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Rko 281 - La vera storia di "Quarto Potere" - Rko 281

Regia:Benjamin Ross
Vietato:No
Video:Video Istituto Luce
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Mass media
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Richard Ben Cramer, Thomas Lennon, tratto dal documentario "The Battle Over Citizen Kane"
Sceneggiatura:John Logan
Fotografia:Mike Southon
Musiche:John Altman
Montaggio:Alex Mackie
Scenografia:Maria Djurkovic
Costumi:
Effetti:Steven Begg, Angie Wills
Interpreti:John Malkovich (Herman Mankiewicz), Liev Schreiber (Orson Welles), James Cromwell (William Randolph Hearst), Melanie Griffith (Marion Davies), Brenda Blethyn (Louella Parsons), Roy Scheider (George Schaefer), Liam Cunningham (Gregg Toland), David Suchet (Louis B. Mayer), Fiona Shaw (Hedda Hopper), Anastasia Hille (Carole Lombard), Roger Allam (Walt Disney), Simeon Andrews (John Houseman)
Produzione:Home Box Office - Scott Free Productions - Wgbh Boston
Distribuzione:Istituto Luce
Origine:Usa
Anno:2000
Durata:

83’

Trama:

Convocati a Hollywood dal direttore della RKO George J.Schaefer, il 24enne Orson Welles e John Houseman si vedono rivolgere alcune proposte di vario livello. Ma alla fine tutti i programmi cambiano. Welles, dopo aver parlato con Herman Mankiewicz, sceneggiatore esperto ma in grave crisi economica e creativa, ritiene preziosa l'idea di portare sullo schermo la vita e la carriera di Randolph Hearst, il più importante editore di giornali ben inserito anche nel cinema. Welles, che è esordiente, farà la regia, mentre per la fotografia viene ottenuto l'assenso di Gregg Toland. La lavorazione va avanti in modo quanto mai frammentario: cambia il titolo, fino a quello proposto dal produttore di "Citizen Kane"; Welles sul set è nervoso, vuole sperimentare nuove tecniche di ripresa ma i soldi scarseggiano; c'è infine Hearst che, venuto a conoscenza del soggetto dalle 'soffiate' delle giornaliste Louella Parsons e Hedda Hopper, mette in atto alcune violente iniziative per interrompere le riprese. Contrasti e minacce però non fermano il lavoro, e il film viene portato a termine. La prima proiezione pubblica avviene il 1 maggio 1941. Schaefer però si è dovuto dimettere dalla RKO, e Hearst nel frattempo è arrivato alla bancarotta.

Critica 1:Le ragioni di un genio (e dell'arte) o quelle di un miliardario potentissimo e tragicamente in crisi? Raccontando la storia della realizzazione di Quarto potere, il film inevitabilmente si focalizza nello scontro tra il giovane regista Orson Welles (Liev Schreiber) ed il magnate della stampa William Hearst (James Cromwell), cui la figura di Kane si è più che ispirata. Da una parte l'egocentrico talento di uno straordinario affabulatore, cialtronesco quando serve; dall'altra una strana figura di puritano e corruttore, pateticamente legata alla star Marion Davies (Melanie Griffith) e sull'orlo del fallimento economico. E nella scrupolosa ricostruzione formato tv movie di questo duello e degli altri rapporti duri e intensi tra Welles e l'alcolizzato sceneggiatore Herman Mankiewicz (John Malkovich), il film sceglie di regalare a tutti complesse dosi di meschinità e grandezza, nel segno di uno spettacolo adulto e ben recitato.
Autore critica:Massimo Lastrucci
Fonte criticaCiak
Data critica:

1/5/2001

Critica 2:Rosebud, l'ultima parola pronunciata dal morente protagonista di Quarto potere, era in realtà il nomignolo di William Randolph Hearst, il tycoon della stampa americana, per gli organi sessuali della sua amante Marion Davies. Gli studios di Hollywood riuniti, ricattati da Hearst con l'antisemitismo, rifiutarono la richiesta di comprare e distruggere Quarto potere per un unico motivo: Hearst si trovava in bancarotta, costretto a vendere il proprio impero di giornali e stazioni radio, rovinato. Quarto potere (Citizen Kane), primo film diretto da Orson Welles, realizzato nel 1940 - '41 a Hollywood (il titolo RKO 281 è l'indicazione di lavoro della casa di produzione), opera bellissima che da sessant'anni figura in ogni lista dei dieci migliori film al mondo, grande spettacolo-riflessione sul capitalismo americano, ritratto possente d'un magnate della stampa autocrate, ferocemente conservatore, collezionista d'arte, è ispirato al personaggio autentico di Hearst. Di lui c'è tutto: il temperamento prepotente, la violenza, l'amore possessivo per l'amante attrice, il castello di San Simeon dove abitava, l'abitudine di usare a proprio vantaggio personale dipendenti anche famose come Hedda Hopper. Quando Quarto potere tra molti timori e difficoltà venne completato, Hearst dichiarò una guerra per sopprimerlo, e non la vinse: chi vuol saperne di più, oltre a vedere RKO 281, può leggere «Come Welles ha realizzato Quarto potere» di Robert Carringer, pubblicato dal Castoro. RKO 281 è un telefilm. E' stato prodotto da Ridley Scott e da suo fratello Tony Scott per la pay-tv americana HBO, trasmesso a puntate negli Stati Uniti, poi assemblato in un nuovo montaggio così da poterlo presentare come film in Europa. E' stato girato interamente a Londra, benché gli ambienti siano quelli del lusso californiano e del lavoro hollywoodiano. Ha un protagonista, Liev Schreiber, con guance gonfie e riccetti neri unti, senza fascino; mentre Orson Welles, allora ventiquattro-ventiseienne, era bellissimo e dotato di quella sulfurea capacità di seduzione che avrebbe avuto un peso notevole sul suo destino (Malkovich è invece perfetto nella parte dello sceneggiatore Hermann Mankiewicz). Ma la vicenda, che si apre con citazioni di documentari veri e falsi, è così interessante che il film medio-basso rimane comunque appassionante o almeno divertente.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

18/4/2001

Critica 3:"Devi stare sempre nella luce", dice la madre morente al piccolo Orson Welles (Liev Schreiber). E lui le si accosta uscendo dall'ombra. Così inizia RKO 281 (USA, 1999) tratto in parte dal documentario The Battle Over Citizen Kane di Michael Epstein e Thomas Lennon (1996). Che cosa c'è di più imprudente per un regista e per un gruppo di sceneggiatori che esporsi al confronto con un grande tra i grandi del Novecento, e con uno dei film maggiori della storia del cinema? E però, allo stesso tempo, che cosa c'è di più generoso e stimolante che assumersene il rischio? A patto, certo, d'avvicinarsi alla genialità con un senso autocritico prudente e adeguato. Così fa Benjamin Ross, anche con l'aiuto degli sceneggiatori John Logan, dello stesso Lennon e di Richard Ben Cramer (cosceneggiatore di The Battle Over Citizen Kane). E lo fa tenendo conto del mezzo per il quale, nel film mercato anglosassone, il film è prodotto: la televisione, con il suo schermo misero e le sue ancor più misere "luci". D'altra parte, essere autocritici non significa rinunciare a fare il proprio mestiere, che al cinema è poi quello di raccontare una storia, non di documentare la Storia.Da RKO 281 non ci si deve dunque aspettare né minuta attendibilità di cronaca né ricostruzioni storiografiche in senso stretto. In platea conviene lasciarsi andare al piacere del racconto, per quanti falsi deliberati la sceneggiatura vi abbia inserito, a partire dalla sequenza della festa in casa di William Randolph Hearst, e per quante leggende abbia trasformato in dati di fatto (fra tutte, valgano lo spunto da cui Welles avrebbe tratto il nome Rosebud, in italiano Rosabella, e l'incontro in ascensore tra lui e l'editore). D'altra parte, il falso - insieme con la sua magnifica capacità di comunicale il vero, almeno nell'arte - non è certo estraneo alla poetica dell'autore di F come falso (F for Fake/Verités et mensonges, 1973). Anche il documentario del 1996 sembra tradisse la Storia con la maiuscola, preferendo sostituirle l'emozione dello scontro fra due personalità, Welles da un lato e Hearst dall'altro, quasi che, in quel lontano 1941, presso gli studi della RKO e nei consigli d'amministrazione delle grandi case di produzione di Hollywood, fossero le ragioni dell'arte e le ragioni del mercato a darsi battaglia diretta. Quello scontro e questa battaglia si ritrovano anche nel film di Ross, insieme però con riferimenti più ampi ai meccanismi della formazione e del controllo del consenso e anche al contesto storico generale (la guerra in Europa, il filonazismo e l'antisemitismo striscianti in America). Ma c'è anche più d'un momento dedicato al cinema in senso stretto, e forse addirittura alla "luce" che apre il film. Genio annunciato, a ventisei anni Orson è costretto a dimostrare d'esserlo davvero, e con un film. Non ha che una possibilità e non la può sprecare: proprio come, di fronte alla madre morente, deve spegnere le candele della sua torta di compleanno con un unico soffio deciso. Se non lo fosse davvero, un genio, il suo compito sarebbe ora più facile. Potrebbe mentire, adattandosi a girare la versione cinematografica dell'invasione extraterrestre simulata alla radio, e facendosi sostenere dalla macchina hollywoodiana. Ma, appunto, Orson può mentire solo al suo proprio livello. Per mantenerlo, il livello, gli occorre non tanto l'idea giusta, quanto il giurato antagonista e il giusto rischio creativo. Hearst é quell'antagonista e insieme é quel rischio. L'idea di girare Citizen Kane, più che da considerazioni di merito, sembra nascere dal riflettersi del lato per così dire oscuro della genialità nel suo lato luminoso. Nella grandiosa ipocrisia dell'editore, Orson vede la propria grandezza. Meglio, vedendola come in uno specchio e dunque rovesciata, ne sente appunto l'oscurità, ne avverte l'angoscia esplicita. Fare il film, costruirlo lavorandone le immagini, arrivare magari a scavare un buco nel pavimento dello studio, per abbassare il più possibile il punto in cui porre l'occhio della macchina da presa: tutto questo vale l'antico invito della madre, o forse la sua antica minaccia. Il resto, il film finito, potrà poi apponile nella sua leggerezza assoluta, e come privo d'ombra. Così suggerisce il momento forse più intenso di RKO 281. Al termine delle riprese, appena fuori dallo studio. Orson si trova immerso in una piccola folla di attori, comparse, artigiani del più grande spettacolo del mondo. Allora, nel chiarore del mattino, improvvisa una danza di gioia. Questo è il cinema: uno stare nella luce, essendo però usciti dalle tenebre, senza le quali della luce non ci sarebbe desiderio.
Autore critica:Roberto Escobar
Fonte critica:Sole 24 Ore
Data critica:

29/4/2001

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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