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Million Dollar Hotel (The) -

Regia:Wim Wenders
Vietato:No
Video:Medusa Film
DVD:Medusa Film
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Nicholas Klein, Bono Vox
Sceneggiatura:Nicholas Klein
Fotografia:Phedon Papamichael
Musiche:Brian Eno, Jon Hassell, Daniel Lanosi, Bono Vox, Hal Willner
Montaggio:Tatiana S. Riegel
Scenografia:Robbie Freed
Costumi:Nancy Steiner
Effetti:Gary D'Amico
Interpreti:Tom Bower, Bud Cort (Shorty), Jeremy Davies (Tom Tom), Mel Gibson (Skinner), Milla Jovovich (Eloise), Donal Logue, Amanda Plummer (Vivien), Conrad Roberts, Tim Roth, Julian Sands, Jimmy Smits (Geronimo), Peter Stormare (Dixie), Gloria Stuart, Bono Vox, Charlayne Woodard, Harris Yulin
Produzione:Deepak Nayar, Bono, Bruce Davey, Nicholas Klein, Wim Wenders
Distribuzione:Medusa
Origine:Usa
Anno:1999
Durata:

130’

Trama:

Los Angeles, anno 2001. Durante il giorno uomini d'affari, avvocati, manager entrano ed escono da uffici e palazzi in una frenetica corsa contro il tempo e verso il successo. Quando cala la sera, scompaiono per lasciare il posto al popolo dei derelitti. Protettori, prostitute, ladri, falliti di ogni genere trovano rifugio al Million Dollar Hotel, a sua volta edificio vecchio, fatiscente destinato a scomparire. Tra i tanti ospiti c'è Tom Tom, un ragazzo disadattato con l'animo di un bambino. Nella sua ingenuità, Tom Tom ritiene giusto dedicare la giornata a quelli più bisognosi di lui. Mentre passa da un compito all'altro, Tom Tom si innamora di Eloise, ragazza bella dallo sguardo triste, segnata da una vita difficile. Tom Tom la avvicina con discrezione, le parla, cerca di comunicare con lei. Succede poi che, una notte, Izzy, un tossico, muore cadendo dal tetto. Si tratta di incidente, o è stato spinto? Quando si scopre che Izzy era figlio di un magnate dei media, la notizia della sua morte si diffonde e obbliga la polizia ad intervenire. All'hotel arriva il detective Skinner, un duro agente dell'FBI, che subito comincia ad osservare e ad interrogare. Con le telecamere della televisione sempre presenti, tutti gli ospiti dell'albergo sono sospettati e cercano di organizzare una difesa. Tom Tom protegge Eloise, che ama molto la lettura ma ha difficoltà a trovare libri nuovi. Skinner procede all'arresto del maggior indiziato, Geronimo, un hippie con la nostalgia degli anni '70. Ma non è lui il vero colpevole. Quando sente dentro di se il rimorso, Tom Tom fa venire la macchina da presa e confessa di essere stato lui a spingere Izzy giù dal tetto. Poi aggiunge che quella che si vede in tv non è la verità. Quindi a sua volta si mette a correre libero sul tetto del Million Dollar Hotel.

Critica 1:Million Dollar Hotel è il miglior film di Wenders da 13 anni a questa parte: ovvero dai tempi de Il Cielo sopra Berlino, magari non contando il documentario Buena Vista Social Club o il delizioso (e misconosciuto) I fratelli Skladanowsky, dedicato ai Lumiere tedeschi. Sarà bene, però, chiarire: per chi scrive, non è il massimo dei complimenti. Nemmeno Il cielo ci aveva fatto impazzire, e rimaniamo convinti che da Paris, Texas in poi Wim Wenders sia stato travolto da una deriva predicatoria e «buonista» abbastanza sgradevole. Ma nel nuovo film, che a febbraio ha aperto il Filmfest di Berlino, ritrova il suo «occhio»: uno sguardo stupefatto sul mondo (aiutato dalla magnifica fotografia di Phedon Papamichael) che fa sembrare bella persino l'orrenda zona di Downtown Los Angeles dove si trova l'autentico Million Dollar Hotel. Sul tetto di quell'albergo, dal quale si domina la città degli angeli, gli U2 girarono anni fa il video di Where the Streets Have No Name. Già allora Bono, il cantante del gruppo irlandese, ebbe l'idea di una storia che nel corso degli anni (e di numerose riscritture, l'ultima assieme a Nicholas Klein) è divenuta un film. Eccoci dunque nelle viscere del Million Dollar, un tempo hotel di lusso e oggi ricettacolo dei relitti del Sogno Americano. Il più tenero di loro è Tom-Tom, fattorino tuttofare innamorato della dolce prostituta Eloise. L'hotel è al centro dell'attenzione perché uno dei suoi abitanti si è suicidato buttandosi dal tetto: si trattava di Izzy, pittore trash che dopo molto si scopre essere, nientemeno, figlio degenere di un miliardario. Improvvisamente i suoi quadri valgono milioni e i suoi spiantatissimi amici, che li hanno ereditati, hanno la chance di diventare ricchi. Ma un agente dell’FBI, un inquietante semiparalitico chiamato Skinner, indaga: tutti i vecchi compagni di Izzy sono potenziali sospetti... Non aspettatevi uno scioglimento giallo di tipo classico. Non è cosa «alla» Wenders: ben presto il regista punta tutto sulle atmosfere e, sugli strampalati personaggi. E come se il regista ritrovasse gli angeli berlinesi nelle fogne di L.A.: ma stavolta, forse libero dal peso della storia che a Berlino si impone ad ogni angolo, li descrive con un felice equilibrio di dolcezza e di ironia. E una volta tanto, cosa insolita nel suo cinema, ci si affeziona agli attori: da Jeremy Davies (Tom-Tom) a Milla Jovovich (Eloise), da Mel Gibson (uno straordinario Skinner che mescola Frankenstein ed Eric von Stroheim) a Tim Roth (che è Izzy, sullo schelmo per pochi, indimenticabili istanti). Ma il migliore in campo è forse lo svedese Peter Stormare nei panni di Dixie, un musicista suonato convinto di essere il quinto Beatle: in originale parlava citando solo versi delle canzoni degli scarafaggi, in italiano qualcosa si perderà, ma il personaggio resta impagabile.
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critical'Unità
Data critica:

1/4/2000

Critica 2:Un angelo sopra Los Angeles, non quella ficca di Beverly Hills, ma quella miserevole della periferia; e non è propriamente un angelo, bensì un comune mortale dotato di quello speciale, infantile candore che su questa terra consideriamo a volte come un'espressione di demenza e a volte come un sintomo di santità. Comunque di Tom Tom facciamo conoscenza mentre si appresta a gettarsi dal tetto del Million Dollar Hotel; e sulla soggettiva del suo volo, con la macchina da presa che scivola verso il basso lungo la parete dell'edificio parte un flashback narrato dal suicida con la malinconia di chi, proprio nell'istante fatale, si è reso conto della perfezione della vita: «La vita è il meglio. E' piena di magia e di bellezza...». Attraverso il racconto di Tom Tom (Jeremy Davies) si anima il teatrino dei tipi stravaganti e spostati che popolano il fatiscente hotel: ci sono l'ambigua prostituta Eloise (Milia Jovovich) di cui, il ragazzo è pazzamente innamorato, il musicista Dixye (Peter Stormare) convinto di essere il quinto Beatles, l'indiano "bianco" Geronimo e altri diseredati che nella reciproca compagnia hanno trovato un qualche conforto. Ma la loro bizzarra routine è scombussolata dall'apparizione dell'agente federale Skinner (Mel Gibson), un superduro dal collo imbustato che indaga sul presunto omicidio di un cliente (Tim Roth), morto anche lui cadendo dal tetto. A suggerire a Wim Wenders il soggetto di questo suo ventesimo film è stato l'amico Bono degli U2, che oltre a firmare con Nicholas Klein la sceneggiatura (pubblicata da Il Castoro) è anche autore con altri grandi della musica (Brian Eno, Jon Hassell eccetera) della bellissima colonna sonora appena uscita. Nella cornice del Million Dollar, un albergo un tempo lussuoso che ora si chiama Frontier e va a pezzi, Bono aveva infatti girato il videoclip di «Where the streets have no names» e ne era rimasto colpito al punto di pensare che fosse l'ambientazione ideale per un film. E chi meglio dell'autore di Paris, Texas per celebrare l'America dei derelitti vista attraverso gli amorosi occhi di un'«idiota»? Nonostante la parvenza di thriller, The Million Dollar Hotel è una tipica ballata wendersiana: dove il regista nel suo modo divagatorio mescola luoghi veri e immaginario cinefilo, poesia dei diseredati e atmosfere notte, ispirandosi visivamente alla pittura di Edward Hopper. I risultato è ipnotico e diseguale: a momenti pieni di suggestione se ne avvicendano altri in cui il film sconfina nel bozzettismo e l'interesse decade. Nel ruolo di Tom Tom, Davies è più irritante che attraente; e se Gibson impersona il grottesco Skinner con la dovuta ironia, l'unica a coniugare in maniera convincente innocenza e maledettismo è la Jovovich.
Autore critica:Alessandra Levantesi
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

31/3/2000

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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