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Ti voglio bene Eugenio -

Regia:Francisco José Fernandez
Vietato:No
Video:Cvc
DVD:Cvc
Genere:Drammatico
Tipologia:Le diversità
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Francisco Jose' Fernandez, Stefano Pomilia
Sceneggiatura:Francisco Jose' Fernandez, Stefano Pomilia
Fotografia:Luciano Tovoli
Musiche:Silvio Amato, Umberto Smaila
Montaggio:Francesco Malvestito
Scenografia:Giuseppe Grasso
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Giancarlo Giannini (Eugenio), Giuliana De Sio (Elena), Jacques Perrin (Federico) Chiara De Bonis (Laura/Elena adolescente), Giada Colonna (Cristina adolescente), Alfredo Scarlata (Eugenio adolescente), Riccardo Garrone (maresciallo dei Carabinieri), Orsetta De' Rossi (Ines), Leonardo Ruta (Claudio), Aurora Cancian (Vittoria), Arnoldo Foa' (Prof. Borselli), Anna Maria Petrova (Patrizia Carpi)
Produzione:Giovanni Schettini per Arcipelago Cinematografica - Dipartimento dello Spettacolo
Distribuzione:Lantia Cinema & Audiovisivi
Origine:Italia
Anno:2001
Durata:

95’

Trama:

Down fin dalla nascita, Eugenio ha oggi passato la mezza età, e vive in una grande casa alla periferia di una cittadina di provincia. E' in grado di fare la spesa al supermercato, di cucinarsi da solo, e durante il giorno fa assistenza al locale ospedale. Adesso sta seguendo una ragazza, Laura, ricoverata in seguito ad un incidente d'auto, uscita dal coma ma ancora non in grado di parlare. In alcuni flashback tornano le immagini di quando, da giovane, aveva soprattutto come amiche due sue coetanee che giocavano con lui, lo prendevano in giro, scherzavano sulla sua condizione. E lui era segretamente innamorato di una di loro, Elena, che un bel giorno senza sapere perché era partita e lo aveva lasciato. Sono passati venti anni. Elena all'improvviso torna, lo va a trovare, ma solo dopo un po' di tempo trova il coraggio per dirgli il vero motivo del ritorno: Laura, quella che lui segue, è sua figlia, una figlia che viveva con un tossicodipendente, responsabile dell'incidente, e che con lei ormai aveva pochi rapporti. Dopo aver provato una prima volta ad avvicinarlo, ora Elena resta a dormire a casa di Eugenio. Ma lui la rimprovera per essere stata una madre poco responsabile. Lei allora gli svela che venti anni prima era partita perché incinta di un amico del padre, e altri risvolti successivi molto delicati. Dopo essere stata condotta in carcere dal suo compagno Claudio e averlo abbracciato, Laura all'uscita prende la mano della mamma. Sei mesi dopo. Il fratello di Eugenio, secondo abitudine, gli fa visita. In casa con Eugenio ci sono Elena e Laura. E la signora Carpi, una vicina incinta alla quale era stato diagnosticato un figlio con sindrome down, supera le paure e fa nascere il figlio.

Critica 1:Giancarlo Giannini, bravissimo, interpreta un uomo non più giovane malato della sindrome di Down in Ti voglio bene Eugenio di Francisco José Fernandez. L´intenzione del regista, padre di un ragazzo Down, è quella di raccontare la «normalità» dei Down, il loro desiderio di conoscere, fare amicizia, amare ed essere amati. Ma è interessantissimo anche l´attore, capace di modificare tutti i propri gesti assoggettandoli a una lentezza imprecisa e goffa, capace di alterare il proprio viso nella «facies» della malattia, capace di mutare il proprio sorriso arguto o crudele in una larga smorfia benevola e affettuosa. La bravura di Giannini è ammirevole. All´assenza di forzature o manierismi si unisce la singolarità dell´immagine: un uomo maturo Down è rarissimo soprattutto al cinema e alla televisione, che preferiscono smussare gli infantilismi della malattia attribuendoli a bambini o ragazzi e che tengono conto del fatto che il destino dei Down è spesso una morte precoce per affezioni cardiache. In Ti voglio bene Eugenio Giancarlo Giannini vive solo in una bella villa di campagna, lavora curando piante e siepi, sa cucinare benissimo, è autonomo, goloso e vorace, rifiuta di andare a vivere in città con la famiglia del fratello maggiore, non ha dimenticato la ragazza amata nell´adolescenza, si occupa in volontariato dei malati d´un Centro traumatologico, in particolare d´una ragazza appena uscita dal coma che grazie alla pazienza affettuosa e lieta di lui supera l´atonia riprendendo a comunicare. La ragazza è figlia dell´ex amore di Eugenio, Giuliana De Sio, ma lui non lo sa e accoglie il ritorno di lei prima con contentezza, poi con pena giustificata. Un altro lavoro di Eugenio consiste nel raccontare se stesso e la propria esistenza a una giovane donna che aspetta un figlio probabilmente Down. Il film di buona volontà si pone un compito assai apprezzabile e lo svolge con sensibilità delicata, con calda simpatia verso i personaggi. Anche gli altri interpreti vanno benissimo: ma Giuliana De Sio non ha più la sua faccia, peccato.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:

3/2/2002

Critica 2:In attesa di Io mi chiamo Sam, sono già molti i film che hanno come protagonisti personaggi disabili. In Ti voglio bene Eugenio, il regista, che ha un figlio con la Sindrome di Down, tratteggia una storia che prova a illustrare il ricchissimo mondo interiore di ragazzi come il suo. Ma non basta avere una storia, volere fortemente raccontarla: bisogna saperlo fare. Al riguardo Fernandez, che forse sente troppo la materia, mostra grossi limiti, di scrittura e di messa a fuoco. Lo soccorre però un attore che, a dispetto della propensione ormai radicata ad accettare tutti i ruoli (non importa di quale spessore), a volte si ricorda di essere uno dei grandi interpreti del nostro cinema. È merito soprattutto di Giancarlo Giannini se un'operina gracile e didascalica, che pareva confezionata per un solo trionfale passaggio televisivo, lascia il segno. L'attore sostituisce allo sguardo convenzionale del regista un suo sguardo profondissimo, che ci fa entrare dentro il mondo down come forse nessuno c'era riuscito, nemmeno il Pascal Duquenne di L'ottavo giorno. Lo fa con quegli occhi che rimandano a «cose speciali, cose che abbiamo dimenticato»: già, perché l'universo dei down è fatto di dolcezza infinita, di ironia, di sensibilità che contagia chi ha il coraggio e la pazienza di esplorarlo senza pregiudizi. Importa poco che Fernandez, forse preoccupato di non fare un film troppo schiacciato sull'handicap, dimostra una gran voglia di spostare l'attenzione su elementi narrativi - i conflitti generazionali, l'incesto, la miopia affettiva, il senso di colpa materno - di cui non sentivamo la necessità e che colorano di melodramma la vicenda. Basta lo sguardo di Eugenio/Giannini, antico e nuovo (perché saggio di cose vissute e sofferte, ma anche straripante di genuina curiosità e di amore per la vita), per farci ritrovare il vero baricentro della storia. ll lieto fine sentimentale, che sfiora la retorica dell'handicap cinematograficamente appetibile solo quando vincente, é un'appendice che non toglie o aggiunge nulla ai pregi e ai difetti del film.
Autore critica:Enrico Danesi
Fonte critica:Duel
Data critica:

1/2/2002

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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