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Videocracy - Videocracy

Regia:Erik Gandini
Vietato:No
Video:
DVD:G.C.l'Espresso
Genere:Documentario
Tipologia:denuncia
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Erik Gandini
Fotografia:Manuel Alberto Claro, Lukas Eisenhauer
Musiche:Hans Møller
Montaggio:Johan Söderberg
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:
Produzione:Erik Gandini-Atmo AB in coproduzione con Zentropa Entertainment7 - Mikael Olsen e SVT Swedish Television - Axel Arnö in associazione con BBC4 Storyville - Nick Fraser e Greg Sanderson, DR-TV- Mette Hoffmann Meyer, YLE FST - Jenny Westergård
Distribuzione:
Origine:Svezia
Anno:2009
Durata:

85’

Trama:

In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine. In Italia soltanto un uomo ha dominato le immagini per più di tre decenni. Prima magnate della TV, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale in Italia.I suoi canali televisivi, noti per l'eccessiva esposizione di ragazze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità.

Critica 1:“La televisione commerciale di Berlusconi è stata un’esperienza che ha segnato me e la mia generazione. Quando all’età di vent’anni, negli ultimi anni Ottanta, mi sono trasferito da Bergamo alla Svezia, ho trovato un clima televisivo nettamente diverso.
Ricordo ancora il mio stupore nello scoprire che l'emittente svedese per il servizio pubblico nazionale non trasmetteva pubblicità, che c'erano pochissime ballerine poco
vestite e che i film stranieri non erano doppiati.
Sempre in Svezia ho scoperto il "documentario creativo", un genere di cui mi sono presto innamorato. Espressione autorevole di arte cinematografica guardata con rispetto e presente sia nel cinema sia nella televisione.
Da allora sono sempre rimasto colpito dal potere crescente e dal ruolo unico che la televisione detiene in Italia. Non solo per le implicazioni politiche, perché controllata e gestita principalmente da Silvio Berlusconi, l’unica persona che più di ogni altra ha influenzato il contenuto della tivù commerciale italiana negli ultimi trent’anni, ma anche per l’impatto che questa ha sulla gente. Per noi italiani la parola TELEVISIONE non si riferisce più soltanto all'apparecchio in sé.
La Televisione è molto di più, è un’entità influente e mistificata con un ignoto e inquietante potere, trapelato ormai in quasi tutti gli aspetti della vita, del sogno e naturalmente della politica. Quasi come un mostro.
L’ Italia che ho ritrovato è avvolta da una tensione fortissima, non tanto fra destra e sinistra quanto fra televisione e spettatori. Soprattutto i giovani, che pur di accedere in quel mondo che dall’alto li domina e li affascina, vedono come unico strumento, per imporre la propria immagine e il proprio corpo, l’uso indiscriminato di una telecamera o di un telefonino. Con la mia cinepresa sono entrato in questo mondo. Un mondo strettamente legato al presidente Silvio Berlusconi, che lo presenta sempre come innocuo “puro intrattenimento”, con nessun’altra funzione se non quella di "divertire". Un mondo ben felice di esporsi, che così facendo mi ha concesso il privilegio di vivere l’esperienza personale, a volte spaventosa, ma davvero emozionante di un probabile nuovo ordine mondiale, “la legge dell’immagine” - Videocracy.
Autore critica:”Erik Gandini
Fonte critica
Data critica:



Critica 2:In Videocracy la tesi è chiara: televisione e potere in Italia ormai coincidono perversamente. Per capirlo basta risalire a trenta anni fa con la nascita delle tv commerciali di Berlusconi. Quei tristi spogliarelli delle massaie in diretta trasmessi allora in alcuni programmi di quelle tv erano per Erik Gandini, regista del documentario che andrà al Festival di Venezia (Giornate degli Autori), solo la prima delle lezioni per un pubblico destinato a diventare da lì a poco elettore tipo dell'attuale premier italiano. Una tesi non male ma neppure nuova per un filmato nato per il solo pubblico svedese curioso, a quanto dice lo stesso regista, di sapere qualcosa in più sulla presunta anomalia politica italiana. Così in uno spirito dal sapore didattico Videocracy. Basta apparire (questo il titolo per esteso), inizia appunto mostrando quegli spogliarelli di un'Italia che fu. E poi tante immagini di repertorio con pochi commenti. Si va dai tanti provini di un'Italia disposta sempre più a tutto per diventare famosa, all'intervista di una sorta di Virgilio sfigato vissuto sempre ai margini di questo mondo. Ovvero Ricky ragazzo che ama (non troppo riamato) arti marziali e cantare. Ci sono poi interviste ai fan di Silvio Berlusconi in Costa Smeralda, immagini del ministro Carfagna (con tanto di segnalazione, per il pubblico svedese, di come provenga dal mondo dello spettacolo). E poi ancora tutto il ricco mondo che vive in Costa Smeralda: la villa del premier con i suoi ospiti illustri (Tony Blair e Putin), il Billionaire. In Costa Smeralda si svolge poi una lunga intervista al press agent Lele Mora circondato dai suoi boy. Mora, come è un po’ per tutte le interviste destinate inizialmente per il solo pubblico straniero, si lascia più che andare a dire quello che pensa, a far sentire orgoglioso la suoneria del suo cellulare con ‘faccetta nera’ come ad azzardare un parallelo tra Mussolini e Berlusconi. E così sarà per Fabrizio Corona, anche lui grande ammiratore del Cavaliere, intervistato nella sua casa a più riprese (tra le sequenze un suo nudo frontale sotto la doccia). Dal fotografo, che non si ricorda di aver dato la liberatoria se non svedese per Videocracy, frasi del tipo «quando io vedo una persona famosa, vedo i soldi non la persona». Infine, in Videocracy che sarà nelle sale italiane in 40 copie distribuite dalla Fandango di Domenico Procacci, tra le molte accuse esplicite e non al premier Berlusconi quella di essersi auto-concesso l'immunità. Mentre, nel segno dell'ironia – nel filmato di circa ottanta minuti che potrebbe incorrere in ulteriori polemiche dopo quelle sullo stop di Rai e Mediaset allo spot –, la visione quasi integrale di un video elettorale di Forza Italia con tanto di tormentone: «meno male che Silvio c'è».
Autore critica:
Fonte critica:L’Unità, 29/8/2009
Data critica:



Critica 3:Nelle televisioni italiane è vietato parlare di tv, vietato dire che c'è una connessione tra il capo del governo e quello che si vede sul piccolo schermo. La Rai ha rifiutato il trailer di Videocracy, il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent'anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo.
"Come sempre abbiamo mandato i trailer all'AnicaAgis che gestisce gli spazi che la Rai dedica alla promozione del cinema. La risposta è stata che la Rai non avrebbe mai trasmesso i nostri spot perché secondo loro, parrà surreale, si tratta di un messaggio politico, non di un film", dice Domenico Procacci della Fandango che distribuisce il film. Netto rifiuto anche da parte di Mediaset, in questo caso con una comunicazione verbale da Publitalia. "Ci hanno detto che secondo loro film e trailer sono un attacco al sistema tv commerciale, quindi non ritenevano opportuno mandarlo in onda proprio sulle reti Mediaset".
A lasciare perplessi i distributori di Fandango e il regista sono infatti proprio le motivazioni della Rai. Con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.
"Una delle motivazioni che mi ha colpito di più è quella in cui si dice che lo spot veicola un "inequivocabile messaggio politico di critica al governo" perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi", prosegue Procacci "ma quei dati sono statistiche ufficiali, che so "l'Italia è al 67mo posto nelle pari opportunità"".
A preoccupare la Rai sembra essere questo dato mostrato nel film: "L'80% degli italiani utilizza la tv come principale fonte di informazione". Dice la lettera di censura dello spot: "Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata", non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che "attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso". "Mi pare chiaro che in Rai Videocracy è visto come un attacco a Berlusconi. In realtà è il racconto di come il nostro paese sia cambiato in questi ultimi trent'anni e del ruolo delle tv commerciali nel cambiamento. Quello che Nanni Moretti definisce "la creazione di un sistema di disvalori"".
Le riprese del film, se pure Villa Certosa si vede, è stato completato prima dei casi "Noemi o D'Addario" e non c'è un collegamento con l'attualità. Ma per assurdo, sottolinea Procacci, il collegamento lo trova la Rai. Nella lettera di rifiuto si scrive che dato il proprietario delle reti e alcuni dei programmi "caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all'ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell'attività di imprenditore televisivo". "Siamo in uno di quei casi in cui si è più realisti del re – dice Procacci – Ci sono stati film assai più duri nei confronti di Berlusconi come Viva Zapatero o Il caimano, che però hanno avuto i loro spot sulle reti Rai. E il governo era dello stesso segno di oggi. Penso che se questo film è ritenuto così esplosivo vuol dire che davvero l'Italia è cambiata".
Autore critica:Maria Pia Fusco
Fonte critica:La Repubblica
Data critica:

27/8/2009

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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