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Hugo Cabret -

Regia:Martin Scorsese
Vietato:No
Video:
DVD:01 Distribution
Genere:Avventura
Tipologia:la Fantasia
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Dal libro di Brian Selznick
Sceneggiatura:John Logan
Fotografia:Robert Richardson
Musiche:Howard Shore
Montaggio:Thelma Schoonmaker
Scenografia:Dante Ferretti
Costumi:Sandy Powell
Effetti:Rob Legato, Joss Williams, Mark Roberts Motion Control, Pixomondo, With A Twist Studio
Interpreti:Asa Butterfield (Hugo Cabret), Ben Kingsley (Papa Georges/Georges Méliès), Sacha Baron Cohen (capostazione), Chloe Moretz (Isabelle), Ray Winstone (Zio Claude), Emily Mortimer (Lisette),
Jude Law (padre di Hugo), Johnny Depp (Sig. Rouleau), Christopher Lee (Sig. Labisse), Michael Stuhlbarg (Rene Tabard), Helen McCrory (Mamma Jeanne), Ben Addis (Salvador Dali), Richard Griffiths (Sig. Frick), Frances de la Tour (Emilie), Emil Lager (Django Reinhardt)
Produzione:Graham King, Tim Headington, Martin Scorsese, Johnny Depp per Gkfilms-Infinitum Nihil
Distribuzione:Rai Cinema/01 Distribution
Origine:Usa
Anno:2011
Durata:

125'

Trama:

L'orfano Hugo Cabret vive nel suo nascondiglio segreto all'interno della stazione di Parigi. Il ragazzo, oltre a coltivare il sogno di diventare un grande illusionista, è deciso anche a portare a termine un'importante missione: riparare il prodigioso automa trovato da suo padre prima di morire. Hugo sopravvive con vari espedienti che usa anche per recuperare i pezzi utili a completare la sua opera finché, un giorno, incontra Isabelle, nipote di un giocattolaio e con lei affronterà un'affascinante e misteriosa avventura...

Critica 1:Nonostante l'inconfondibile poetica d'autore, Martin Scorsese è da sempre un appassionato estimatore del cinema altrui di ogni tempo e paese, vedi il suo impegno nel restauro delle vecchie pellicole. Cosicché non c'è bisogno di ricorrere a Freud per capire che cosa lo abbia attirato del romanzo grafico Hugo Cabret di Bryan Selznick. (...) Per Hugo Cabret, in corsa con 11 candidature per l'Oscar, ha utilizzato con grande abilità il 3D, lavorando su un doppio immaginario d'epoca. La stazione centrale, nei cui recessi vive nascosto Hugo impegnato a cercare di rimettere in funzione un misterioso automa scoperto dal papà defunto, rievoca le pellicole francesi alla René Clair, con le graziose fioraie, le anziane signore, i caffè, gli abbaini, la neve; dentro questa cornice, ricreata in maniera meravigliosa dallo scenografo Dante Ferretti con Francesca Lo Schiavo (meritatamente nominati), si inserisce il motivo dell'omaggio affettuoso e nostalgico al cinema delle origini, da Méliès a Douglas Fairbanks. Il problema è che la solitaria esistenza del piccolo Cabret, la sua complice amicizia con la nipote adottiva di Méliès, la sua urgenza di aggiustare il robot nella speranza gli comunichi un ultimo messaggio dell'amato papà: tutta questa parte dickensiana mal si intreccia con il discorso sul fantastico immaginario di Méliès, come fossero due film in uno che non sempre si conciliano. Detto questo, per chi ama il cinema Hugo Cabret è comunque una festa.
Autore critica:Alessandra Levantesi Kezich
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:

3/2/2012

Critica 2:Ha ragione Martin Scorsese: Georges Méliès (1861-1938) è il padre di tutto il cinema che si fa oggi. I Lumière – e con loro altri tecnici-imprenditori di fine '800, come Edison in America – inventarono i macchinari necessari per girare film, ma fu Méliès il primo a intuire che quella buffa invenzione avrebbe cambiato l'Immaginario del '900. (...) Di Hugo Cabret, nuova opera di Martin Scorsese candidata a svariati Oscar, Méliès è il vero protagonista. Il film diventa commovente nel finale, quando Scorsese ci regala su grande schermo le immagini di alcuni capolavori del vecchio maestro. Ce le regala in 3D, questo nuovo trucco da negromante che Méliès avrebbe sicuramente amato. E a colori, come erano già allora, perché i fotogrammi venivano dipinti a mano, uno ad uno, per accentuare l'effetto fiabesco. E però, Scorsese si merita stavolta il complimento sommo: tutto il film è all'altezza della fantasia del suo eroe. Il regista italoamericano è divenuto negli anni un cineasta da kolossal, da grandi produzioni: pensate a Gangs of New York, a The Aviator, all'ultimo Shutter Island. Film imponenti che – almeno secondo chi scrive – non raggiungevano mai la forza espressiva di vecchi gioielli, produttivamente più piccoli, come Taxi Driver e Toro scatenato. Ebbene, con Hugo Cabret Scorsese ha ritrovato la magia. Se vincerà un secondo Oscar, sarà molto più meritato di quello conquistato (dopo anni di sconfitte anche brucianti) con un remake ben poco originale come The Departed. Ci voleva il 3D, ci voleva l'immersione in un passato mitologico come la Parigi del 1931? Forse, ma questi sono solo strumenti. Il cuore del film batte su due livelli. Uno è l'amore per Méliès, non solo un artista sublime ma anche un uomo dolce e sfortunato. (...) Ma l'altro livello, assai più personale, è racchiuso nel personaggio di Hugo Cabret. È un orfano che vive nei meandri della stazione, come Quasimodo dentro Notre-Dame. (...) Asa Butterfield è vulnerabile e credibile nel ruolo di Hugo, mentre Ben Kingsley sembra non aver atteso che interpretare Méliès per tutta la vita.
Autore critica:Alberto Crespi,
Fonte critica:L'Unità
Data critica:

3/2/2012

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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