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Pretty Baby - Pretty Baby

Regia:Louis Malle
Vietato:14
Video:Cic Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti umani - Esclusione sociale, La condizione femminile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Polly Platt, Louis Malle
Sceneggiatura:Polly Platt
Fotografia:Sven Nykvist
Musiche:Jerry Wexler
Montaggio:Suzanne Fenn
Scenografia:Trevor Williams
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Brooke Shields (Violet), Keith Carradine (Bellocq), Susan Sarandon (Hattie), Frances Faye (Nell), Antonio Fargas (il professore), Matthew Anton (Red Top), Diana Scarwid (Frieda), Barbara Steele (Josephine), Seret Scott (Flora), Cheryl Markowitz (Gussie), Susan Manskey (Fanny), Laura Zimmerman (Agnes), Miz Mary (Odette), Mae Mercer (Mama Moseberry), Don Hood (Alfred Fuller)
Produzione:Paramount
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1978
Durata:

109’

Trama:

Quartiere di Storyville, New Orleans, Louisiana, 1917. Violet, figlia dodicenne della prostituta Hattie, vive in un bordello prendendosi cura del fratello neonato. Un giorno arriva Bellocq, un fotografo interessato a ritrarre le prostitute in foto artistiche. Violet è incuriosita dal nuovo arrivato, ma questi pare molto attratto da sua madre. Nonostante la tenera età, Violet e la sua verginità vengono messe all’asta al miglior offerente: se le aggiudica un individuo per quattrocento dollari. Violet è considerata un “bocconcino prelibato”, e la madre l’abbandona nel postribolo per sposarsi a St. Louis, nel Missouri. L’atteggiamento della ragazza è considerato sfacciato anche per la casa chiusa e Violet viene punita a scudisciate. Insofferente, si trasferisce a casa di Bellocq, il quale poco alla volta se ne innamora. Dopo le prime incomprensioni Violet ritorna al bordello, ma la casa chiude per le proteste dei cittadini. Bellocq le chiede allora di sposarlo, ma dopo i primi tempi di vita in comune, Hattie ritorna da Violet con la sua famiglia per riprenderla. Violet abbandona il marito e torna a vivere con la madre.

Critica 1:Pretty Baby alla sua uscita fa gran scalpore. Non solo perché affronta il tema della prostituzione infantile, presente da decenni nelle vecchie tenute dello sfruttamento sessuale e sempre occultato dal mondo del cinema, ma anche perché mostra la giovanissima interprete del personaggio di Violet, Brooke Shields, senza alcun velo, in tutta la sua puberale immaturità. Il primo film americano del regista francese Louis Malle narra una storia lineare, senza punte drammatiche, che si sofferma a osservare elegantemente la progressiva formazione di Violet, figlia dodicenne di Hattie, una delle prostitute più quotate della casa.
Violet segna il suo personalissimo percorso di formazione attraverso due stazioni decisive e assolutamente determinanti. La prima è l’addio alla verginità, svoltosi in un clima sospeso tra lo squallido e il festoso: la tenutaria del bordello organizza una vera e propria asta per chi vuole accaparrarsi la freschezza di una Violet truccata per sembrare molto più grande d’età - anche se il prezzo alto che sta per essere corrisposto è proprio dovuto all’immaturità del soggetto, facendo quindi emergere un inquietante risvolto di pedofilia -. I partecipanti sono tutti uomini maturi, per niente teneri, ma soltanto perversamente interessati a cogliere la prelibata novità che sta per essere offerta loro. Un uomo un po’ grassoccio sbaraglia la concorrenza offrendo molto di più della base d’asta, ma nessuna traccia di premura e di sensibilità si riscontra in lui nei confronti della ragazza: l’uomo completa il suo atto e scappa via in silenzio. Violet supera l’iniziazione urlando di dolore. Il suo corpo, in un solo attimo, pur nell’immutabilità della forma, muta sostanza. L’accorrere delle colleghe della madre - che da questo preciso momento sono anche sue colleghe - a festeggiare l’accaduto, con Violet dolorante ma sorridente di felicità, rappresenta la solidarietà festosa che si viene a creare in un ambito particolare, immagine di una famiglia sui generis all’interno della quale, quasi per definizione, i figli sono figli di tutti e il sostegno reciproco diventa sensibile affetto.
L’altra tappa fondamentale nella formazione di Violet è il matrimonio con il fotografo francese Bellocq, affrettato - se non addirittura motivato - senza dubbio dalla condizione di abbandono della bambina dopo che Hattie ha deciso di inseguire le sue chimere matrimoniali in giro per gli Stati Uniti. Non è un caso, infatti, che Violet abbandoni a sua volta Bellocq nel momento in cui sua madre torna per ricondurla a sé. Il percorso di crescita di Violet, quindi, conosce un picco innaturale per la sua età per poi ripiegarsi su se stesso con modalità regressiva quando la madre le offre quell’infanzia che la bambina non ha mai realmente vissuto. Perché tutto per Violet è un grande gioco: sia la sessualità (è a causa del gioco che intrattiene con il coetaneo di colore, infatti, che subirà quei maltrattamenti che la spingeranno ad abbandonare il bordello), sia l’amore (quando dice di amare Bellocq lo fa tramite una filastrocca che mette in stretta relazione l’amore e la cioccolata), sia la prostituzione, con la quale convive sin dalla nascita e che, probabilmente, rappresenta tutto il suo mondo.
Autore critica:Giampiero Frasca
Fonte criticaAiace Torino
Data critica:



Critica 2:Qualche anno fa Malle legge un libro su Storyville, il quartiere dei bordelli di New Orleans, culla del jazz, e poichè ama molto i blues ed ha una idea romantica della Louisiana, ne è particolarmente colpito. Poi conosce l'opera di un fotografo francese, certo J. H. Bellocq, che negli Anni Dieci frequentava le case di tolleranza di Storyville, di cui lasciò eleganti testimonianze in fotografie piene di gusto d'epoca, alcune delle quali esposte al Museo d'Arte Moderna di New York. "Due destini fuor del comune - ha dichiarato Malie - il mio grande amore per New Orleans e per i blues, la possibilità di servirmi di Sven Nykvist, l'eccezionale direttore della fotografia di Ingmar Bergman, il film era quasi fatto in partenza".
Pretty Baby, prima pellicola americana di Malle, è in effetti tutto qui, nella illustrazione elegante, (revivalismo di tono), di un ambiente e di un'epoca rivissuti a livello di gusto da tutti quelli nella cui formazione culturale entra il fascino del quartiere condannato dal puritanesimo americano ed esaltato dai ritmi di Satchmo, di Jelly Roll Morton, di Buddy Bolden, di King Oliver e dei cento e cento "professori" (detti anche "black Paderewski") che pestavano sui pianoforti o soffiavano nelle cornette delle numerosissime case di malaffare della zona francese (epopea conclusa dal trionfale esodo della famosa sera del 1917 in cui, dignitosi e composti dietro le "bands" in piena azione, gli abitanti di Storyville abbandonarono il luogo sotto sorveglianza dei militari del Dipartimento della Guerra: momento celebrato nel film La città del jazz diretto nel 1947 da Arthur Lubin).
Qui c'è anche un motivo aggiuntivo, quello della prostituzione infantile.
Almeno apparentemente. Protagonista del racconto è infatti una bambina, Violet (la "pretty baby" del titolo), nata e cresciuta in un bordello e destinata fatalmente a seguire prestissimo le sorti delle donne che la circondano, a partire da sua madre. Argomento scabroso, dunque, perchè a trattarlo si rischia sempre di cadere nel morboso, di tirare acqua al mulino di chi coltiva emozioni proibite, insomma di fare del porno speculando sui minorenni (…). Insomma qui, in questa casa, insieme alla padrona e alle ospiti fisse, vivono i figli di queste donne. L'accento è messo subito su questa promiscuità inquietante: le donne di malaffare esercitano il loro mestiere sotto gli occhi dei bambini e delle ragazzine che allevano in quella stessa casa, ed ovviamente per questi minori il mondo è tutto lì, non conoscono altri universi. Ecco infatti Violet che viene "iniziata" ancora bambina ad un sesso senza misteri e per spontanea imitazione segue senza alcun trauma le orme della madre, e questo senza rinunciare, allo stesso tempo, alle caratteristiche tipiche di una bambina della sua età: i suoi giochi, le sue reazioni infantili, i capricci, il modo persino di camminare e di saltellare rivelano che l'innocenza è sempre presente in lei, mescolata alla corruzione. Fino al "riscatto" finale compiuto non dal fotografo innamorato che la vuole con sè puntando sulla "promozione" di sentimenti lirici ed umanitari, bensì dalla madre di Violet, diventata una borghese rispettabile. Innocenza e corruzione, grande tema di Malle, che all'adolescenza ha già rivolto diverse volte la sua attenzione (Zazie nel metro, Soffio al cuore, Cognome e nome Lacombe Lucien, Luna nera). Ma qui non c'è alcuna problematica di tipo etico, niente risentimenti, niente indignazione. Non gli interessa a priori, un discorso moralistico (mai interessato, a Malle); papale papale, è il regista che dichiara: "Non ho voluto fare un film-inchiesta sulla prostituzione infantile", e ancora: "Nel mio film non c'è alcun messaggio, alcuna predica".
E allora? E allora Pretty Baby è l'omaggio di un signore coltivato a certe sue predilezioni del passato ("Dobbiamo essere sinceri, ci sono stati anche dei bordelli felici!" - questa affermazione di Malie è un manifesto programmatico). Abbiamo dunque un forbito esercizio di gusto, basato sulla contemplazione, appena innervosita da quel tanto di voyeurismo provocato dalla presenza piccante di ninfetta protagonista, l'americana Brooke Shields, veterana, a dodici anni, di esibizioni nude e vestite. Con qualche considerazione "en passant" sul perbenismo e sulla rispettabilità di coloro che frequentano le Case, non diversi sostanzialmente dalle donne che incontrano a pagamento (è solo questione di censo). Quel che conta è comunque la restituzione, mediata, di una certa atmosfera, alla quale danno sostanziali contributi la composizione dell'immagine vista come attraverso l'obiettivo romantico del fotografo Bellocq) e il materiale musicale, ripreso da autentici interventi di Jelly Roll Morton, cui il bellissii personaggio del pianista di colore allude in modo scoperto.
Autore critica:Filmguida – Cineforum n. 179
Fonte critica:11/1978
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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