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Ludwig -

Regia:Luchino Visconti
Vietato:14
Video:Panta
DVD:Medusa
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Suso Cecchi D'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti
Sceneggiatura:Suso Cecchi D'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti
Fotografia:Armando Nannuzzi
Musiche:Da Robert Schumann, Richard Wagner e Jacques Offenbach
Montaggio:Ruggero Mastroianni
Scenografia:Mario Chiari Mario Scisci
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Adriana Asti (Lila Von Buliowski), Helmut Berger (Ludwig), Volker Bohnet (Joseph Keinz), Mark Burns (Von Bulow), Gert Frobe (Padre Hoffman), Helmut Griem (Conte Durkeim),Trevor Howard (Wagner), Silvana Mangano (Cosima), Heinz Moog (Professor Gudden),John Moulder Brown (Principe Otto),Umberto Orsini (Von Holnstein), Sonia Petrova (Sofia), Marc Porel (Hornig), Nora Ricci (Contessa Ferenczy), Romy Schneider (Elisabetta d’ Austria), Isabella Telezynska (Regina Madre)
Produzione:Mega (Roma) - Cinetel (Parigi) - Dieter Geissler Filmproduktions - Divina (Monaco)
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Francia – Germania - Italia
Anno:1973
Durata:

185’

Trama:

Nel 1864, Ludwig Wittelsbach sale, non ancora ventenne, sul trono di Baviera. Generoso e romantico, il giovane re sogna il bene del suo paese e vorrebbe diffondere intorno a se l'amore dell'arte della pace dell'armonia universale. Si affida, dunque, fiduciosamente, a quanti lo circondano, ma costoro tradiscono la sua fiducia. La Baviera viene spinta in una guerra fallimentare che la lascerà esposta all'invadenza di Bismarck. I consiglieri più fidati gli dimostrano incomprensione o agiscono subdolamente contro di lui. Persino Wagner, di cui Ludwig è amico sincero e munifico, lo costringe con la sua avidità a togliergli amicizia e sovvenzioni. Gli è affezionata soltanto la bella cugina Elisabetta, moglie di Francesco Giuseppe Imperatore d'Austria. Il loro rapporto basato sull'affinità spirituale potrebbe sconfinare nell'amore. Ludwig, però è poco portato verso l'altro sesso ed Elisabetta per sottrarsi a una relazione che sarebbe soltanto platonica, cerca di facilitare il fidanzamento del cugino con la propria sorella Sophie. Ludwig però si sottrae al matrimonio e, mentre il fratello Otto, vittima di una malattia venerea ereditaria, impazzisce, egli si abbandona - ormai solo e disilluso - ai suoi aberranti istinti sessuali, fino allora validamente frenati. Uomo di Bismarck e capo di un complotto, il conte Von Holnstein riesce a far rinchiudere il re in uno dei suoi tanti castelli. Fingendosi rassegnato Ludwig propone a von Gudden, il medico che gli è stato imposto, di fare una passeggiata con lui. Li ritroveranno entrambi, più tardi, nelle acque di un lago. Quasi sicuramente il re si è dato la morte e ha voluto von Gudden con sé.

Critica 1:Di Ludwig di Wittelsbach (già portato sullo schermo da Dieterle, Kautner e Syberberg), re di Baviera dal 1864 al 1886 quando fu deposto dal Consiglio di Stato siccome infermo di mente, che aiutò munificamente Wagner, costruì castelli di favola e morì in circostanze misteriose, Visconti ha cercato di fare un personaggio di tragedia attraverso le stazioni di un mistico, contraddittorio, sonnambolico calvario. Il film più scaligero e operistico di un grande illustratore dell'Ottocento, ammirevole nella pietas per i personaggi e nella dolorosa sincerità dell'autobiografismo indiretto che trasfigurano il monumentalismo decorativo (fotografia di A. Nannuzzi), il trionfalismo scenografico, l'orgiastica cura delle suppellettili. Distribuito in un'edizione di tre ore, sette anni dopo fu reintegrato nel montaggio originale di quasi quattro ore. Musiche di R. Schumann, R. Wagner, J. Offenbach, dirette da Franco Mannino.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Questo Ludwig di Luchino Visconti compone, insieme con La caduta degli dei e con Morte a Venezia una trilogia tedesca il cui vero tema è il decadentismo europeo nelle sue tre fasi storiche: il nascere imprevedibile del decadentismo dalle ceneri del romanticismo (Ludwig); il prevalere funesto del decadentismo nella coscienza individuale (Morte a Venezia); il tentativo terribile e fallito, di tipo nicciano, di trasmutare i valori negativo del decadentismo in pseudo-valori positivi sociali e politici (Hitler). Certo, tutto questo sembrerà un po' schematico. Ma occorre aggiungere che si tratta di uno schema formulato oggi, a cose fatte. In realtà la trilogia nasce da una «simpatia» di Visconti per l'atmosfera del decadentismo, da una sua intuizione quasi musicale della psicologia decadente, nonché da un'esperienza diretta così sociale come individuale del modo di intendere la vita proprio dei decadenti.
Come ha raccontato Visconti la vita di Luigi II di Baviera? Visconti ha sentito che Ludwig, uccidendosi (dopo essere stato dichiarato pazzo e costretto ad abdicare, Ludwig attirò in una passeggiata lungo il lago lo psichiatra che lo curava e lo travolse nelle acque, annegando con lui) aveva, per così dire, voluto lanciare un messaggio enigmatico; e ha costruito il film in forma di un'inchiesta che consenta, per quanto è possibile, di decodificare il messaggio. Così la vita di Ludwig ci è raccontata in maniera saltuaria e discontinua, con numerosi flash-back che ne lumeggiano via via la personalità, alternati a primi piani dei volti di personaggi che si suppone in grado di fornirci informazioni dirette sulla vicenda. Dunque l'argomento del film è la morte di Ludwig. Perché si è ucciso? Era veramente pazzo? Oppure non era «adatto»? Curiosamente, quasi senza che se lo proponga, pur attraverso i diversi episodi dell'incoronazione, dell'amore con Elisabetta d'Austria, dei rapporti con Wagner, del tentativo di matrimonio con la sorella di Elisabetta, Sophie, della sua politica nei confronti della Prussia e di Bismarck, della sua sempre più franca e scatenata omosessualità, della sua abdicazione e del suo suicidio, curiosamente, diciamo, il film sembra far passare la follia dal personaggio di Ludwig alla società che lo circonda e alla quale Ludwig si contrappone. In altri termini nel film di Visconti, Ludwig acquista lentamente le sembianze malinconiche e sagge di un piccolo Amleto esteta e omosessuale alle prese con una società prima aristocratica e poi borghese, pazza, lei sì, di formalismo, di etichetta, di filisteismo, di perbenismo repressivo, di ipocrisia interessata e così via. Senonché la saggezza decadente e morbosa di Ludwig non arriva a diventare lucidità e consapevolezza intellettuali come in Amleto, forse proprio perché Amleto è un personaggio immaginario, mentre Ludwig ha tutti i limiti e le impurità del personaggio storico. L'amletismo di Ludwig si esaurisce negativamente nella rivolta contro i conformismi aristocratici e borghesi; ma non si esprime, sia pure paradossalmente, come vendetta della verità. Soltanto in due punti, nel rapporto con l'attore Kainz, che è forse l'episodio più bello del film e nello scontro con i borghesi che gli impongono di abdicare e che si conclude con il suo suicidio-omicidio, Ludwig sembra scoprire la saggezza della propria follia e diventare quello che probabilmente Visconti avrebbe voluto che fosse: un intellettuale sperduto in una folla volgare di conformisti, di intriganti e di servi. Altrove la biografia, inevitabile dato l'assunto del film anche se, come nell'episodio di Elisabetta, poco illuminante, prevale; e mentre permette a Visconti di confermare le sue straordinarie doti di ricostruttore ed evocatore minuzioso e quasi didattico di ambienti e atmosfere storiche, non aggiunge nulla al personaggio che alla fine risulta forse meno emblematico di quanto avrebbe potuto essere. Tuttavia il film intero è immerso in un'aria amletica, malinconica, crepuscolare, bizzarra, morbosa, fatale. Prevalgono gli interni nei quali i personaggi grandeggiano su sfondi oscuri e, alla fine, teatrali. La natura è anch'essa adoperata a fini di suggestione psicologica: paesaggi nevosi, laghi gelidi e metallici, parchi solenni e solitari. Visconti ha avuto gran-
de cura di fare dell'omosessualità di Ludwig soltanto un aspetto tra i tanti della sua inadattabilità e a questo si deve la sobrietà e delicatezza degli episodi amorosi. Forse la fine di Ludwig avrebbe potuto essere una buona occasione per stringere più davvicino il personaggio immaginario che si nasconde nel personaggio storico. Ma il regista ha preferito rispettare il mistero e concludere la vicenda con una scena di grande effetto anche se non veramente drammatica. L'interpretazione di Helmut Berger è esemplare per espressività e aderenza al personaggio di Ludwig. Romy Schneider è un'elegante Elisabetta d'Austria. Trevor Howard fa del suo meglio nella parte poco convincente di Wagner. Silvana Mangano è un'indimenticabile Cosima. Accanto a loro bisogna ricordare Umberto Orsini, Adriana Asti, Sonia Petrovna, Helmut Griem, Gert Frobe, Heinz Moog, Mark Burns.
Autore critica:Alberto Moravia (sta in Moravia al/nel cinema, fondo A. Moravia, 1993)
Fonte critica:L'Espresso
Data critica:

8/3/1973

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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