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Vento che accarezza l'erba (Il) - Wind That Shakes The Barley (The)

Regia:Ken Loach
Vietato:No
Video:
DVD:01
Genere:Drammatico
Tipologia:I giovani e la politica, La guerra
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Paul Laverty
Fotografia:Barry Ackroyd
Musiche:
Montaggio:
Scenografia:Fergus Clegg
Costumi:Eimer Ni Mhaoldomhnaigh
Effetti:Michael Kearns, Pat Redmond, Team Fx Ltd., Cine Image Film, Opticals Ltd.
Interpreti:Cillian Murphy (Damien), Liam Cunningham (Dan), Padraic Delaney (Teddy), Gerard Kearney (Dunica), William Ruane (Gogan)
Produzione:Pathé
Distribuzione:Bim
Origine:Francia – Gran Bretagna – Irlanda
Anno:2006
Durata:

124’

Trama:

1919. Gli irlandesi formano un esercito di guerriglia contro l'esercito inglese, inviato per bloccare i movienti indipendentisti. Damien e Teddy sono due fratelli prima uniti e poi divisi da scelte politiche agli antipodi.

Critica 1:Ken Loach ha realizzato un ottimo film, che rimanda da un lato a Hidden Agenda (anch'esso dedicato alla questione irlandese), dall'altro a Terra e Libertà. Il film sulla guerra di Spagna, però, era molto più epico, e aveva un punto di vista più originale. Qui, Loach e il suo fidato sceneggiatore Paul Laverty stanno all'interno di una storia più nota e oggi, in qualche modo, condivisa. Non a caso Loach ha atteso il disarmo unilaterale dell'Ira per raccontare la genesi dell'esercito repubblicano, che prima di diventare l'organizzazione terrorista che tutti ricordiamo, era una forza di insurrezione popolare: oggi nessuno può accusarlo di sposare una causa persa. Al contrario, è molto bello che l'inglese Loach e lo scozzese Laverty rendano omaggio alle terribili sofferenze patite dagli irlandesi, un popolo talmente sfortunato da essere spinto dall'astuzia inglese (nel 1921) a farsi la guerra da solo. The Wind that Shakes the Barley ha uno svolgimento un po' piatto nella prima parte, e decolla solo nel finale quando i due fratelli si trovano su fronti contrapposti. Gli attori, tutti irlandesi, sono sconosciuti (a parte il protagonista Cillian Murphy) e bravissimi.
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte criticaL'Unità
Data critica:

19/5/2006

Critica 2:Oltre a essere una scena da antologia, l'incipit del film di Ken Loach sugli inizi della guerra civile nell'Irlanda del 1920 contiene già (quasi) tutto. L'odio per gli inglesi che da secoli dominano e sfruttano l'Irlanda. La violenza di quelle truppe venute da Londra per imporre il terrore. Una guerra che sarà fratricida, in senso letterale. The Wind that Shakes the Barley completa il quadro con altre preziose notazioni sul ricordo della Grande Guerra; il contropotere organizzato dall'Ira, che mobilita contro gli inglesi i ferrovieri e gestisce tribunali propri; il ruolo delle donne non solo nella memoria collettiva ma nella giustizia (da antologia anche il processo popolare contro un usuraio). Tutto organizzato dal fedele Paul Laverty in un copione che fonde al contesto storico figure vibranti di vita. Eppure qua e là qualcosa sfugge, la materia è forse troppo complessa per un film di due ore, Loach ci strazia il cuore e la mente evitando con molta cura il facile spettacolo della violenza ma non rinnova il miracolo di Terra e libertà, il film sulla Guerra di Spagna che commosse il festival nel '95. Speriamo di sbagliare, ma sarà difficile che i disobbedienti di oggi, a tutte le latitudini, riconoscano le proprie inquietudini nei dilemmi mortali dei loro antenati irlandesi. Che invece, è inutile dirlo, contengono tuttora un insegnamento inestimabile.
Autore critica:Fabio Ferzetti
Fonte critica:Il Messaggero
Data critica:

19/5/2006

Critica 3: Al festival va in scena la rivolta: irlandesi contro britannici nei primi anni ' 20, studenti cinesi contro il governo in piazza Tiananmen (giugno 1989). Veterano dei film sulle guerre civili (Terra e libertà, la Spagna; La canzone di Carla, i Sandinisti in Nicaragua), l' inglese Ken Loach non esita a schierarsi con i «Sinn Féin» (ovvero «noi stessi» in gaelico). La Bim, coproduttrice del film, non ha ancora scelto il titolo italiano dell' intraducibile The Wind that Shakes the Barley, che è quello di una canzone popolare su versi del poeta ottocentesco Robert Dwyer Joyce. La prima parte, emotivamente forte, denuncia gli orrori perpetrati dai Black and Tans (dal colore delle divise) nel momento in cui Londra non volle riconoscere l' indipendenza proclamata nel 1916. Violenze, sequestri, uccisioni, incendi di casolari, torture che obbligano a stornare lo sguardo dallo schermo. Fin qui niente di nuovo, sono eventi noti che indussero perfino Goebbels a produrre il film antibritannico La mia vita per l' Irlanda. Non si può che solidarizzare con gli insorti e ammirare la scelta del protagonista Damien (l' ottimo Cillian Murphy), che anziché proseguire in Inghilterra una brillante carriera ospedaliera, preferisce unirsi alla resistenza nel gruppo guidato dal fratello Teddy. Inferiori per numero e armamento, i ribelli si battono con tanto valore da costringere il governo di sua maestà a scendere a patti. Però il trattato sottoscritto nel dicembre 1921 è una vittoria di Pirro in quanto abbandona l' Ulster e crea per il sud impossibili condizioni di vita. Nasce una spaccatura fra i pacifisti e i sostenitori della lotta continua, fra Teddy e Damien, e il conflitto diventa fratricida. Il film di Ken Loach si chiude amaramente con una fucilazione, proprio come Uomini contro di Francesco Rosi. Pubblico attento e commosso, grande applauso alla fine della proiezione.
Autore critica:Tullio Kezich
Fonte critica:Il Corriere della Sera
Data critica:

19/5/2006

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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