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Signora dello Zoo di Varsavia (La) - Zookeeper's Wife (The)

Regia:Niki Caro
Vietato:No
Video:
DVD:disponibile in dvd
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti Umani - La libertà, La guerra, La memoria del XX secolo, Minoranze etniche, Razzismo e antirazzismo
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:dal romanzo di Diane Ackerman
Sceneggiatura:Angela Workman
Fotografia:Andrij Parekh
Musiche:Harry Gregson-Williams
Montaggio:David Coulson
Scenografia:Suzie Davies
Costumi:Sabine Daigeler
Effetti:Robert Grasmere
Interpreti:Jessica Chastain (Antonina Zabinski), Johan Heldenbergh (Jan Zabinski), Daniel Brühl (Lutz Heck), Efrat Dor (Magda Gross), Iddo Goldberg (Maurycy Fraenkel), Shira Haas (Urszula), Michael McElhatton (Jerzyk), Martha Issová (Regina Kenigswein), Daniel Ratimorský (Samuel Kenigswein), Frederick Preston - Miecio Kenigswein, Theodore Preston - Stefcio Kenigswein, Viktoria Zakharyanová - Stefania Keningswein, Goran Kostic - Sig. Kinszerbaum, Arnost Goldflam (Dott. Janusz Korczak), Marián Mitas (Stefan), Martin Hofmann (Szymon Tenenbaum)
Produzione:SCION FILMS, ELECTRIC CITY ENTERTAINMENT, TOLLIN PRODUCTIONS, ROWE/MILLER PRODUCTIONS
Distribuzione:M2 Pictures
Origine:Usa
Anno:2017
Durata:

127'

Trama:

Polonia 1939. La brutale invasione nazista porta morte e devastazione in tutto il paese e la città di Varsavia viene ripetutamente bombardata. Antonina e suo marito il dottor Jan Zabinski, custode dello zoo della città, sono una coppia molto unita sia nella vita privata che in quella professionale. Dopo la distruzione dello zoo i due si ritrovano da soli a salvare i pochi animali sopravvissuti. Sgomenti per ciò che sta accadendo al loro amato paese, la coppia deve anche sottostare alle nuove politiche di allevamento del nuovo capo zoologo nominato dal Reich: Lutz Heck. Ma quando la violenza nazista arriva all'apice e inizia la persecuzione degli ebrei, i due coniugi decidono che non possono restare a guardare e cominciano in segreto a collaborare con la Resistenza, intuendo che le gabbie e le gallerie sotterranee dello zoo, possono ora servire a proteggere in segreto delle vite umane. Quando la coppia mette in atto il piano per salvare più abitanti possibili del ghetto di Varsavia, Antonina non esita a mettere a rischio anche se stessa e i suoi figli.

Critica 1:Il suo sguardo da eterna bambina fa impazzire tedeschi e polacchi. Pelle chiara, anima innocente, e grande forza di spirito sono le qualità di Antonina Zabinski, la moglie del custode dello zoo di Varsavia. Lei ama gli animali, le bellezze del mondo, però il male porta la svastica sul braccio e semina rovine a colpi di cannone. Siamo nel 1939, e la Germania ha invaso la Polonia. Il paradiso naturale di Antonina muore sotto i bombardamenti, l’oppressione è appena iniziata, gli ebrei vengono rinchiusi nel ghetto e contro di loro i peggiori crimini rimangono impuniti. Il dottor Jan Zabinski, il marito di Antonina, non può rimanere a guardare.
In segreto, la coppia trasforma lo zoo in un rifugio per i perseguitati, mentre il potente Lutz Heck, nuovo capo zoologo di Hitler, prende di mira Antonina e cerca di piegarla ai suoi voleri. Lei piange, soffre, ma non esita a mettere in pericolo la propria famiglia per salvare sempre più persone, da nascondere nelle gabbie, nel seminterrato e in qualsiasi posto in cui i nazisti non possano vederle.
La signora dello zoo di Varsavia è proprio lei, Antonina (interpretata da Jessica Chastain), anima e il corpo di un film appassionante anche se a tratti un po’ edulcorato. Il racconto della vita nel ghetto è un pugno nello stomaco, anche se non aggiunge molto a quello che ci aveva già mostrato Steven Spielberg nel suo Schindler’s List. Questa volta tutte le immagini sono a colori, quel bianco e nero che si imprimeva nella tragedia è stato abbandonato, come anche quel piccolo cappotto rosso che è rimasto nella storia del cinema. Ma sarebbe sbagliato fare paragoni o definire La signora dello zoo di Varsavia una narrazione fuori tempo massimo. Non bisogna mai dimenticare l’Olocausto, perché la memoria è l’unico antidoto al veleno che troppo spesso alberga nel cuore del potere.
All’inizio la protagonista accarezza il suo eden, e va in bicicletta felice in mezzo agli animali. La natura riposa tranquilla, fino all’arrivo dell’invasore, che distrugge ogni idillio con la sua ferocia e stermina scimmie, bufali e ghepardi a colpi di fucile. Cacciatori e prede, ecologia contro abuso, più volte il contrasto si ripete, mentre gli inermi, soprattutto vecchi e bambini, non sanno a chi chiedere aiuto. Gli Zabinski sono un faro nella notte, l’ultimo porto sicuro prima della tempesta. Nemmeno il crudele Lutz Heck riesce a essere all’altezza di Antonina, che nella sua prigione di vetro accoglie ogni giorno un nuovo carico di disperati.
Niki Caro si ispira al romanzo di Diane Ackerman per portare sul grande schermo un’eroina realmente esistita, ma poco conosciuta che, in silenzio, non ha mai smesso di lottare. Spesso la regista non sa tenere a freno l’emozione e spinge il pedale sull’enfasi, ma l’argomento è di quelli che non possono lasciare indifferente la platea, soprattutto non si dimentica la personalità carismatica di Jessica Chastain. Lei riesce al raro miracolo di cancellare la diva e mostrarsi come una donna comune, pronta al sacrificio quando l’oscurità incombe.
Autore critica:Gian Luca Pisacane
Fonte criticacinematografo.it
Data critica:

15/11/2017

Critica 2:Dopo l’enigma femmineo come potenza generatrice dello sguardo in The Tree of Life, la discesa agli inferi de Le paludi della morte, i movimenti senza passato di un corpo chiuso nella sua ossessione di Zero Dark Thirty e l’oscurità isterica di un cuore rosso vermiglio in Crimson Peak, Jessica Chastain abbandona, per un volta, la profondità dei chiaroscuri che hanno sempre vestito i suoi personaggi e dà forma, pur con la consueta stratificazione emotiva, (…) ad un’eroina senza ombre, capace di incantare tanto gli animali quanto gli uomini, siano essi oppressi o oppressori, infondendo alla Storia l’effetto vivificante del suo tocco magico.
Siamo a Varsavia, in quell’anno tragico, il 1939, che ha sconvolto con la sua ferocia il popolo polacco. Antonina, la moglie di Jan Zabinski, direttore dello zoo di Varsavia e poi membro dell’Armia Krajowa, spezza l’incubo di morte ed estinzione professato dall’ideologia nazista aprendo le stanze segrete del giardino del suo personalissimo Eden, ormai distrutto dall’occupazione delle truppe hitleriane, a trecento ebrei tra quelli confinati dietro l’orrore delle recinzioni del ghetto di Varsavia.
Niki Caro, da sempre interessata, con la parentesi di McFarland, USA, a sposare lo sguardo di donne capaci di un’incredibile forza interiore, sono della regista neozelandese La ragazza delle balene e North Country – Storia di Josey, sceglie un’andatura classica e composta, diametralmente opposta alle aggressioni sensoriali de Il figlio di Saul, per portare sullo schermo il romanzo in cui Diane Ackerman racconta la vicenda realmente accaduta dei coniugi Zabinski e del loro zoo. La sceneggiatura di Angela Workman, però, più che inseguire l’unicità della storia e dei suoi protagonisti – a parte Antonina, la profondità dei personaggi che popolano La signora dello zoo di Varsavia è un terreno quasi del tutto inesplorato – rimane ben presto prigioniera della doppia metafora su cui poggia tutta la struttura del film, ovvero quella dello zoo umano, metafora reiterata fino allo svuotamento nelle sue varie declinazioni che aprono al parallelismo tra l’innocenza degli animali e quella di un popolo perseguitato, e la follia della purezza della razza specchiata nell’ossessione del Dr. Heck, il gerarca nazista di Daniel Brühl che vuole ricreare una specie ormai estinta, per farne il simbolo del Reich.
Niki Caro dosa con grande maestria l’impatto drammatico della storia prendendo come punto di riferimento Schindler’s List, da cui cerca di mutuare la semplicità perfetta nella realizzazione delle scene del ghetto, capaci di una vividezza priva di concessioni, o nella sequenza in cui Jan, dopo lo sgombero del ghetto, vede salire sul treno un gruppo di bambini. Prendendosi tutto il tempo necessario, Niki Caro inquadra i bambini uno ad uno, braccia tese e volti sorridenti davanti alla favola raccontata dal loro maestro per rendere tollerabile la fame e l’orrore. (...)
Autore critica:Francesca Bea
Fonte critica:senteriselvaggi.it
Data critica:

17/11/2017

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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A cura di: Redazione Internet
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