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Parèven furmìghi -

Regia:Daniele Segre
Vietato:No
Video:I Cammelli
DVD:
Genere:Documentario
Tipologia:La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Daniele Segre
Sceneggiatura:
Fotografia:
Musiche:
Montaggio:
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Attori non professionisti
Produzione:I Cammelli
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia
Anno:1997
Durata:

35'

Trama:

Siamo a Cavriago, sei chilometri da Reggio Emilia. La storia è quella di un paese intero che nel 1950 decide di costruire una sala cinematografica per la collettività.

Critica 1:Come quella delle piramidi, anche la costruzione di una sala cinematografica può diventare un'impresa epica, soprattutto se vi prendono parte centinaia di persone, animate da ideali di solidarietà e spirito libertario. E' quello che racconta Daniele Segre, 45enne, piemontese, in Pareven Furmighi, cioé Sembravano formiche (…). Siamo a Cavriago, sei chilometri da Reggio Emilia. La storia è quella di un paese intero che nel 1950 decide di costruire una sala cinematografica per la collettività. Quasi una catena umana per trasportare la sabbia dal fiume fino al paese. Collette per acquistare i mattoni. Un'epopea del dopoguerra, nutrita di un orgoglio che superava le barriere ideologiche (e ce n'erano in quel periodo!). (…) Oggi arriva al Lido un torpedone con una sessantina dei "protagonisti" di Pareven furmighi, a Venezia per assistere alla proiezione ufficiale. L'epopea continua.
Autore critica:
Fonte criticaLIII Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Data critica:



Critica 2:Sembrerà una forzatura, ma Paréven furmighi è - almeno a parere di chi scrive - uno dei migliori film di Venezia '97 assieme a The Year of the Horse di Jim Jarmusch. Due documentari anomali con una forte connotazione narrativa e poetica, e forse non è un caso. Potrebbe essere una lezione per molti registi: tuffarsi nella realtà e interpretarla con le armi più semplici (e quindi più sofisiticate) del cinema può essere un punto di ripartenza. Paréven furmighi sembra proprio essere la storia di un inizio. Non per Daniele Segre, che ormai da anni ha trovato una sua cifra stilistica, una chiave che gli consente - come accennavamo sopra - di leggere poeticamente la realtà con una forza e una freschezza di approccio straordinari: sia che questa realtà sia politicamente drammatica (Crotone Italia, Dinamite), umanamente tragica (Come prima più di prima) o teneramente immersa nella memoria come in questo caso. L'inizio di cui si racconta è un altro, ancora più grande ed epocale. "Fingendo" di rievocare la costruzione di un cinema - quello di Cavriago, provincia di Reggio Emilia, oggi riaperto e ribattezzato Novecento - Segre mette in scena, in realtà, la rinascita dell'Italia, la ripartenza dopo la guerra, lo spirito collettivo che ha dato a questo paese le poche (non pochissime) cose di cui può andare orgoglioso.
Non è un caso che nel film vengano ricordati i film più amati del neorealismo, magari non i più belli o importanti, ma i più amati, come Riso amaro. Ed è bello che, volendo citare un titolo hollywoodiano, salti fuori quello stesso Dottor Zivago già affettuosamente omaggiato da Nanni Moretti in Palombella rossa. È come se ci fosse una memoria, nel nostro cinema, che comincia a diventare diffusa. Ma Paréven furmighi colpisce soprattutto per la forza e la bellezza delle facce, di questi cittadini di Cavriago così fieri del proprio passato. Sarebbe bello se al Novecento di Cavriago Paréven furmighi diventasse un "fuori programma" quotidiano.
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critica:Cineforum n. 367
Data critica:

9/1997

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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