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Dogville - Dogville

Regia:Lars Von Trier
Vietato:14
Video:Medusa
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Lars Von Trier
Sceneggiatura:Lars Von Trier
Fotografia:Anthony Dod Mantle
Musiche:
Montaggio:Molly Marlene Stensgard
Scenografia:Peter Grant
Costumi:Manon Rasmussen
Effetti:Gearless, Peter Hjorth
Interpreti:Nicole Kidman (Grace), Stellan Skarsgard (Chuck), Siobhan Fallon (Martha), Chloe Sevigny (Liz Henson), Patricia Clarkson (Vera), Jeremy Davies (Bill Henson), Philip Baker Hall (Thomas Sr.), Paul Bettany (Tom Jr.), Lauren Bacall (Ma Ginger), Ben Gazzara (Jack Mckay), Jimmy Uller (Chuck), Harriet Andersson (Gloria), Bill Raymond (Mr. Henson)
Produzione:4 1/2 - Alan Young Pictures - Canal+ - Det Danske Filminstitutet - Edith Film Oy - Film I Vast - Hachette Premiere - Isabella Films B.V. - J&M Entertainment - Kc Medien Ag - Kushner-Locke Company - Kuzui Enterprises - Liberator Productions - Mdp Worldwide - Memfis Film
Distribuzione:Medusa
Origine:Danimarca – Finlandia – Francia – Germania – Giappone - Gran Bretagna – Italia – Norvegia – Olanda – Svezia - Usa
Anno:2003
Durata:

135’

Trama:

Stati Uniti, inizio anni Trenta. Una giovane ed affascinante donna in fuga, Grace, arriva a Dogville, in un piccolo centro di provincia, inseguita da un gruppo di gangsters. Di lì a poco la sua presenza sconvolgerà la tranquilla esistenza della comunità locale. I cittadini incoraggiati da Tom acconsentono, infatti, a nascondere la donna e in cambio lei accetta di lavorare per loro. Ma quando gli inseguitori cominciano a cercarla insistentemente in città, gli abitanti pretendono qualcosa in più. Grace ha però un segreto, e presto Dogville si pentirà di averle girato le spalle.

Critica 1:Lars von Trier ha fatto con Dogville e con la meravigliosa Nicole Kidman un film molto bello, presentato in concorso al festival, sulla vendetta e sulla vile malvagità dell'animo umano, dei più forti contro i più deboli (...) Commuove soltanto la faccia di Nicole Kidman, bella, pesta, infinitamente stanca e delusa; per il resto Dogville conserva una freddezza distante, anche se gli attori (Lauren Bacall, Ben Gazzara, Paul Bettany, James Caan, vestiti come gli interpreti 1940 di 'Furore' di John Ford) sono tutti bravissimi. Lars von Trier, che ha diretto pure la fotografia lavorando con la macchina a mano, intende lanciare con Dogville il 'cinema fusionale', mix di teatro, letteratura, cinema (...)
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte criticaKataweb Cinema
Data critica:



Critica 2:Dall'alto, la macchina da presa si avvicina alle tavole nere di un pavimento di legno in cui sono tracciate in bianco strade e case. Dogville si presenta allo spettatore sotto forma di mappa. Da adesso si stabilisce tra Lars von Trier e la platea un patto che non si scioglie fino al termine del film. Nell'istante in cui sullo schermo iniziano a scorrere titoli di coda e fotografie più o meno vecchie di un'America povera, reietta e perdente l'accordo viene meno. E' il momento dell'esegesi. Inquadrati dall'alto, i personaggi ricordano i topolini bianchi degli esperimenti. Dogville è un film molesto perché emozionante al di là di ogni limite. Un laboratorio scientifico dall'impianto teatrale brechtiano dà origine ad una straordinaria prova di cinema. La finzione scenica esplicita ed esplicitata, grazie alla macchina da presa a spalla, concentra l'attenzione dello spettatore sui rapporti tra i vari personaggi, sui moventi delle loro azioni e sugli oggetti con cui realizzano relazioni simboliche. Non esiste altro. Il narratore, la voce fuori campo, assume la funzione del coro della tragedia greca. La suddivisione in nove capitoli, pur non interrompendo il flusso emotivo, garantisce lo spettatore dalle trappole dell'affabulazione e dell'identificazione. La trama potrebbe erroneamente indurre a pensare si tratti di una pellicola simile ai tanti racconti di fuggitivi che imperversano nella cinematografia mondiale. Nulla di più distante dalla verità. Sono gli anni della recessione, la bellissima Grace è inseguita da pericolosi gangster. Fuggendo, la donna giunge nella tranquilla Dogville. Sebbene inizialmente restii, grazie all'intervento di Tom, i cittadini accettano di nasconderla. Per assicurarsi la benevolenza degli abitanti, la ragazza lavora per ognuno di loro. Quando in città uno sceriffo affigge il manifesto della donna, ricercata ovunque, Dogville esige molto di più. Il buon cuore nell'America democratica ha un prezzo: Grace diventa proprietà dell'intera cittadinanza. Lars von Trier utilizza il film come una lente d'ingrandimento che impietosa indugia sull'animo umano e sulle dinamiche di potere. E' un regista che non ama i suoi personaggi, nell'assenza di affettività risiede la forza e la lucidità della sua regia. Talvolta, si ha la sensazione di avere a che fare con un demiurgo che sperimenta le reazioni dei protagonisti a contatto con un potente reagente: "metti in scena una persona, ti chiedi come agisce in quel momento, e per forza sei tu che devi dare la risposta". Grace, interpretata da Nicole Kidman, non è un'eroina, anzi. In lei prende consistenza un mutamento che la trasforma da materia inerte nelle mani degli altri a splendida dea vendicatrice, in grado di determinare la sorte altrui. Se l'iniziale necessità di credere e sperare in tutto ciò che è umano lascia intravedere qualcosa dell'Idiota di Fedor Dostoevskij, l'assolutezza della scelta finale la allontana da qualsiasi sentimento di pietà. Niente sangue sullo schermo, non ce n'è bisogno. Resta la condanna, resta l'esecuzione implacabile. Tom è un filosofo, un aspirante scrittore, esempio di ipocrisia e di inabissamento dell'idealismo nell'autoprotezione e nel perbenismo. Si tratta di un personaggio complesso, difficile da riscattare che trova un valido interprete in Paul Bettany. Nel cast spicca Ben Gazzara, magnifico ed intenso. Come definire il nuovo film del regista danese? Un esperimento? Una messinscena teatrale? “Dogville - afferma Lars von Trier - è soprattutto un film e come film sono soddisfatto della forma, del contenuto e della recitazione". Un capolavoro, aggiungiamo noi, un raggelante straordinario capolavoro cinematografico.
Autore critica:Angelica Tosoni
Fonte critica:Film&Chips
Data critica:

10/11/2003

Critica 3:È proprio vero che chi entra Papa in conclave ne esce cardinale. Approdato a Cannes come favorito per la Palma d'oro, Dogville ne è uscito senza premi e con le ossa rotte. È bastata l'opinabile decisione della giuria perché la diva Nicole Kidman, che si proclamava stanca ma felice di aver lavorato con Lars von Trier e pronta a interpretare gli altri episodi della sua trilogia Usa, si tirasse indietro; e per imperativi di mercato il regista ha dovuto ridurre di tre quarti d'ora i 180 minuti del film che riesumerà integri nel Dvd. Nel finale della canzone di Brecht e Weill «Jenny dei pirati», la più evidente ispirazione di un melò che potrebbe intitolarsi «Grace dei gangsters», i filibustieri dopo aver espugnato la città chiedono: «Chi dobbiamo uccidere?»; e Jenny risponde: «Tutti». In fuga dai malavitosi che la inseguono, Grace si nasconde in un borgo ai piedi delle Montagne Rocciose dove trova asilo e lavoro. Ma, dopo un breve periodo felice, quando si scopre che la straniera è ricercata dalla polizia, le cose cominciano a cambiare. La cittadina si rileva un'accolita di gente infida: Grace viene angariata, taglieggiata, stuprata e infine, per un'ingiusta accusa di furto, incatenata a una pesante ruota. L'ipocritone Tom, l'unico fra i maschi che credendo di amare la malcapitata non ha partecipato alla violenza collettiva, conclude comunque che sarà meglio sbarazzarsene e telefona al padrino della mala che è anche il padre di Grace. Avrà appena il tempo di pentirsi. Nell'affrontare la descrizione di un paese dove non è mai stato, quasi imitando i nostri grandi americanisti da Vittorini a Pavese, Von Trier (anche se lo nega) si è ricordato di un dramma che ebbe successo poco prima della Seconda Guerra. Come in Piccola città di Thornton Wilder c'è un narratore (presente però soltanto «in voce»), non ci sono scenografie realistiche, appena i tracciati sul pavimento dello studio e pochi elementi di arredo. Tira un'aria da vecchio teatro moderno che sulle prime sembra un residuo di avanguardismi superati, ma nel procedere dell'azione si entra nel gioco e se ne intendono la raffinatezza e la necessità. La suggestione nasce dallo stile (inquadrature, illuminazione, montaggio) e dalla presenza di attori che andrebbero elogiati uno per uno. Il sentimento che pervade la finta tragedia americana è di un pessimismo agghiacciante.
Autore critica:Tullio Kezich
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

8/11/2003

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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