IL LIBER FIGURARUM
DI GIOACHINO DA FIORE
     
    Il codice duecentesco del Liber figurarum di Gioachino da Fiore, conservato presso la Biblioteca del Seminario di Reggio Emilia, apre il percorso espositivo al livello più alto, mostrando a quali straordinari risultati possa giungere questa arte. Il Liber è il frutto straordinario dello spirito simbolico mistico del suo autore e ha a fondamento il concetto di “dimostrazione visualizzata”: le immagini che si trovano nel codice hanno la funzione di facilitare la comprensione dell’interpretazione che Gioachino dà della storia sacra e delle sue aperture profetiche. Può essere stato Gioachino stesso a ritenere opportuna la visualizzazione di quanto aveva scritto, ma è certo che l’opera presuppone una stretta collaborazione tra l’ideatore dell’intera struttura comunicativa, il copista che la dotava dei testi opportuni, e il miniatore che doveva – per così dire – strutturare lo scriptum in un’immagine. Può soccorrere il visitatore della mostra quello che scrisse Eliot a proposito di Dante: “L’immaginazione di Dante è visiva. È visiva in un senso diverso da quello di un pittore moderno di nature morte: è visiva in quanto egli viveva in un’età in cui gli uomini avevano ancora visioni”. Non è senza significato che Dante abbia tenuto presente nella Divina Commedia la tavola dei Cerchi divini, l’undicesima del codice qui esposto. E ancora da Eliot viene un’indicazione utile per un rapporto fruttuoso con questo tipo di testi. “Dobbiamo considerare il tipo di mente che per natura e per pratica tendeva ad esprimersi con l’allegoria. Allegoria significa chiare immagini visive. E le chiare immagini visive ricevono assai più intensità dal fatto di avere un significato – non è necessario che noi sappiamo quale sia questo significato, ma nella nostra consapevolezza dell’immagine dobbiamo accorgerci che c’è pure un significato.”