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Pensionante (Il) - Lodger (The): a story of the London fog

Regia:Alfred Hitchcock
Vietato:No
Video:Columbia Tristar Home Video, De Agostini
DVD:Ermitage
Genere:Thriller
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo omonimo di Marie Adelaide Belloc Lowndes
Sceneggiatura:Alfred Hitchcock, Eliot Stannard
Fotografia:Baron Ventimiglia, Hal Young
Musiche:
Montaggio:Ivor Montagu
Scenografia:C. Wilfred Arnold, Bertram Evans
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Marie Ault (Sig.Ra Bunting), Arthur Chesney (Sig. Bunting), June (Daisy Bunting) Malcolm Keen (Joe Chandler, il fidanzato di Daisy), Ivor Novello (Jonathan Drew)
Produzione:Michael Balcom per la Gainsborough
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Gran Bretagna
Anno:1926
Durata:

84’

Trama:

Uno strano personaggio, Jonathan Drew, si presenta a casa dei signori Bunting alla ricerca di una stanza in affitto mentre tutta Londra è alla ricerca di un serial killer che ha la mania di uccidere le donne bionde, chiamato 'il vendicatore'. Daisy Bunting, una bella ragazza - bionda - figlia dei padroni di casa, è fidanzata con Joe Chandler, uno dei detective che è alla ricerca dell'assassino. Questi ben presto si ingelosisce del nuovo inquilino e comincia a sospettare che il killer sia proprio Drew.

Critica 1:Versione aggiornata della storia di Jack lo squartatore, qui ingiustamente identificato in un pensionante dalle strane abitudini. Da un romanzo di Mrs. Belloc Lowndes, è il terzo film di Hitchcock e il primo di cui si dichiarò soddisfatto e in cui compare (due volte). I sei successivi gli sono decisamente inferiori. C'è già il suo inconfondibile tocco visivo e anticipa i temi del falso colpevole, del sospetto, della minaccia che percorrono tutto il suo cinema. Fu rifatto diverse volte.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:…Hitchcock fa risalire gli inizi della carriera a The Lodger, suo primo grande successo e - pura coincidenza? - suo primo film di «suspense». The Lodger era l’adattamento, curato dallo stesso Hitchcock e da Elliot Stanna di un noto e apprezzato romanzo di Mrs. Belloc Lowndes. Era la prima volta che Hitch collaborava alla sceneggiatura. Da questo fatto possiamo trarre due conclusioni: la prima è che Balcon doveva avere già molta fiducia in lui; la seconda, che questo soggetto gli interessava in modo particolare e, nei suoi piani, gli avrebbe consentito di fare un colpo grosso. Il calcolo si rivelò esatto: il film ebbe una accoglienza molto favorevole da parte della critica e del pubblico, e il nome di Hitchcock, in un ambiente cinematografico già sclerotizzato, divenne celebre da un giorno all’altro.
In effetti, gran parte di quel che diventerà il famoso «Hitchcock touch» è contenuta in una variazione ben costruita sul tema di Jack lo Squartatore. La storia è la seguente: Londra è terrorizzata da un maniaco omicida, «lo Squartatore». Un giovane giunge in una pensione familiare e il suo strano comportamento subito insospettisce la padrona di casa, tanto più che corteggia la figlia, fidanzata di un poliziotto. Denunciato, arrestato, fugge, manette ai polsi, inseguito dalla folla che vuole linciarlo. In extremis, viene scoperto il vero colpevole. Lo straniero sposerà la figlia dell’affittacamere.
Già qui possiamo trovare certi temi o certi particolari che ritorneranno di frequente nei film successivi. L’innocente: tutto sembra congiurare contro di lui e il suo comportamento suggerisce inevitabilmente la colpevolezza; le manette: simbolo di una libertà alienata; gli oggetti (nel nostro caso, un attizzatoio): si attribuisce loro una funzione di minaccia che in realtà non hanno. Rileviamo, inoltre, una ossessione dell’iconografia cristiana: il protagonista, impigliato con le manette a una cancellata e la folla che lo schernisce, evoca irresistibilmente il Cristo in croce.
E poi, The Lodger dà prova già di un virtuosismo e di un senso visivo notevoli. L’apertura del film è abbagliante: primo piano della mano di un uomo sulla rampa di una scala; una panoramica ci mostra la tromba delle scale dove l’ombra e la luce sono distribuite in una maniera inquietante. L’uomo esce nella notte. Inquadratura di un giornale che annuncia un nuovo delitto.Lungo tutto il film, abbondano le trovate di questo genere insieme a un certo preziosismo della fotografia, come in quella sorprendente immagine che presenta un cadavere di una donna dai capelli biondi (l’assassino preferisce le bionde), illuminati da sotto, che lacerano l’oscurità. Oppure, come in quell’altra inquadratura dal basso verso l’alto, che mostra, grazie a un soffitto trasparente, l’andirivieni dello straniero nella sua camera.
Una abilità nella tecnica che comporta un certo cinismo. Essa tradisce infatti un atteggiamento di mistificazione che Hitchcock sublimerà solo molti anni dopo e che ancora inficia certi suoi film inglesi (…) The Lodger resta nondimeno un film altamente rivelatore delle tendenze del nostro cineasta. Esso fornisce, nella persona dell’interprete principale, Ivor Novello, un perfetto esempio di un certo tipo di attore hitchcockiano: bello, inquietante, d’una dolcezza strana e triste, affetto di romanticismo.
Autore critica:
Fonte critica:Hitchcock (Saggi Marsilio), cit. in movieconnection.it
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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