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Quel treno per Yuma - 3:10 to Yuma

Regia:Delmer Daves
Vietato:No
Video:De Agostini
DVD:De Agostini
Genere:Western
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Elmore Leonard
Sceneggiatura:Frank Hotaling
Fotografia:Charles Lawton Jr.
Musiche:George Duning, Ned Washington
Montaggio:Al Clark
Scenografia:Frank Hotaling
Costumi:Jean Louis
Effetti:
Interpreti:Glenn Ford (Ben Wade), Van Heflin (Dan Evans), Felicia Farr (Emmy), Leora Dana (Mrs. Alice Evans), Richard Jaeckel (Charlie), Robert Emhardt (Mr. Butterfield), Henry Jones (Alex Potter)
Produzione:David Heilwei per Columbia
Distribuzione:Collettivo immagine a 16 mm
Origine:USA
Anno:1957
Durata:

96'

Trama:

Ben Waden, pericoloso fuorilegge, assalta una diligenza e s'impadronisce di una forte somma di denaro. Alla scena assiste Dan Evans, un povero contadino, il quale preoccupato com'è per gli angosciosi problemi che gli presenta la quotidiana lotta per l'esistenza, desidera soprattutto evitare nuovi guai, ed è perciò deciso a non interessarsi all'episodio, che si è svolto sotto i suoi occhi. Il suo proponimento non incontra però l'approvazione dei suoi, che gli muovono aspri rimproveri e lo inducono a lasciar da parte i propri problemi per collaborare con lo sceriffo alla cattura del bandito. Costui, per spavalderia, ha lasciato allontanare la sua banda e si è fermato nel bar del paese, dove presta servizio una graziosa ragazza: lo sceriffo, con l'aiuto di Dan e degli altri, riesce così a catturarlo. Ora si tratta di metterlo al sicuro, prima che la sua banda torni indietro e lo liberi: soltanto Dan, abilissimo tiratore, è in grado di scortare il pericoloso bandito fino al forte di Yuma. Il viaggio è ritardato da casi imprevisti e da difficoltà di ogni genere; ma alla fine Dan riesce a condurre fellcemente a termine la missione affidatagli.

Critica 1:Da mezzo secolo Quel treno per Yuma (1957) di Delmer Daves è uno dei western preferiti dagli appassionati di un genere tramontato, che ogni tanto si prova a far risorgere. La vicenda, tratta da un racconto di Elmore Leonard, è semplicissima: spinto dalla necessità di guadagnare qualche dollaro, uno sfortunato allevatore accetta di scortare un prigioniero al penitenziario territoriale: una trasferta a rischio perché la banda del criminale è ben decisa a liberare il suo capo. Tra i due, l'onesto Van Heflin e il truce Glenn Ford, attraverso le peripezie del tragitto in comune si imbastisce un rapporto che da conflittuale diventa quasi amichevole.
Ricalcato da Delmer Daves sul modello di Mezzogiorno di fuoco, il film ebbe successo grazie alla coppia di interpreti, alla suggestiva ambientazione in uno splendido bianco e nero e al ritmo avvincente. Caratteristiche assenti nel pur prestigioso remake firmato James Mangold, che aggiunge svariati particolari (fra cui il cacciatore di taglie Peter Fonda) allungando inutilmente il brodo. Qui si spara tanto e si parla troppo; e invece bastava confidare nell'efficace sobrietà della storia e nel carisma indiscutibile di due attori come Russell Crowe e Christian Bale.
Autore critica:Alessandra Levatesi
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:

19 /10/2007

Critica 2:Delmer Daves è, in assoluto, il più sottovalutato dei registi hollywoodiani degli anni 40/50. Avrà fatto anche Scandalo al sole (che, comunque, è un signor film), ma se date uno sguardo a La fuga (del '47) ed a questo western di dieci anni successivo, non potrete non innamorarvi di lui.
Basti la scena in cui Dan Evans spinge a terra Ben Wade nella camera d'albergo e gli punta il fucile contro (con uno splendido controcampo in cui il secondo sembra puntare verso l'altro l'ombra dello stesso fucile) per apprezzare Quel treno per Yuma, la cosa più vicina a Mezzogiorno di fuoco vista sul grande schermo. Merito di uno script eccezionale (di Halsted Welles da un racconto di Elmore Leonard) e di attori splendidi (su tutti Van Heflin in un ruolo simile a quello rivestito in Il cavaliere della valle solitaria, ma molto più complesso psicologicamente). Dal confronto col remake di James Mangold non può che uscirne rafforzato.
Autore critica:Rosario Gallone
Fonte critica:theothersmagazine.com
Data critica:

6/11/2007

Critica 3:(…) C'era una volta un piccolo film a basso budget ispirato dal racconto di Elmore Leonard, Three-Ten to Yuma. Il suo regista, Delmer Daves, era un autore a cui piaceva introdurre novità all'interno dei generi e infatti già con La fuga del 1947, aveva trasgredito a molte regole del noir imponendo un lieto fine e girando buona parte del film con la soggettiva del protagonista. Con Quel treno per Yuma, Daves si confermò un regista innovativo, o comunque coraggioso, realizzando un western atipico, in cui il duello tra il buono e il cattivo non è fisico ma prettamente psicologico.
Gran parte del film venne infatti ambientato all'interno di una camera d'albergo, luogo in cui Dan Evans e Ben Wade dovevano attendere il momento in cui il treno per Yuma sarebbe arrivato in città. Il climax si sarebbe poi raggiunto con i due che cercano di raggiungere la stazione esponendosi al fuoco della banda del fuorilegge.
Lo script di Halsted Welles riuscì a rendere con estrema efficacia l'atmosfera allucinata e claustrofobica che regnava nello spazio chiuso dell'hotel, e in un crescendo di calibrata suspence, a poco a poco venivano messe a fuoco le differenti personalità dei due antagonisti, pronti a tutto per tirarsi fuori dall'assurda situazione in cui si sono cacciati.
Un'impostazione teatrale dunque, con dialoghi che potevano benissimo essere riadattati per un film di genere diverso senza perdere nulla della loro forza. Se proprio vogliamo trovare un punto di contatto con altre opere prodotte precedentemente, l'unico paragone possibile è con lo straordinario Mezzogiorno di fuoco di Fred Zinnemann, altro western psicologico retto da un tesissimo conto alla rovescia che contrapponeva un umanissimo sceriffo abbandonato da tutti, a un feroce bandito il cui arrivo era previsto appunto con il treno di mezzogiorno.
Rispetto al film di Zinnemann, quello di Daves non può essere considerato un vero e proprio classico del genere ma piuttosto un piccolo gioiellino pieno di finezze che fortunatamente non sono passate inosservate a James Mangold, il regista che a distanza di 50 anni esatti è riuscito a riproporre la storia sul grande schermo. Da sempre appassionato di questo piccolo cult, Mangold ha ammesso che già nel precedente Cop Land, si era fortemente ispirato al film di Daves e infatti, non è un caso se il protagonista interpretato da Stallone aveva lo stesso cognome di Van Heflin, il Dan Evans originale. (…)
Autore critica:Francesco Morioni
Fonte critica:tempimoderni.com
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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