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Rosenstrasse - Rosenstrasse

Regia:Margarethe von Trotta
Vietato:No
Video:
DVD:01
Genere:Drammatico
Tipologia:I giovani e la politica, La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Margarethe von Trotta, Pamela Katz
Sceneggiatura:Margarethe von Trotta, Pamela Katz
Fotografia:Franz Rath
Musiche:Loek Dikker
Montaggio:Corinna Dietz
Scenografia:Hiek Bauersfeld
Costumi:Ursula Eggert
Effetti:
Interpreti:Katja Riemann (Lena Fischer), Maria Schrader (Hannah Weinstein), Jürgei Vogel (Arthur von Eschenbach), Martin Feifel (Fabian Fischer), Jutta Lampe (RutI Weinstein), Fedja Van Huêt (Luis Marquez), Dors Schade (Lena Fischer a novant'anni), Carola Regnier (Rachel Rosenbauer), Jutta Wachowiak (la signora Gold berg), Jan Declier (Nathan Goldberg), Thekla Reuten (Klara Fischer), Lillian Schiffer (Erika), Lena Stolze (Miriam Süssmann), Nina Kunzendorf (Litzy), Svea Lohde (Ruth a sette anni), Isolde Barth (la madre di Fabian), Carine Crutzen (la madre di Erika), Fritz Lichtenhahn (il padri di Fabian), Martin Wuttke (Joseph Goebbels), Romjin Conen (Ben Weinstein), Gaby Dohm (la baronessa von Eschenbach), Hans Peter Hallwachs (il barone von Eschenbach), Lars-Killian Falk (l'uomo ammalato), Claudia Rieschel (la collega d Klara), Plien van Bennekom (Marian), Siemen Rühaak (un ufficiale)
Produzione:Henrik Meyer, Richard Shöps, Marku Zimmer per Studio Hamburg Letterbox Filmproduktions, Tele-München GmbH, Ge Reel Productions
Distribuzione:01
Origine:Germania, Olanda
Anno:2003
Durata:

106'

Trama:

New York 2001. Ruth, dopo la morte del marito, si riavvicina alla religione ebraica e impone alla figlia Hannah di lasciare il fidanzato, un sudamericano di religione cattolica. Hannah, sconvolta dal comportamento della madre, apprende che costei, di origine tedesca, negli anni della persecuzione nazista fu salvata da una donna di nome Lena.
Hannah riesce ad individuare questa Lena e va a Berlino per conoscerla. La donna è alla soglia dei novant'anni. Lena racconta alla ragazza cosa è accaduto tra il febbraio e il marzo del 1943 nella Rosenstrasse della città. Pianista ariana appartenente ad una famiglia nobile, Lena si era sposata ad
un brillante violinista ebreo ma per questo era stata ripudiata dal padre e privata del marito. Lena aveva tentato in tutti i modi di contattare il consorte e infine era venuta a sapere che era detenuto in un palazzo della Rosenstrasse, presidiato nella strada da diverse donne, le mogli ariane dei detenuti.
Qui Lena aveva conosciuto Ruth, una bambina la cui madre era detenuta nel palazzo. La bimba aveva cercato in Lena affetto e protezione. Molti degli ebrei detenuti intanto venivano deportati, fra cui la madre di Ruth, abbandonata e denunciata dal marito ariano. Ma dopo giornate di ostinato e coraggioso presidio - e nonostante i tentativi di disperderle - le donne di Rosenstrasse l'avevano avuta vinta: le autorità, non sapendo come gestire la situazione, avevano rilasciarono a poco a poco i prigionieri rimasti nel palazzo. Lena si era ricongiunta al marito, tenendo Ruth con sé finché era stata costretta a consegnarla ai parenti residente in America.
Hannah torna nella New York attuale e si riconcilia con la madre, la quale assiste pacificata al matrimonio della figlia con lo straniero di cui è innamorata.

Critica 1:(...) Personalmente credo proprio che certi film valgano per ciò che dicono, anche se non appartengono al "grande cinema", e già per questo si giustifica la loro esistenza; a parte ciò c'è da aggiungere che Rosenstrasse, oltre la padronanza de mezzo, la capacità di racconto, la solida direzione degli attori, la perfetta ricostruzione d'epoca (quella "via delle rose" com'era nel 1943, prima e dopo i bombardamenti, e com'è adesso), ha anche elementi filmicamente validi. Come al l'inizio, con l'improvviso attacco di "ebraismo" di Lena, la ragazza strappata alla Shoah ed ora anziana signora che s è rifatta una vita a New York (i gesti rituali e la severa chiusura ad ogni attività o contatto preludono drammaticamente alla ricostruzione dei fatti, che irrompono con naturalezza, diresti, nella diversa realtà d'oggigiorno, nutrendola) come il lavoro, qui e più avanti, compiuto dalla regista sui visi delle donne (la nostra preferita è Jutta Lampe nel ruolo di Ruth, la donna rinchiusa nel proprio rancore, anche se a Venezia è stata premiata Katja Riemann in quello di Lena negli anni di Berlino). E poi i nazista non sono tutti belli, biondi e crudeli, ma hanno spesso facce e aspetti assoluta mente "normali", gente da cui non t'aspetteresti mai certi comportamenti infami. A stabilire che le responsabilità di quanto accaduto non ricade solo su pochi esaltati.
Non mancano, d'altro canto, cose facili, come l'ormai ovvio contrasto di colori tra il solare presente e il plumbeo passato, il conciliante "lieto fine" (come se i problemi di ieri fossero tutti risolti; me a dire il vero non mancano accenni alla "paura di vivere" di molte ragazze d'oggi in relazione alla "paura di morire" delle donne perseguitate sotto il nazismo).
Altri elementi sono valutabili a seconda di chi guarda, appartengono in pieno al regno dell'opinabile. La presenza della Sonata per violino e pianoforte di Franck, per esempio, che sigla il momento della felicità per la coppia pianista-violinista, ascoltata poi in CD dalla giovane americana curiosa, infine intonata dall'anziana superstite berlinese nel finale. Legittimo ricorso al sentimento o
concessione al sentimentalismo? Quello della von Trotta, reputava il compianto Ludovico Stefanoni a proposito di Il secondo risveglio di Christa Klages ("Cineforum" n. 238), è "un cinema di sentimenti, non sentimentale", e già allora veniva definito come peculiare di questa regista il tema della solidarietà femminile, ribadito dallo stesso critico a proposito di Sorelle ("Cineforum n. 241"). Nelle lucide analisi dei pregi di tali pellicole non mancavano le riserve, come quando si imputava alla von Trotta l'eccessiva accumulazione di materiali e un "sospetto del luogo comune femminista"; ma ancora si difendeva il ricorso ai sentimenti: "questa componente, per così dire, "calda" si ritrova anche nelle oscillazioni del cinema della von Trotta, quelle per cui la struttura geometrica della narrazione, la rigorosa scansione per simmetrie e sdoppiamenti, viene spezzata da momenti di dissipazione: può essere l'indugio della macchina da presa su un volto che "magnetizza" l'inquadratura oppure su un gioco di sguardi che sottende l'aspetto seduttivo". Questo per dire come allora si fosse prestata la dovuta attenzione a pregi e difetti di questa regista, giudizi fra l'altro che si possono applicare anche ai risultati successivi, compreso Rosenstrasse. (...)
Autore critica:Ermanno Comuzio
Fonte criticaCineforum n. 432
Data critica:

3/2004

Critica 2:26 febbraio 1943, venerdì. Il capo della comunità israelitica viene portato al "Dipartimento ebrei" di Burgstrasse.
27 febbraio sabato (sabbath) . 5.000 ebrei berlinesi vengono arrestati dalle SS ed internate tra varie caserme, un magazzino e l'ex ufficio per l'assistenza sociale della comunità israelitica di Rosenstrasse. I detenuti sono catturati secondo i criteri nazisti: gli ebrei coniugi di un matrimonio misto ed i genitori di religione diversa sono separati dagli altri e portati al numero civico 2 di Rosenstrasse. La notizia si sparge e subito arrivano i primi dimostranti.
28 febbraio, domenica. La protesta si allarga. A Rosenstrasse vengono internati altri prigionieri, fino a quasi 2.000.
1 marzo, lunedì. Le autorità bloccano la circolazione in Rosenstrasse ed un primo treno della cosiddetta deportazione Fabrikation, con 1.736 ebrei a bordo parte per Auschwitz. La notte successiva Berlino viene bombardata massicciamente per la prima volta dall'aviazione britannica.
2 marzo, martedì. I familiari dei prigionieri di Rosenstrasse che si riuniscono nella strada sono sempre più numerosi, puntualmente dispersi e subito dopo già di ritorno. 3/4 marzo, mercoledì e giovedì. La Gestapo arresta alcuni dimostranti, ma centinaia di donne, con qualche bambino e qualche uomo si riuniscono di fronte all'edificio.
5 marzo, venerdì. Le SS puntano le mitragliatrici sulla folla di dimostranti sempre più numerosi. La risposta sono le urla dei dimostranti che dicono "assassini". All'improvviso le mitragliatrici vengono tolte.
6 marzo 1943, sabato. Venticinque dei prigionieri di Rosenstrasse vengono trasportati ad Auschwitz. Dopo dodici giorni fanno ritorno a Berlino e sono internati nel campo di lavoro di Grossbeeren. Goebbels ordinò il rilascio di tutti gli ebrei coniugi di matrimoni misti e di quelli con genitori di religione diversa. Scrive nel suo diario: "Si sono verificate alcune scene spiacevoli di fronte ad una casa di riposo israelita, dove la popolazione si è raccolta numerosa e ha preso le parti degli ebrei. Ho ordinato di sospendere l'evacuazione in questo momento così difficile. Preferiamo aspettare ancora qualche settimana, finché sarà possibile svolgere le operazioni in maniera più precisa".
Autore critica:Marina Sambiagio
Fonte critica:Primissima
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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