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Fuga per la vittoria - Escape to Victory

Regia:John Huston
Vietato:No
Video:General Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La guerra, La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo di Yabo Yablonsky, Djordje Milicevic, Jeff Maguire
Sceneggiatura:Evan Jones,Yabo Yablonsky
Fotografia:Gerry Fisher
Musiche:Bill Conti
Montaggio:Roberto Silvi
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Max Von Sydow (Von Steiner), Michael Caine (Colby), Sylvester Stallone (Hatch), Souad Amidou (Andree), Benoît Ferreux (Jean Paul), Carole Laure (Renee), Jack Lenoir(Georges), Daniel Massey(Waldron), Pele' (Louis Fernandez), Tim Pigott-Smith (Rose), Jean-François Stevenin (Claude)
Produzione:Fred Fields per Victory Lorimar
Distribuzione:Cineteca dell’Aquila - Collettivo dell’Immagine – Cineteca Antoniana – Cineteca Palatina
Origine:Usa
Anno:1981
Durata:

113'

Trama:

In un campo di concentramento tedesco per prigionieri di guerra, l'ufficiale nazista Von Steiner riconosce nel recluso Colby un famoso giocatore di calcio inglese. Von Steiner è un accanito tifoso e non ha ancora digerito il fatto che la nazionale tedesca non abbia mai vinto la squadra britannica. Propone, perciò, un incontro fra una squadra tedesca e una composta dai prigionieri alleati. La partita si deve svolgere a Parigi, in modo da poter essere sfruttata propagandi- sticamente nella Francia occupata. I prigionieri, oltre agli allenamenti, si preoccupano anche di organizzare la propria fuga, con l'aiuto dei partigiani francesi. Arrivano a Parigi, finalmente, e inizia la partita. Il primo tempo si conclude con un catastrofico 4 a 0, grazie ad un arbitraggio scandaloso e alla brutalità dei giocatori tedeschi. L'orgoglio sportivo e nazionalistico diventa, a questo punto, più importante della libertà e gli alleati, che dovevano fuggire nell'intervallo, ritornano sul campo ad affrontare gli avversari. La squadra dei prigionieri fa miracoli e riesce addirittura a vincere mentre lo stadio, pieno di antinazisti, esplode di entusiasmo. Tutti cantano la Marsigliese, infiammati da una speranza di libertà, e durante l'invasione di campo gli alleati riescono a fuggire, travolti dalla folla.

Critica 1:In un campo di concentramento tedesco un ufficiale nazista, accanito tifoso, organizza una partita tra una squadra tedesca e una di prigionieri inglesi che vinceranno e riusciranno a scappare. Inventato tutto in funzione della partita di calcio finale, è un film che sfrutta abilmente i luoghi comuni, gli espedienti retorici, i buoni sentimenti del film sportivo e del film sulle evasioni. Quasi due ore senza stancarsi. Sulla stessa storia fu girato in Ungheria Due tempi all'inferno (1961) di Zoltan Fabri in cadenze più drammatiche. Alla partita partecipano veri calciatori: Bobby Moore, Ardiles, Deyna e il grande Pelé.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(...) Fuga per la vittoria conquista il pubblico con mezzi che parevano non solo desueti, ma anche non più proponibili: l'onore umano e sportivo, l'amicizia, lo spirito di corpo, la tensione verso un ideale positivo. Ebbene, questo film davanti ai quale è necessario (e opportuno) tornare un po' bambini (ma nel senso migliore del termine) è stato accolto dalla critica italiana positivamente, ma con qualche riserva. Tanto da pensare che i favori siano dovuti soprattutto al nome di John Huston, che salverebbe solo parzialmente un film altrimenti destinato a essere accusato di inverosimiglianza, come se la lezione di Hitchcock (e di tanti altri) fosse passata invano. Senza dubbio Fuga perla vittoria è un film inverosimile: una vicenda del genere, con i nazisti che rischiano la sommossa stipando di parigini lo stadio di Colombes in occasione di un avvenimento politicamente «strumentalizzabile» come una partita di calcio tra tedeschi e alleati, è pazzesca solo a immaginarla. Ma, ovviamente, non è questo il problema: conta come Huston rende credibile, dall'interno, la propria «fiaba» costruendola come un'escalation drammatica in cui lo spettatore è irresistibilmente condotto per mano fino all'apoteosi finale. C'è veramente un processo di catarsi, di liberazione in senso proprio e in senso lato. E non si creda che una simile progressione narrativa sia poco «hustoniana». Tutt'altro. (...)
Fuga per la vittoria è un film avventuroso, costruito su tutta una serie di stereotipi dei film avventurosi che, organizzati in una struttura «in crescendo» che monta su se stessa, giungono senza sforzi apparenti allo stereotipo finale, l'evasione. Per costruire questa ascesa drammatica, Huston aveva chiaramente bisogno di una narrazione che preparasse, nei minimi particolari, un finale in cui gli eroi non avrebbero potuto incontrare che la salvezza. Il film, in effetti, ha una struttura ben precisa: è costruito come un'iperbole che tocca il punto più alto proprio nell'ultima inquadratura, la folla che esce dallo stadio sfumando nel blu pieno che incornicia i titoli di coda (che a loro volta, con la passerella dei calciatori, costituiscono un bell'omaggio ai vecchi finali dei film hollywoodiani). I titoli di testa, invece, sono accompagnati da immagini che danno un'illusoria impressione di apertura: due ampie gru che allargano lo sguardo sulla campagna percorsa dalla pattuglia, e un lungo totale, in campo lunghissimo, che però inquadra (non lo si scordi!) un campo di prigionia. Subito dopo, Huston comincia a concentrare la narrazione, dando sempre più un'impressione di claustrofobia: le baracche, le docce, il campo di calcio improvvisato nel cortile del lager (che, ovviamente, è un luogo limitato all'interno di un universo già di per sè concentrazionario), i reticolati da cui spesso sono condizionate le azioni dei personaggi (mentre Colby viene accompagnato via in macchina, Hatch lo segue per insultarlo, ma il suo movimento è bloccato dai cancello che si richiude). Man mano che la tensione narrativa sale, Huston concentra il tempo (la partita, che per forza di cose dura novanta minuti più l'intervallo, occupa circa mezz'ora di proiezione), ricorrendo, nel corso del primo tempo della gara, a un vero e proprio montaggio alla Griffith (le immagini della partita, e la corsa contro il tempo dei partigiani che prepara-
no la fuga nelle fogne di Parigi), ma dilata lo spazio, allargandosi prima ai totali dello stadio, del pubblico e del gioco, e poi rompendo letteralmente questo luogo ancora «chiuso» con le immagini della fuga (che avviene, diciamo così, en plein air, dopo che i giocatori hanno rifiutato l'evasione nei cunicoli, che avrebbe riprodotto esattamente l'immagine di claustrofobia della prima parte: ecco dunque che l'avvenuta liberazione - funzione narrativa - trova un corrispettivo anche nelle coordinate spaziali in cui si svolge l'azione).
La fuga, occorre dire, era stata preparata da due evasioni speculari, nel corso del film. La prima precede i titoli di testa e dà quindi inizio alla narrazione: un ufficiale inglese che tenta di sfondare i reticolati e viene falciato dai mitra delle guardie. La seconda, all'inizio del secondo tempo (in posizione, quindi, rigorosamente simmetrica), è quella di Hatch; Huston fa partire le due scene in maniera identica, con un primo piano del fuggiasco: ma le prosegue in modo nettamente antitetico. Una gru verso l'alto segue immediatamente Hatch che si arrampica sul tetto della baracca per poi passare nella zona del campo riservata ai tedeschi, mentre lo sfortunato tentativo dell'inglese era scandito da una serie di angosciosi carrelli, quasi «rasoterra», che seguivano l'uomo mentre strisciava verso i reticolati. Basterebbe questa piccola spia stilistica per capire subito che la fuga di Hatch è destinata a buon fine. (...)
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critica:Cineforum n. 210
Data critica:

12/1981

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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