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Lampi sul Messico - Que viva Mexico!

Regia:Grigori Aleksandrov; Sergej Michailovic Ejzenštejn
Vietato:No
Video:
DVD:
Genere:Documentario
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:
Fotografia:Eduard Tisse'
Musiche:E. Khatchatourian, Serguei Skripta
Montaggio:Grigorij Alexandrov, Elisabeth Orlov, Esfir Tobak
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:
Produzione:Mostfilm
Distribuzione:Cineteca dell’Aquila - Cineteca di Bologna
Origine:Urss
Anno:1932
Durata:

85'

Trama:



Critica 1:Parte del materiale girato per questo film fu utilizzato nel 1933 da Sol Lesser, che ne ricavò "Thunder over Mexico" ("Lampi sul Messico"), basato su un solo episodio dell'intero film progettato, e due cortometraggi: "Death day" e "Ejzenštejn in Messico". Nel 1939 Marie Seton uso' altro materiale girato (5000 metri) per comporre "Time in the sun" (montato da Roger Burnoford con lunghi pezzi girati per "Que viva Mexico" e dal montaggio appena abbozzato. Nel 1941/42 la Bell & Howell acquisto' altro materiale per farne dei documentari didattici che vanno sotto il nome di "Sinfonia messicana" E’ il primo dei film ricavati dal materiale (64000 m) girato da Ejzenštejn tra il 1931 e l'inizio del 1932 per Que viva Mexico!, basato principalmente su "Maguey", uno dei 4 episodi previsti, e su frammenti del prologo e dell'epilogo. Il negativo fu ceduto dallo scrittore Upton Sinclair, finanziatore del regista, a Sol Lesser, produttore di tarzanate. Montato da Don Hayes e Howard Auces, fu musicato da Hugo Riesenfeld. Intorno al 1900, in una fattoria retta da sistemi feudali, un giovane peone la cui fidanzata è stata violentata dal padrone si ribella. Datosi alla macchia, è catturato e, con tre compagni, sepolto sino alla cintura e calpestato dai cavalli. "Quello che hanno fatto, come montaggio, è piuttosto straziante" (S.M. Ejzenštejn). Dal materiale S. Lesser cavò anche 2 cortometraggi: Death Day e Eisenstein in Mexico. Nel 1939 Marie Seton, futura biografa del regista, acquistò 5000 m di negativo e ne trasse Time in the Sun di 60 minuti. Nel 1954 lo storico Jay Leyda scoprì altri negativi depositati al Museum of Modern Art di New York e, con scelta filologica, assemblò 8000 m di pellicola (320 minuti) col titolo Eisenstein's Mexican Film, Episodes for Study. E, insieme con Il prato di Bezin (1937), uno dei 2 capolavori assassinati di Ejzenštejn.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:L'assurdo montaggio, la dispersione del materiale, lo smercio del negativo per farne vari film hanno distrutto la concezione, frantumato l'insieme, calpestato mesi di lavoro. Ma può anche darsi, che sotto la maschera dei vandali ottusi (gli stolti commercianti americani), si celi la mano vindice della dea messicana della morte, che ho trattato senza il minimo rispetto. Il giorno dei morti circola come “cortometraggio” autonomo, ignaro della propria destinazione di finale tragico e ironico di un ampio poema sulla vita, sulla morte e sull'immortalità, che aveva come soggetto il Messico e si ispirava a una concezione assolutamente inedita per lo schermo. Cerchiamo di superare con ironia anche questa morte: morte di una creatura, a cui si è dedicato tanto amore, tanto lavoro, tanta ispirazione.
Autore critica:Sergej M. Ejzenštejn
Fonte critica:“Memorie”, Editori Riuniti
Data critica:

1961

Critica 3:Al centro del Mexico di Ejzenštejn ci sono la compresenza e il conflitto di due poli tensivi essenziali che contribuisco a dare unità organica e pathos all'opera: in una prospettiva marxiana, entro le varie situazioni dell'esperienza, la vita è sentita come progresso, oppure come il suo contrario quando si identifica con forze a esso ostili. La morte vista come ciò che nega il progresso, oppure come vita se si identifica con la lotta dell'individuo e della collettività, per il progresso o se nega forze che l'avversano. A questi poli di costruzione e distruzione corrispondono, in una dialettica articolazione, contrasti sociali psicologici naturali, quali ad esempio soprattutto reazione e rivoluzione, il vecchio e il nuovo, odio e amore, visione atea e visione religiosa, secondo una dichiarazione di William Hogarth, cara ad Ejzenštejn: “L'arte di comporre bene non è altro che l’arte di variare bene”. Sotto questa prospettiva, nel progetto de Il prologo, che ha per sfondo la terra dello Yucan, sono contrapposti in un “montaggio intellettuale”, issato e presente, pietre e divinità; e immagini di antiche cerimonie mortuarie fanno da contrasto a immagini di vitale erotismo, tra cui quella assai celebre della coppia d'amanti presso l'amaca. In Fiesta, i frammenti di una processione di monaci penitenti tra i grandi teschi e la crocifissione di Cristo tra i ladroni sul Calvario sembrano rappresentare rispettivamente la critica alla religione e alludere al sacrificio del popolo messicano oppresso da un potere tirannico. In Sandunga, nella regione di Tchnantepec contaminata in modo distruttivo dal colonialismo spagnolo, il recupero dell'antica tradizione folclorica diviene ancora una espressione della lotta di classe. In Maguey, si delinea non solo il tema del lavoro (l'estrazione del succo nutritivo della pianta maguey) ma soprattutto si focalizza intensamente la rivolta dei peones contro gli haciendados; i peones vengono presentati già interrati prima della morte nel loro ultimo anelito di vita e si visualizza la rabbiosa impotenza di una donna dinanzi al marito ucciso dall'odio dei grossi proprietari terrieri. Nell'Epilogo, che segna la vera e propria fine della classe dominante, gente del popolo e bambini si tolgono le maschere mortuarie e mostrano volti sorridenti; ma il generale, il padrone, il vescovo svelano teschi di un mondo trapassato. Nelle ultime immagini un piccolo indio si leva la maschera lugubre e ride: egli impersona il “dover essere” di un nuovo e vivo Messico. L'“occhio” cinematografico di Ejzenštejn sintetizza la cultura figurativa passata che va dalla tradizione iconografica messicana a Michelangelo in una acquisizione sempre ideologica della forma.
Autore critica:(a cura di) Guido Aristarco
Fonte critica:Guida al film, Fabbri Editori
Data critica:

1979

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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