 

 

Dal trionfo dell’impiegato

Canto decimo uno punto due

di pallida luce scopadea, in calda camera da prosopopea lo dragone facerebbesi come dovere ciò che doverebbesi facere

e della prinsessa si porta a piacersi a cavalcioni étt'ella di candida veste svestita ma madida di salaci saline

non voce per bocca lancia, ma saliva discende accaldata e di goccia in goccia allagata lo spunzon calcareo in sé sente

che d'un colore purpureo si facea il volto suo e la coperta: allora parla ma di parole estranee ke paiono portanti

per demodulatori tra sé distanti e tace eggace e biascica sciatta ètt'ella si schiavardella sfiziata si strafazza sfatta s'ingozza

s'impelaga in pelvici pelagi per pertici pertinaci s'arrabatta d'ansimi ancestrosi e d'angoscianti e scosciati ingoiti gratuiti

con lingua l'inguine ingolla in ingluvie bestiale di donna e di drako "amor è un ratto ch'al cor si rapprende presto"

tra sé e sé la prinsessa rimasuglia pregna d'ori fizi roridi ke s'aprebbe a durevoli esperienze ke svenendo e rinvenendo

de li polsi sobbalzano le vene e d'altri dolori dimentichi geme e lo drakon ad altro pone mente per rintanarsi in sé lungamente

ètte attonendosi porta maraviglia di picciol cose in di strazion sforzandosi per non di strugger sfascicolari tensioni che

in sé giungendo arrivo trovano che arride ad un sorriso inusitato che l'incide per una fessa fessura che l'accide

ètte lo rimira in ritornata sede di piacere portando piacere et in indistinto seminale sciabattazza fuora drakolari essenze

ke parietandosi s'affliggono in cavernosi sensi e dalle nari fumo esce ètte nulla dice ma tutto sente, e col corpo e col

pensiero mente ed anka lui manda fingimento

 

 

Dal libro dei salmi

(61n2/3)

una terapia aziendale dire poi come si sente di quale voluto male si perde, abbaiava assente al posto così assegnato e così gioiosamente continuamente accettato accoglie stanco le lente piene ore alternarsi volte in quel ritorno che dato sé stesso sente risolte risolute in immediato orgasmo voluto e perso di cui non resta rendita a vuoto di controverso senso e sesso e bocca e dita.

(61tm)

quella volta si ricorderebbe quella volta: non è un problema di linguaggio non uno di acquisizione ovvero: il cielo stellato sopra di lui, l'acidità di stomaco dentro: ultimamente non è convinto neppure della pioggia ovvero soltanto fosca apparenza una sorta di madornale umidità, pur possedendo determinabili ombrelli ed usufruendone con convinzione: a cosa penserebbe per strada: la finestra non chiude bene oppure

Dal trionfo dell’impiegato

Canto decimouno

e per la gioia de lo revisore, e per l'arguzia de lo saulo homo cortese, e per uno manganellico bolso commento, e per la di sé

forma mettere in attranza, lo spurgator de penna de sé loqua, e del motivo de la narrazione fa macchinosa spiegatione

che lo poeta in quistione della dispiegata cosa, lo io della di me coscienza, sirri traebbe in canto perle di sé dicere ke la cosa

l'è fatta nello nesto modo, ke lo kulo lo darebbesi per la imprintazione di nascitura rilegatura, ke come l'erro(r)e dei putibondi

lui stesso sta: (ke come d'arrancanti array staremmo in disincantato buffer casualmente in causale memoria

(comuque temporanea) eddi reset dimentichi e cortesi: s'affanna inverrocché di verginali rifiniture per letterature marginali:

non più accessibile (di sola lettura diveniendo): brossurato stereotipato normalmente impaginato a doppia spaziatura: pattume

od estasi m'importerebbi l'essere esportato (ke poi 'l pensier ke straniandosi la sua di sé picciol voce, strozzata la fiata in gola

(morut'insomma) lo tutto monno finirebbesi. Finzione l'agone letterario, finzione lo santo georgo, finzione la fittile

principessa: ma finzione la penna, finzione la mano mia che tenebbesi la penna, finzione lo braccio e la testa ciondoloni:

ètte poi fingimento lo tabolozzo, lo seggituro fingimento la stanza ètte la partamento ètte la gentaglia che rimasuglia

in burrascosi rimando d'agitazioni tersi per via di bocca ètte via di fiato ètte via di corso perle di lor gestant'idee odd'iddii

odd'iddilii se non d'addii: scientifica finzione pura la ggente e lo cielo pura lui terso ed a suo modo sperso: ed in tal

struggimento lo io poeta s'abbatacchia, si riavvita in cornacchia ed i suoi siti interni explorando di diversi germi

si fa portatore inconscio e dimentico si fa del discorso in distico ben detto: vien poi portatoda stomacosi accessi

a volé magnà, ad espletà: a darsi 'na grattatina a li ritentori de lo semine mundi...) un qualche decennio d'immortalità(te),

du' righette susta 'ntologia: quobis pro quobis tibi)

 

 

Dalle Epistole a posteriori

lettera per Amarilli

Mi diverto e mi divertirei di più

se queste acquamarine da atletessa

che c'hai, paressero sognetti che tu

-per il cloro socchiusa-

non lambissi che luce di te stessa

radiosa principessa ipotenusa

tra me ottuso e la rivolta scalena

che di diversi gradi incandescente

s'incandisce ed espletando scatena

la tua parola accesa

che t'inganna, risuona dolcemente

tra il seno, nella camicetta offesa

ed un coseno baciato di rima-

ndo ginnasiale: un futuro remoto

da declinarsi propriamente prima:

perdoniamo le strisce

pedonali, lappiamoci scremato

lo yogurt, compriamolo: ci abbellisce.

E invece cecchini ci minacciano

dilagando prosaici su tovaglie

allucinate non mosche scacciano

ma desideri di idee :

"per denaro -vedi- m'incastro in voglie:

per altra pecunia altro faccio" di te

distintamente dici e giustamente

giustizi senza giustificazioni

ad un me distratto che porta in mente

travolti fiumi in secca

e trentenne disimpara lezioni

madornali e perdona i propri peccati

senza assoluzioni di maniera.

E se da stasera convivo con te,

geniale insonnia ed ira mattiniera,

violentabile sono

da poche parole ben accentate,

soltanto accese stoviglie ho per dono,

per questo bel banchetto diamantino

che fruscìo renda d'allegri bicchieri

evaporati di un vento levantino

che scintille porta

d'acqua per angiporti battaglieri

di navi tue frescamente sorte

restando ad aspettare

una riposta cosa in riva al mare

moto dei pensieri tuoi ed annegare.

 

 

Dai "Cento centoni"

Razze (ed altri pesci) (in lavorazione)

SENECA: e si dividono in mesocefali dolicocefali e brachicefali e dalla zona più occidentale degli urali alla pianura germanica dalla pianura germanica alla meseta spagnola dalla meseta spagnola a casa mia, passando per l'indice cefalico della mia bella razza bianca europide

TACITO: in base all'esperienza realizzata e alle conoscenze desunte dalle ricerche biologico-razziali sei vittima, caro mio

CORO:

e si foravan spesso la corazza:

e via lo passa e la corazza e 'l petto:

passa il ferro crudel tra costa e costa,

e fuor pel tergo un palmo esce di netto.

segnati ambi d'un marchio e d'una razza!

chi grida: - Impicca, abrucia, squarta, amazza!

chi li bestemmia, chi lor dietro greve,

di gente armata d'elmo e di corazza.

conoscendo il valor, sperano in breve

far una razza d'uomini da guerra

la più gagliarda che mai fosse in terra;

questo miscuglio razziale irrecuperabile

SENECA: perseguitabile in quanto razza nociva con la prima legge contro una ben delimitata categoria di persone perseguitate

TACITO: e tu membro del Consiglio superiore della demografia e della razza, membro del Tribunale della razza, membro Commissione per le discriminazioni

SENECA: la questione va considerata una questione di razza perché han debole lo spirito animale, perché pensano sempre a qualche cosa; onde trista razza fanno

TACITO: e la distinzione tra puri, meticci e vagabondi implica la necessità di determinare l'appartenenza razziale da eliminare dalla faccia della terra

PLAUTO: e questa è casa mia e qui comando io e per te e per me questi sono solo giochini di parole