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Trainspotting - Guardando i treni - Trainspotting

Regia:Danny Boyle
Vietato:14
Video:Medusa video
DVD:Medusa
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile, Letteratura inglese - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh
Sceneggiatura:John Hodge
Fotografia:Brian Tufano
Musiche:Damon Albarn, Brian Eno
Montaggio:Masahiro Hirakubo
Scenografia:Kave Quinn
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Robert Carlyle (Begbie), Kelly MacDonald (Diane)
Produzione:Andrew Mc Donald per Channel 4
Distribuzione:Medusa
Origine:Gran Bretagna
Anno:1995
Durata:

94'

Trama:

Tratto dall'omonimo romanzo (1993) di Irvine Welsh sceneggiato da John Hodge. Ambientato in una zona suburbana di Edimburgo, è la storia del tossicomane Mark e della sua banda di amici: brutti, sporchi, cattivi e ladri, ma nella loro insolenza ribalda suscitano pena e simpatia, più che paura, orrore o schifo.

Critica 1:Va a rotta di collo il nuovo film di Danny Boyle, fuori e dentro dalle vite, le visioni, le ossessioni e le "dipendenze" dei protagonisti. Addirittura, in un punto, fuori e dentro dalla tazza di un gabinetto ("il peggiore della Scozia", avverte una scritta): il protagonista si tuffa per recuperare una dose smarrita tra indicibili miasmi e si ritrova in un mondo d'acqua sommerso, in una citazione della famosa sequenza di L'Atalante di Vigo. Tutto il team di Piccoli omicidi tra amici (Boyle, il produttore Andrew MacDonald, lo sceneggiatore John Hodge, l'attore Ewan McGregor) porta sullo schermo il romanzo di Irwine Welsh (popolarissimo tra i giovani inglesi), ritratto della discesa nella droga, mai moralistico, spesso divertito, talvolta drammatico, sempre visionario. Trainspotting è eccessivo e controllatissimo, costruito su lunghe sequenze che incastrano incubi, "viaggi" e realtà, su grandangoli deformanti, su colori che passano dallo squallore realistico alla vivacità squillante del sogno e su una colonna musicale travolgente. La violenza è sempre in agguato e il regista sa raccontarla così, con una naturalezza addolorata e incolpevole (la morte del bambino), come una componente prevista di una vita che ha scelto "di non scegliere la vita". L'umorismo è surreale e cinico, il tempo narrativo trascinante. Danny Boyle è un talentaccio, lo sa e a volte se ne compiace un po' troppo; ma il suo film ha la forza irridente di una risata offensiva, la carica dissacrante di un viaggio in terre di confine.
Autore critica:Emanuela Martini
Fonte critica Film TV
Data critica:



Critica 2:Non è certo l'unico film a essere contro la droga. Peraltro, tra i menzionabili a memoria, Trainspotting è quello che ha l'astuzia di raccontare l'esperienza tossica in "soggettiva", adottando toni giustamente "schizzati", dall'esilarante all'orrido, a seconda delle tappe di questa odissea andata e ritorno. Renton, Spud, Sick Boy, Tommy e Begbie, gli eroi proletari di del romanzo di Irvine Welsh, si agitano nella Edimburgo dell'era Tatcher, proprio come altri epigoni di altre metropoli, tra uno sballo e un tentativo di disintossicazione, una partita a pallone e un po' di sesso, la "normalità" della follia e la "follia" della normalità. L'eroina sballa ma appiattisce e distrugge e non è che il mondo di fuori sia molto meglio. Tra due schifezze è veramente molto difficile scegliere, ammesso che si possa. Tutto questo viene narrato da John Hodge e Danny Boyle (il regista di Piccoli omicidi tra amici) lavorando molto sia sull'iperrealismo onirico-fantastico, che sull'onda dell'estetica da videoclip, oggi di gran lunga il livello formale privilegiato degli autori emergenti dell'ultima generazione, specialmente occidentale. In un quadro di così efficace modernità, a cui si aggiunge la cura dei conoscitori nella scelta delle canzoni (Trainspotting "contiene" anche una delle migliori compilation degli ultimi anni), Ewan McGregor, Ewen Bremmer, il grande Robert Carlyle (irriconoscibile rispetto a La canzone di Carla) e soci recitano con l'energia e la gioventù necessarie per dare credibilità a disarmanti figure che vanno a tutta birra verso l'imprevedibilità. Sono anti-modelli di comportamento i loro personaggi, ma hanno lo spessore della vita vissuta. Il merito di Boyle è proprio questo: senza insistere sul moralismo a prezzi stracciati o sul patetico da cattiva letteratura, lavora sovraeccitato la mediocrità delle vite di periferia, ridendo e sgomentando. Con risultati felicissimi.
Autore critica:Massimo Lastrucci
Fonte critica:Ciak
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Trainspotting
Autore libro:Welsh Irvine

A cura di: Redazione Internet
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