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Hole (The) - Il buco - Dong

Regia:Ming-Liang Tsai
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede - Lucky Red Home Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Yang Ping-Ying
Sceneggiatura:Tsai Ming-Liang, Yang Ping-Ying
Fotografia:Liao Peng-Jung
Musiche:
Montaggio:Hsiao Ju-Kuan
Scenografia:Lee Pao-Lin
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Yang Kuei-Mei (donna del piano inferiore), Lee Kang-Sheng (uomo del piano di sopra), Ping Ching-Yi, Tong Hsiang Chu (idraulico), Lin Hui-Chin (vicino), Lin Kun-Huei (bambino), Miao Tien (acquirente)
Produzione:Peggy Chiao, Carole Scotta, Caroline Benjo per Arc Light Films/Haut Et Court - China Television - Central Motion Picture Corporation Inc.
Distribuzione:Lucky Red
Origine:Francia - Taiwan
Anno:1998
Durata:

93’

Trama:

A Taipei, quando manca una settimana all'inizio del 21º secolo, la situazione si sta facendo sempre più critica: piove senza sosta ormai da giorni ed è in espansione una misteriosa epidemia che spinge chi viene colpito a dimenarsi per terra come un animale. Le autorità interrompono i servizi essenziali in alcuni quartieri, sperando di indurre i cittadini ad andare via. Ma in uno di questi quartieri, in un condominio in gran parte abbandonato, è rimasto un uomo che si ostina ad andare a lavorare in un negozio alimentare. Non ci sono però clienti e l'uomo torna a casa, dove beve birra e dorme. Lo sveglia un giorno un idraulico, mandato dalla vicina di sotto per riparare una perdita del soffitto. Il problema non viene risolto e nel pavimento rimane un buco aperto. L'uomo approfitta della situazione per cominciare a spiare i movimenti della vicina, una strana donna che raccoglie in casa pacchi di carta igienica. L'uomo ne è affascinato e la osserva con insistenza. Per difendersi, la donna cerca di chiudere il buco, ma ogni tentativo è vano. Una mattina la donna comincia a sentirsi male: sono i segni dell'epidemia. L'uomo la guarda da lontano, all'inizio non capisce, rimane fermo, poi decide di allungare un braccio attraverso il buco. La donna vi si aggrappa. Forse c'è qualche spiraglio di salvezza.

Critica 1:Mancano sette giorni al 2000. A Taiwan, dove piove a cielo rotto in continuazione, si diffonde un'epidemia misteriosa. I malati si comportano come scarafaggi. In un grande edificio dove per intero si svolge la vicenda un ragazzo e una ragazza non lasciano le loro abitazioni. Nell'appartamento sovrastante lui spia lei attraverso un buco, lasciato aperto da un idraulico. Quando lei s'ammala, attraverso il pertugio lui si allunga a porgerle un bicchiere d'acqua. Poi si tende, lei si aggrappa e viene tirata su. Non sono più soli. "Metafora sulla solitudine e sull'inquinamento terminale del mondo." (Lietta Tornabuoni), il quarto film del quarantenne e premiatissimo regista cinese è quasi muto, cupo, narrato in cadenze lente e ossessive, sostenute da una radicalità di sguardo che qui, grazie al supporto narrativo, si libera quasi completamente del suo decadentismo estetizzante. Realizzato per una serie TV (Il 2000 visto da ...), il film durava in origine 58 minuti. Con un espediente produttivo che è diventato un originale e sagace contrappunto espressivo, le desolate ore vuote dei due personaggi sono intervallate da una mezza dozzina di luccicanti videoclip cantati e danzati alla maniera del musical americano. I due interpreti sono i protagonisti di Vive l'amour (1994), due film di Ming-Liang e il primo distribuito in Italia.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Taiwan. Sette giorni al duemila. Un ragazzo si mette in contatto con la vicina del piano di sotto, dopo che un idraulico ha lasciato un buco nel pavimento dell’appartamento del ragazzo. Tutto questo quando scoppia un’insolita epidemia, che costringe le persone a comportarsi come scarafaggi.
Quanto è lontano, e allo stesso tempo vicino, il cinema orientale. Ci stiamo avviando verso un progressivo assorbimento della cultura e del cinema orientale, stiamo scoprendo ciò che sembra essere stato perso in Occidente, un cinema d’autore che mina le basi stesse del cinema tradizionale, una fusione di sguardi. Perché affascina il cinema orientale? Perché ad un occhio impersonale che approfondisce temi esistenziali e non, si lega una cultura ed una tradizione così opposta alla nostra, da sembrarci agli antipodi, espressione che sta al di là dello specchio su cui noi stessi ci specchiamo, e che permette di fornirci una visione del tutto originale e differente dei temi normalmente trattati. Così si scopre Kitano, si scopre il cinema di Wai Wong, Yimou, e per l’appunto Tsai Ming Liang. Questo autore pluripremiato, ha esordito con il Leone d’oro, si è fatto conoscere in tutta Europa, ad ogni film migliora sempre di più. Le sue prime opere sono risultati mediocri, ma che premettono buone speranze. A dimostrazione di tali aspettative viene appunto The Hole (la conferma definitiva ci sarà con l’ultimo Che ora è laggiù?).
Ottima pellicola, questo The Hole, espressione velata di un irrimediabile pessimismo di fondo, ma non disperato. In una Taiwan perennemente piovosa, si disegna la storia di due solitudini in incontro, in un mondo di totale indifferenza, di assoluta mancanza di altruismo, dove l’uomo tende verso un’animalità inconsueta, verso la preferenza al buio e all’umido dei luoghi dove vivono gli scarafaggi. La mancanza dei nomi dei protagonisti, e di tutti i personaggi del film, non fa altro che accentuare questa condizione di anonimità e di assoluta estraneità nei confronti del mondo. Perché Ming Liang ci propone un mondo triste, sporco, silenzioso e lo fa con uno stile che a tratti ricorda Antonioni. Un Antonioni rivisitato ed aggiornato al duemila, un occhio malinconico, indagatore, semplice (i movimenti di macchina sono ridotti all’essenziale) che tratteggia l’incontro di due persone, prima separate da un muro, e ora unite da un “buco”, stretto, angusto, antiestetico, ma assolutamente fondamentale, un buco che li unirà per sempre. E al silenzio quasi ossessivo, a cui si accompagna solo la voce della TV e il rumore della pioggia, si alternano piacevoli intermezzi musicali, allegorie dello stato emotivo della vicina.
Può sembrare strano ma spesso è nella semplicità delle cose che si nasconde il sublime, e Ming Liang ce lo ha suggerito superbamente.
Autore critica:Andrea Fontana
Fonte critica:centraldocinema.it
Data critica:



Critica 3:Il cinema di Tsai Ming-liang (Viva l'amore premiato a Venezia; Il fiume a Berlino) devo molto del proprio fascino alla contraddizione che governa le sue storie, cosi come lo stile con il quale le stesse sono raccontate: la provocazione ed il rigore.
Provocazione, pure in questo Il buco: una vicenda e una rappresentazione estrema. In una città di fine millennio, mentre si annuncia l'arrivo di una misteriosa epidemia virale, quando dalle finestre di uno stabile ormai deserto giunge l'eco di un diluvio incessante che rende l'atmosfera fradicia e verdognola, due giovani rimangono isolati nelle proprie abitazioni, situate esattamente una sopra l'altra. In uno stato di vieppiù rassegnata letargia, con l'acqua che progressivamente penetra all'interno; con un foro creato da un assurdo intervento di un idraulico, che finirà per mettere in contatto le due solitudini.
Tempi lunghissimi, geometrie calcolate esattamente, una tavolozza di colori slavati, una gestualità degli attori studiata a lungo, movimenti della cinepresa, tempi, tagli, suoni che non derogano per un attimo ad una logica implacabile, lo stile di Tsai crea un universo di una coerenza perfetta: che controbilancia, nella sua armonia, la disperata eccentricità delle situazioni. Con un bonus di quella che si potrebbe nel caso del giovane regista taiwanese definire una svolta coloristica e, forse, ottimistica: l'introduzione di sequenze musicali, in puro stile Hong-Kong anni cinquanta, che la protagonista immagina d'interpretare nello spazio del proprio universo fatiscente.
Autore critica:Fabio Fumagalli
Fonte critica:rtsi.ch/filmselezione
Data critica:

20/5/1998

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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