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Vento di terra -

Regia:Vincenzo Marra
Vietato:No
Video:
DVD:De Agostini
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile, Diventare grandi, Giovani in famiglia
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Vincenzo Marra
Sceneggiatura:Vincenzo Marra
Fotografia:Mario Amura
Musiche:
Montaggio:Luca Benedetti
Scenografia:Giuseppe Pirrotta
Costumi:Daniela Ciancio
Effetti:
Interpreti:Vincenzo Pacilli (Enzo), Edoardo Melone (Bruno), Francesco Giuffrida (Luca), Giovanna Ribera (Marina), Vincenza Modica (Antonietta), Francesco Di Leva (Tarantino)
Produzione:Tilde Corsi e Gianni Romoli per R&C Produzioni
Distribuzione:Mikado
Origine:Italia
Anno:2003
Durata:

90'

Trama:

Enzo ha sedici anni e vive nel quartiere napoletano di Secondigliano. In seguito alla morte del padre, il ragazzo si dà da fare per aiutare la famiglia e spesso si trova a dover fronteggiare situazioni che mettono a rischio la sua integrità perché è un ragazzo "senza paracadute". Non c'è chi può aiutarlo a sopportare i colpi che la vita continua a dargli e solo la sua grande determinazione può permettergli di conservare la dignità sua e della sua famiglia all'interno di un quartiere che è un mondo a parte, con le sue leggi e i suoi codici.

Critica 1:Per raccontare il bellissimo Vento di terra , storia esemplare e in sé quasi banale di un giovane napoletano delle periferie e della sua sommessa lotta per la sopravvivenza, viene spontaneo usare termini sociologici (disoccupazione, povertà, Mezzogiorno, famiglia, solidarietà, etc.) mentre in realtà si dovrebbe parlare solo di cinema. Della densità miracolosa delle luci di Mario Amura; delle ellissi sapientemente orchestrate al montaggio da Luca Benedetti (mai un fotogramma di troppo, tocca a noi riempire i “vuoti”); della sicurezza con cui Vincenzo Marra, classe 1972, al secondo film, mescola attori (la madre, il compagno di corso siciliano) e non attori, ricreando quel senso (tragico) di innocenza e di semplicità così difficile da ottenere su uno schermo; dell’accortezza con cui non sovrappone mai uno sguardo esterno al microcosmo del protagonista, sospendendo l’intero film al suo punto di vista. Il punto di vista di chi è fragile e minacciato per definizione proprio perché assolutamente solo (malgrado la famiglia). Fino al finale, meno risolto proprio perché catapulta di colpo quella figura “invisibile” sul proscenio della Storia. Senza peraltro pregiudicare uno dei lavori più rigorosi e toccanti di questi anni.
Autore critica:Fabio Ferzetti
Fonte criticaIl Messaggero
Data critica:

17/9/ 2004

Critica 2:Secondo film di Vincenzo Marra dopo il bel Tornando a casa, vincitore di molti premi a Venezia e in altri festival in giro per il mondo. Quell’opera di esordio era un film di mare, questo nuovo lavoro è un film di terra, di periferia degradata dove Enzo, diciott’anni, vive con una sorella, una madre che passa i giorni e le notti a cucire e un padre che muore nel letto, di crepacuore, senza un lamento, come sanno morire i poveri. E tutto precipita. Enzo, come dice Marra, non ha un paracadute, deve cavarsela da solo e si trova a scegliere se diventare ladro o soldato. Ci prova come ladro, finisce soldato nel Kosovo e le disgrazie famigliari continuano perché il vento che sconvolge la sua esistenza tira sempre forte e impietoso. Cinema neorealista, quasi cronachistico, cinema di spostamenti e pedinamenti alla ricerca della dignità e dentro la battaglia contro la sventura che ti schiaccia. Attori presi da quel groviglio di strade e palazzoni che soffocano Napoli. Si vede che Marra conosce bene questo universo abbandonato a un gramo destino: quel che un po’ manca al film è uno scatto narrativo, qualche invenzione in una messinscena che non si abbandoni al solo seguire una via crucis infinita e scarna.
Autore critica:Bruno Fornara
Fonte critica:Film Tv n. 39
Data critica:

2004

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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