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Tom Jones - Tom Jones

Regia:Tony Richardson
Vietato:14
Video:Elle U
DVD:
Genere:Avventura
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo omonimo di Henry Fielding
Sceneggiatura:John Osborne
Fotografia:Walter Lassally
Musiche:John Addison
Montaggio:
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Diane Cilento (Molly), George Devine (Squire Allworthy), Albert Finney (Tom Jones), Joan Greenwood (Lady Bellaston), Hugh Griffith (Squire Western), Rachel Kempson (Bridget Allworthy), Jack Macgowran (Partridge), Lynn Redgrave (Susan), David Warner (Blifil), Susannah York (Sofia Western)
Produzione:Woodfall Production
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Gran Bretagna
Anno:1963
Durata:

125’

Trama:

Un ricco filantropo alleva con il nipote Blifil, legittimo erede, un figlio di ignoti, Tom, che si rivela simpatico e generoso mentre il nipote è un furfante ipocrita ed egoista. Tra i due non corre buon sangue, anzi Blifil riuscirà a far cacciare Tom dal ricco filantropo. La vicenda è resa piu' complicata dal fatto che Tom ama Sofia, una ragazza destinata invece a Blifil. Sofia ama pero' Tom e fugge da casa per evitare il matrimonio con Blifil. Ma non le è facile coronare il suo sogno d'amore. Soltanto dopo complesse peripezie riuscirà ad unirsi a Tom, che nel contempo viene riconosciuto come erede legittimo dal filantropo.

Critica 1:Dal romanzo (1749) di Henry Fielding: nell'Inghilterra del Settecento il trovatello Tom, adottato da un ricco filantropo, cresce nel lusso finché viene buttato fuori di casa dal legittimo erede. Dopo molte avventure, sposa la figlia del benefattore. Debordante di artifizi e di civetterie, realizzato con entusiasmo più che con disciplina, felicemente infedele al romanzo trasformato in uno scattante racconto di cappa e spada, in bilico tra satira e parodia sulla scorta di una sagace e aguzza sceneggiatura di J. Osborne, è un film colorito e mosso, ricco di divertimento e sorprese, recitato bene da tutti, benissimo da A. Finney di cui rimane memorabile il duetto erotico-gastronomico con J. Greenwood. Ebbe nove nomine e quattro premi Oscar: film regia, sceneggiatura e musiche di J. Addison.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Dopo le tempeste polemiche, l’arcobaleno di Tom Jones: che non è soltanto il film col quale si è inaugurata stasera la XXIV Mostra internazionale d’arte cinematografica, ma anche, trattandosi di un film invitato, il biglietto da visita di Luigi Chiarini. Un arcobaleno che segna il ritorno del bel tempo, ma appunto con qualche ricorso al grande effetto, che quando è sostenuto da sorrisi e buon gusto restituisce al cinema, anemizzato dai filosofemi e dalle ricerche formali, colorito e pienezza di forme. È dunque il biglietto da visita d’un uomo senza barba, d’un professore d’università il quale non ha dimenticato che vogliamo andare al cinema anche per divertirci, e ci ricorda che nessun film, come nessun libro, è caduco se sollecitando la fantasia ci aiuta ad avere delle idee.
Quelle suggerite da Tom Jones investono la nostra vita contemporanea molto più di quanto il soggetto avrebbe fatto credere. Il film è tratto dall’omonimo capolavoro di Henry Fielding, lo scrittore inglese vissuto nella prima metà del Settecento, poco noto in Italia benché la prima traduzione di Tom Jones sia stata fatta, proprio a Venezia, nel 1759, ma fra i maggiori che l’Europa abbia avuto nel XVIII secolo: un giudice di pace il quale rispecchiò nella sua opera l’ascesa della borghesia mercantile, il passaggio della letteratura dalla corte al popolo, l’evidenza artistica che potevano avere delle storie in cui la realtà, serbatoio di nuove forze morali, prevalesse sull’accademia. Di Tom Jones non si sarebbe detto, allora, che era un figlio naturale, o peggio ancora, come oggi si usa con linguaggio burocratico, un figlio di N.N. Tom Jones era un bastardo, trovato avventurosamente da un signorotto nel proprio letto, allevato con benevolenza, introdotto fra gli amici, ma che sempre un bastardo restava per tutti. Quelle che, per chi non è nato bastardo, sono virtù mondane, accettate dalla bella società come segni di esuberanza o di senso dell’onore, quali andar conquistando spose e fanciulle o difendere la propria vita con la spada, divengono delitti, da punire con la corda, se a compierli è un bastardo. Mettete nelle mani di Osborne una materia come questa perché curi la sceneggiatura del romanzo, affidatela a un regista come Tony Richardson che sia pure con maggiore cautela che in Sapore di miele vuol prendere ancora di mira i conformisti e i filistei d’una certa Inghilterra contemporanea, e dite se il film che ne è uscito poteva non lasciare indovinare, sotto l’eastmancolor, una filigrana polemica: sorridente, ma non per questo meno incisiva. Con tutt’altro tono da quello del Visconti del Gattopardo, e con molto maggiore libertà interpretativa, Osborne e Richardson hanno dato un colpo di spugna su tutta l’ambientazione storica del romanzo dal quale hanno preso le mosse, ma come Visconti hanno conferito ai personaggi un tale spessore morale da trasformarli, pur vestiti in costume, in simboli attuali. I classici sono classici perché il tempo non distrugge il loro potenziale d’interpretazione.
Ecco dunque Tom Jones (Albert Finney) bello, aitante, coraggioso, generoso e fresco nella sua impetuosa giovinezza, correre a cavallo, far baldoria, cedere alle richieste delle contadinotte fra le colline del Somerset. I servi che, nel terrore, hanno confessato di esserne i genitori sono stati licenziati, ma il giovanotto è amato da Allworthy, il padrone di casa, e il suo amore quasi paterno è corrisposto da Tom, che sarà l’unico, dopo un incidente, a rallegrarsi della salute recuperata dal vecchio. Tutti gli altri, e soprattutto Blifil (David Warner), l’erede legittimo, nipote di Allworthy, hanno pensato subito alla eredità. Avidi, egoisti, ipocriti, non sono nemmeno la cattiva coscienza di Tom: sono gli antieroi per eccellenza, coloro che trameranno perché il bastardo, fortunato con le donne, benvoluto dai semplici, libero e schietto, finisca sulla forca. Ogni avventura di Tom è per loro un colpo contro l’ordine costituito. Ma egli non se ne dà per inteso: amoreggia con Molly (Diane Cilento), la figlia del guardaboschi, e forse la sposerebbe se un amore più grande non apparisse all’orizzonte, quello per Sophie (Susannah York) figlia di un ricco ma zotico agricoltore. La ragazza è dolce, è pura, innocente come nel fondo è Tom: ma per lei, in famiglia, si parla di Blifil, che essa detesta, e il quale riesce, con la calunnia, a far cacciare Tom di casa.
Costretto a lasciare la campagna, per Tom cominciano infinite peregrinazioni: sulla strada di Londra si batte con un soldato, sottrae alla fustigazione una matura signora che volentieri gli concede le sue grazie (si saprà, alla fine, che era la serva indicata come madre di Tom), viene derubato, e finalmente, a Londra, cade nelle grinfie d’una gentildonna corrotta, la quale lo riveste a nuovo in cambio dei suoi abbracci, ma anche armeggia per allontanarlo per sempre da Sophie, alla quale propone per marito un vecchio arnese. L’ultimo complotto di Blifil tende a mandare Tom sulla forca, facendolo accusare di omicidio volontario: e quasi vi riuscirebbe se, finalmente, Allworthy non scoprisse che Tom è in realtà il figlio della propria sorella, quindi il suo vero erede. Le convenzioni sono rispettate, il bastardo è divenuto un ricco gentleman, prepariamoci alle giuste nozze fra Tom e Sophie.
"Volevo stare lontano- dice il regista - da quei terribili film in costume nei quali non ci sono che scenografie lussuose e attori statici. Volevo fare un film che piacesse, divertisse e insieme si attenesse allo spirito di Fielding, che dopo tutto non era affatto riverente". E l’ha fatto perché Tom Jones non ha nulla di artificioso e la sua irriverenza ha le stigmate di un’intelligenza libera e moderna. Pur con modi realistici, tutta la storia è raccontata con tale impasto di surrealismo e ironia che anche il sarcasmo ha il sapore di un sorriso furbo, annunciato fin prima dei titoli di testa da una presentazione in cui la musica di Addison mette in burla i sacri temi del cembalo settecentesco; un sorriso risolto nella strizzatina d’occhio che talvolta gli attori rivolgono agli spettatori, ma sempre pronto a scoppiare in una risata ridanciana, in un grandioso ceffone ai farisei.
Il film ha un grave difetto: la lunghezza (due ore e un quarto), faticosa allo spettatore perché in certe zone della seconda parte la fantasia del regista si annebbia. Ma dove Richardson è più alacre e Osborne più caustico l’opera corre allegra, su un ritmo brioso, in uno scoppiettio di invenzioni (una baruffa di donne nel cimitero, le cene truculente, una partita di caccia, una cena a due piena di sottintesi erotici, i rapidi squarci sul popolino di Londra) che rivelano oltretutto l’ottima assimilazione delle nuove tecniche di ripresa. E i ritratti dei personaggi, da quello, tutto luce festosa dell’impudente Tom Jones a quello, perfido, del falso Blifil col volto pieno di bollicine, da quello della tenera Sophie a quelli della plebea Molly e della altolocata mezzana, si integrano bene col paesaggio, prima morbido o rustico della campagna, della quale il colore coglie tutti i verdi, poi raffinato e mondano degli interni aristocratici, nei quali subentrano i bianchi argento delle parrucche e degli stucchi.
Un film di gioconda piacevolezza, senza che ciò voglia diminuirlo: perché da questa umanità caratterizzata come nelle vecchie stampe inglesi, da queste cavalcate, e inseguimenti e fughe, che ricordano insieme la farsa rusticana e l’accelerazione delle «comiche», da questa girandola di osterie, bestie, villani, gentlemen e ruffiane, mariti maneschi che cercano mogli scapestrate e preti e vagabondi e briganti e soldati e fantasmi, duelli e svenimenti, occhieggia la vita, assurda e poetica, con la primavera di tutti i sentimenti, e la speranza di una rivolta contro i fanatici e i bugiardi.
Autore critica:Giovanni Grazzini
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

25/8/1963

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Tom Jones
Autore libro:Fielding Henry

A cura di: Redazione Internet
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