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Maurice -

Regia:James Ivory
Vietato:14
Video:Biblioteca Rosta Nuova
DVD:Dolmen
Genere:Drammatico
Tipologia:Le diversità, Omosessualità
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo “Maurice” di Edward Morgan Forster
Sceneggiatura:Kit Hesketh-Harvey, James Ivory
Fotografia:Pierre Lhomme
Musiche:Richard Robbins
Montaggio:Katherine Wenning
Scenografia:Brian Ackland-Snow
Costumi:
Effetti:
Interpreti:James Wilby (Maurice Hall), Hugh Grant (Clive Durham), Rupert Graves (Alec Scudder), Simon Callow (Mr. Ducie), Denholm Elliott (Dr. Barry), Ben Kingsley (Lasker-Jones), Phoebe Nicholls (Anne Durham), Billie Whitelaw (Signora Hall)
Produzione:Merchant Ivory Productions
Distribuzione:Lanterna
Origine:Gran Bretagna
Anno:1987
Durata:

137’

Trama:

Nel 1909 nel collegio di Cambridge il giovane Clive Durham dichiara apertamente il suo amore all'amico Maurice Hall che dapprima lo respinge disgustato, ma poi ricambia tale sentimento con un amore solo platonico, perchè Clive non ammette rapporti fisici. Al momento in cui scoppia uno scandalo per omosessualità, che distrugge vita e carriera di un giovane nobile del loro gruppo, Clive, spaventato, tronca ogni legame con Maurice e poco dopo si sposa e si dà con entusiasmo alla politica. Abbandonato, angosciato e solo, Maurice tenta ogni mezzo per guarire da quella che egli considera una malattia; consulta medici e si fa persino curare da un ipnotizzatore, ma senza riuscire a vincere i suoi istinti: si sente colpevole di un vizio orrendo, anche se non ha ancora ceduto fisicamente ai suoi desideri. Ripresa a frequentare la bella villa in campagna di Clive, dove questi vive con la moglie, Maurice conosce il giovane attraente guardiacaccia Alec Scudder, che si innamora di lui. Dopo aver superato il timore di eventuali ricatti da parte del giovane, Maurice si abbandona completamente alla passione e, finalmente felice, accetta un rapporto completo con Alec, riconoscendo ormai la propria omosessualità, sfidando sia le leggi inglesi dell'epoca (che punivano duramente tali pratiche), sia le barriere sociali che lo dividevano dal giovane.

Critica 1:Dal romanzo (scritto, riscritto e pubblicato postumo nel 1971) di E.M. Forster: negli anni '10 a Cambridge tra Maurice e Clive nasce l'amore, ma per la legge britannica l'omosessualità è un crimine. Clive rientra nei ranghi e si sposa, Maurice si appaga con un bel guardiacaccia. Il più costoso dei film Merchant-Ivory, fedelissimo al romanzo anche nel buon gusto, la misura, il pudore con cui racconta l'omosessualità. Film illustrativo di classe.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Il cinema del "più britannico dei registi americani" ha ormai raggiunto un livello di (sistematica?) perfezione, tale da renderlo leggibile come un manuale.
Vicino al cinema dei Cukor, dei Minnelli, Ivory era destinato alla carriera di decoratore hollywoodiano: non deve quindi meravigliarci se il suo stile è così attento ai minimi dettagli dell'inquadratura, alla ricerca raffinata (e talvolta vicina alle tentazioni accademiche) dell'atmosfera. Fortunatamente, Ivory non è soltanto un'esteta. Le sue ricreazioni d'ambiente, le sue brillantissime ricostruzioni d'epoca non sono mai puramente decorative. Come lo erano, per citare un autore di scuola diversa, quelle di un Bolognini. La perfezione estetica, la pittura delle buone maniere, dei cerimoniali (solitamente vittoriani, oppure coloniali) serve ad un discorso ben preciso. Come diceva Kubrick in BARRY LYNDON: state attenti, ma dietro a tanta educata perfezione si nasconde la più feroce delle intransigenze, l'ambiguità e l'ipocrisia.

MAURICE, dopo CAMERA CON VISTA, riprende il mondo letterario di Foster (non certo travolgente) perché permette all'autore di sviluppare il suo tema favorito: quello di una passione (o, in questo caso di una condizione) contrastata, vissuta all'interno dello scontro fra due epoche, due concetti di vita, due civiltà. Qui l'omosessualità; nel precedente, la leggermente meno trasgressiva (per quei tempi, nei quali i gay di sua maestà britannica venivano semplicemente imprigionati) libertà eterosessuale.

La cinepresa di Ivory, proprio secondo il principio che vuole il cinema uno sguardo posato sul mondo, ha la facoltà di rivelarci la minima crepa in quell'universo di levigate convenzioni: gli basta uno sguardo, un leggero cambiamento di tono. O, talora, uno scoppio violento, colorato, sensuale di una scena che contrasti con l'autocontrollo del resto. Qui, forse per ragioni di sceneggiatura, l'equilibrio non è sempre perfetto. Ci sono degli elementi ripetuti che avevamo decisamente compreso, delle parti (certi riti mondani a metà del film) che ingenerano perfino una noia forse non prevista.

Allora, dietro la perfezione del gioco (si pensi alla grande tradizione degli attori inglesi) nasce un certo qual compiacimento. Quello che i nemici di questo cinema "letterario" chiamano accademismo.
Autore critica:Fabio Fumagalli
Fonte critica:rtsi.ch/filmselezione
Data critica:

10/3/1988

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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