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Boys Don't Cry - Boys Don’t Cry

Regia:Kimberly Pierce
Vietato:18
Video:20th Century Fox Home Entertainment
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile, Le diversità
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Kimberly Pierce
Sceneggiatura:K. Peirce, Andy Bienen
Fotografia:Jim Denault
Musiche:Nathan Larsen
Montaggio:Lee Percy, Tracy Granger
Scenografia:Michael Show
Costumi:Victoria Farrell
Effetti:
Interpreti:Hilary Swank (Brandon Teena), Chloë Sevigny (Lana), Peter Sarsgaard (John), Brendan Sexton III (Tom), Alison Folland (Kate), Alicia Goranson (Candice), Matt McGrath (Lonny), Rob Campbell (Brian), Jeannetta Arnette (la madre di Lana)
Produzione:Killer Films/Hart-Sharp Entertainment
Distribuzione:20th Century Fox
Origine:Usa
Anno:2000
Durata:

114’

Trama:

Nebraska. Teena, originaria di Lincoln, ha ventuno anni ed è in preda a una profonda crisi di identità sessuale. Si veste e si comporta come un maschio (Brandon), rivendicando una sessualità diversa da quella attribuitale dalla natura. È dotata di un istinto infallibile nel cacciarsi nei guai: oltre a doversi presentare a un processo per il furto di un’auto, infatti, deve puntualmente affrontare i problemi derivanti dalla sua smodata passione per le ragazze. Innamoratasi della giovane Lana in una fuga liberatoria a Falls City, viene smascherata dal boyfriend della ragazza (John) e dal suo amico Tom, e da essi brutalmente violentata e uccisa, proprio quando stava per andarsene via con lei.

Critica 1:Ispirato a un fatto di cronaca accaduto il 30 gennaio 1993, sul quale regista e co-sceneggiatore hanno indagato per cinque anni, il film è centrato sulla costruzione del sé e sulla ricerca della propria identità sessuale da parte della protagonista, il cui vero nome, Teena Brandon, viene capovolto in Brandon Teena da lei stessa. Simbolo di quella natura ambigua dell’amore che costituisce il tema centrale, è l’immagine della linea gialla di mezzeria della strada avvolta nell’oscurità con cui si apre il film. Una forte valenza simbolica ha inoltre l’immagine del volto di Brandon Teena tagliato a metà dalla luce fioca della lampada che accompagna la sua prima lunga conversazione con Lana.
Sull’ambiguità sessuale si fonda anche il grande successo riscosso dall’attività di corteggiamento svolto dalla protagonista. La componente femminile che Brandon Teena porta con sé, infatti, la rende irresistibile come maschietto. Sono il profilo esile del suo corpo, la sua tenerezza e il suo gentile rispetto che conquistano Lana, solitamente abituata ad approcci brutali. Ma giocano a suo favore anche la sua spontanea e brillante disinvoltura, fatta di entusiasmo e solarità, di voglia di divertirsi e di fare le ore piccole tra birrerie e discoteche.
Un comportamento, quello di Brandon Teena, che non può che scontrarsi duramente con il contesto in cui esso si trova a operare. Un’America di provincia fatta di interni sporchi e fatiscenti, di esterni piatti e monocromi, o comunque scoloriti. Ma anche di giovani violenti, dediti all’abuso di alcol e droga, senza un briciolo di speranza, votati unicamente all’autolesionismo e alla distruzione di tutto ciò che proviene dall’esterno e che sembra portare con sé la minima traccia di diversità. Vittime di una routine stanca e logorante, paradossalmente inseguono quella “normalità” a tutti i costi che è la fonte stessa della loro infelice condizione. Intorno a questa inconsapevolezza sociale il film disegna una prospettiva amara e inquietante; racconta infatti una provincia americana in cui l’ossessione per la normalità, esasperata all’interno delle dinamiche di gruppo, porta a schiacciare con la violenza ogni oasi di felicità che possa essere raggiunta, o anche soltanto sognata, dagli individui.
Strumento privilegiato di costruzione della storia è la percezione della protagonista, segnata dal disagio psichico della propria anomala esperienza, che produce nel personaggio una stato perenne di sbandamento e fragilità. Ne deriva uno sguardo allucinato sul mondo, che esaspera ulteriormente i segni di disperazione che caratterizzano l’ambiente circostante. Necessario, al fine di cogliere il ruolo decisivo svolto dalla percezione soggettiva del personaggio principale, sottolineare come la velocità del racconto e il suo ritmo indiavolato siano un effetto diretto della furia di vivere, dell’urgenza di fare esperienza, del bisogno inestinguibile di esercitare la propria sessualità provato da Brandon Teena.
Autore critica:Umberto Mosca
Fonte criticaAiace Torino
Data critica:



Critica 2:Porta una fascia per schiacciare il seno fino a eliminarlo, un'imbottitura sul davanti dei calzoni oppure (in caso di bisogno) un pene di lattice, si chiama, si muove, agisce, corteggia e ama come un ragazzo, ha modi scherzosi e dolci, piace a tutte più di ogni altro: ma è una ragazza. Quando due giovani mezzo delinquenti scoprono la vera natura del ragazzo arrivato a Falls City da una vicina piccola città del Nebraska, per gelosia, per rivalità, per la rabbia d'essere caduti nell'inganno, per terrore della diversità, la picchiano, la stuprano e sodomizzano in una scena terribile, compiono il destino letale di lei e d'altri. E' una storia vera, rivelatasi durante le indagini su un pluriomicidio commesso da due ex carcerati in una cadente fattoria del Nebraska nel 1993: tra gli uccisi c'era Brandon Teena, o meglio Teena Brandon, la ragazza che non riusciva ad accettare se stessa come donna né come lesbica né come uomo né come ermafrodito, che pensava al proprio disadattamento sessuale senza dolore, con divertimento e paura. Il fatto di cronaca suscitò negli Stati Uniti enorme interesse e gran discussioni di scrittori, moralisti, femministe: vi si sommavano curiosità sessuale, problemi sociali, violenza, seduzione, morte. All'epoca, la regista Kimberley Peirce (Boys Don't Cry, i ragazzi non piangono o meglio i maschi non piangono, è il suo primo lungometraggio), laureanda alla Columbia University, preparava la sua tesi su una donna spia della Guerra Civile americana che aveva finto di essere un uomo, e su molte altre donne-uomo soldato nella storia degli Stati Uniti: il film è il risultato di anni di riflessione su quell'episodio strano e crudele. Buon risultato: tensione, bel racconto dell'esistenza giovanile nelle piccole città rurali, bella interpretazione di Chloe Sevigny ma soprattutto della protagonista ragazza-ragazzo Hilary Swank, bravissima.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

12/2/2000

Critica 3:Solo alla fine - lo rivela un cartello sui titoli di coda - scopriamo che quella raccontata da Boys Don't Cry è una «storia vera». Tragicamente vera. E di colpo il film, non particolarmente bello, si carica di una forza inattesa, e quasi verrebbe voglia di rivederlo alla luce di quella rivelazione. Accadde in Nebraska, sul finire del 1993: nel borgo rurale di Falls City due ex-carcerati ventenni uccisero apparentemente senza motivo un angelico ragazzo che aveva corteggiato, ricambiato, la fidanzata di uno di loro. Solo che anche Brandon era una donna, Teena: una giovane, donna «in crisi di identità sessuale» che da mesi, abbigliata da cow-boy, si divertiva a rimorchiare e sedurre le fanciulle del posto. Prima di morire accoltellata, la poveretta - lesbica militante o bisessuale confusa? era stata ripetutamente violentata dai due: per sfregio, per vendetta, per ignoranza. Opera prima di Kimberly Peirce, cineasta molto interessata al tema del travestimento (prima di imbattersi nel caso-Brenda stava lavorando a un film su una donna-spia vestita da uomo che si infiltrò tra i sudisti all'epoca della Guerra di Secessione), Boys Don't Cry appartiene a un «genere» che ha prodotto negli anni piccoli capolavori come A sangue freddo di Richard Brooks o La rabbia giovane di Terence Malick. E proprio al film di Malick, oltre che a certe atmosfere delle canzoni di Springsteen (Nebraska docet), sembra rifarsi Peirce, a partire dall'ambientazione Middle West: tra campi di granturco, baracche fatiscenti, fabbriche di inscatolamento, miseria diffusa, country music e pistole in libertà. Capelli a sfumatura alta, una fascia ben stretta per comprimere il seno e fallo di gomma dentro i jeans attillati per simulate la virilità, l'attrice Hilary Swank (ben doppiata da Tatiana Dessi) incarna con malinconica ruvidezza lo straniero «rubacuori» che strega, sulle prime, la piccola comunità rurale. Di BrandonTeena sappiamo poco o niente: solo che un processo per furto grava su di lei e che nasconde il proprio segreto dietro un vagone di bugie. Vedendo il film pare quasi impossibile (non è mica una storia alla Shakespeare in Love) che nessuno si accorse della vera identità di Brandon, specie l'innamorata Lana, ma sul versante intimo Boys don't Cry resta volutamente allusivo, ambiguo, sfuggente, in modo da rafforzare l'apprezzabile messaggio di tolleranza contro certo machismo muscolare, non solo americano.
Autore critica:Michele Anselmi
Fonte critica:l'Unità
Data critica:

13/2/2000

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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