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American History X - American History X

Regia:Tony Kaye
Vietato:14
Video:Medusa Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Razzismo e antirazzismo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:David McKenna
Sceneggiatura:David McKenna
Fotografia:Tony Kaye
Musiche:Anne Dudley
Montaggio:Gerald B. Greenberg, Alan Heim
Scenografia:Jon Gary Steele
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Fairuza Balk (Stacey), Avery Brooks (Sweeney), Beverly D'angelo (Doris); Edward Furlong (Danny), Elliott Gould (Murray), Stacy Keach (Cameron), Jennifer Lien (Davin), Edward Norton (Derek)
Produzione:John Morissey
Distribuzione:Medusa
Origine:Usa
Anno:1998
Durata:

120'

Trama:

In un tema in classe il giovane Danny tratta argomenti ispirati al "Mein Kampf" e il preside Sweeney, per punirlo, lo obbliga a preparare una relazione sul fratello maggiore Derek. Quest'ultimo proprio quel giorno é uscito dal carcere dopo aver scontato alcuni anni per l'uccisione di due ragazzi neri che gli stavano rubando l'automobile. Quando si svolgevano quei fatti, Derek aveva il ruolo di leader di un gruppo giovanile paranazista che si riconosceva in Cameron, ideologo della violenza razzista contro ogni forma di diversità. Danny, che aspettava con ansia questo momento, vuole subito mettersi "agli ordini" del fratello ma non sa che Derek in carcere ha riflettuto su se stesso e ha maturato la convinzione di voler cambiare vita. Sentendo da Derek frasi mai pronunciate prima, Danny passa momenti difficili in preda ad una forte confusione. Nel corso della festa per il ritorno a casa del leader, Derek ha uno scontro violento con Cameron, minaccia gli altri con la pistola e deve poi subire la dura reazione di Danny. A questo punto Derek spiega al fratello i motivi che lo hanno indotto a cambiare atteggiamento, tra cui c'è anche l'amicizia dimostratagli dal preside Sweeney. Danny ritiene giusto il pentimento di Derek e decide ancora una volta di seguirlo. Ma la mattina dopo, un compagno di scuola di colore, che Danny aveva pesantemente offeso, gli tende un agguato e lo uccide. Derek arriva troppo tardi per salvare il fratello.

Critica 1:Un mondo a parte, fanatico e organizzato, che si batte per un ipotetico white power da contrapporre al black power delle gang nere, in una sorta di diuturna battaglia volta alla riconquista dei singoli quartieri. Nei panni di Derek Vinyard, testa rasata, svastica tatuata sul petto e fisico da guerriero, lo stupefacente Edward Norton (nomination all'Oscar meritata) condensa la follia razzista che può annidarsi in una classica famiglia americana. Quando il padre pompiere viene ucciso da un balordo nero, Derek si trasforma in un feroce giustiziere mitizzato dai suoi compagni d'armi e, quel che è peggio, dal fratello minore Danny, avviatosi sulla stessa china. In un contesto duro, disturbante, e però mai manicheo, assistiamo così alla sofferta redenzione del giovanotto, finito in carcere dopo aver massacrato sotto casa due ladruncoli di colore (scena terrificante) e uscitone cambiato, ma prigioniero di un destino fatale pronto a compiersi nel finale. Kaye impagina con la dovuta solennità una moderna tragedia americana che potrebbe succedere dovunque. E se qua e là il regista si lascia andare a qualche videorealismo di troppo, il film - teso e angosciante - si impone per il suo stile asciutto, complice la bella prova degli attori (tra i quali il redivivo Elliott Gould).
Autore critica:Michele Anselmi
Fonte critical'Unità
Data critica:

27/8/1999

Critica 2:Purtroppo il racconto di come nasce nell'ignoranza, si sviluppa nel più vieto machismo, vive nei disastri familiari middle class, e infine si pente, per necessità didattica, un giovane neo nazista americano, uno skin head che, pensando di vendicare il padre, porta al massacro il fratello, tutto ciò è ancora attuale. Lo dimostrano la prossima uscita di uno Hitler a fumetti e il mostruoso attacco di un maniaco nazi a un asilo ebraico in America. Quindi ben venga, in tutto il suo turgido aspetto didascalico e spettacolare, questo “American history X” di Tony Kaye, regista pubblicitario che non ha lasciato indifferente il pubblico. Erede di tutte le gioventù bruciate, con l'aggravante del fanatismo, del razzismo contro le gang dei neri, il film si cala nel mondo dei naziskin di Los Angeles ma non rinuncia all'introspezione di famiglia. Nulla passa inosservato nel film, teso e allucinato come la psiche del suo protagonista, il cui pentimento appare un po' posticcio, per la buona causa democratica. Testa rasata, svastica in primo piano, occhi sgusciati dalla violenza, muscoli ariani, questo prototipo della follia contemporanea si può annidare anche in un nucleo piccolo borghese, è il nazista della porta accanto, come in L'allievo e Arlington road, è uno che può uscire di casa e massacrare due balordi. Ma la carta vincente del dramma psico-politico, abbastanza lineare, è nella strepitosa interpretazione di Edward Norton, affascinante e torvo mostro a due facce (subirà la pena del contrappasso in Fight club), intorno a cui ruotano ex divi come Stacy Keach ed Elliott Gould.
Autore critica:Maurizio Porro
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

18/9/1999

Critica 3:Il film intende raccontare le organizzazioni americane dell’estrema destra, di evidente ispirazione nazista. Organizzazioni che fanno proseliti tra i giovani della classe media, facilmente agganciati da adulti senza scrupoli che spesso li strumentalizzano per fini personali. È il caso del personaggio di Cameron Alexander, che vive sulle imprese compiute ai margini della legalità dai suoi adepti. La minuziosa descrizione della violenta organizzazione neonazista e della sua predicazione del Potere Bianco porta a evidenziare il principale valore che anima il gruppo: il razzismo.
Intorno alla diversità e allo scontro razziale ruota l’intero film: a partire dall’omicidio compiuto da Derek nei confronti dei due ladruncoli di colore fino all’uccisione di suo fratello Danny, commesso da un nero precedentemente offeso. Centrale è inoltre il rapporto di amicizia e solidarietà che nasce all’interno del carcere tra il più grande dei Vinyard e un detenuto afroamericano. La sproporzione delle pene comminate ai due personaggi intende essere una dimostrazione della diseguaglianza sociale che divide i bianchi dai neri nella società americana. Il compagno di carcere di Derek si è infatti preso sei anni soltanto per aver rubato una televisione, mentre il protagonista, che ha ucciso due uomini di colore, ne ha ricevuti appena tre.
Importante far luce sul contesto sociale e culturale in cui sono cresciuti i fratelli Vinyard. Un quartiere popolare di una cittadina che un tempo era un paradiso balneare e che nel giro di trent’anni è diventata un inferno pieno zeppo di delinquenti, in cui regnano la povertà, l’ignoranza, il fallimento e la relativa frustrazione. I fratelli Vinyard esprimono la rabbia dei bianchi poveri che abitano Venice Beach, di cui le figure dei genitori dei due ragazzi sono un esempio emblematico. Una madre la cui bellezza di un tempo è sfiorita nella grave malattia che l’affligge; un padre che ha scrupolosamente catechizzato Derek al razzismo e all’intolleranza prima di morire prematuramente. In assenza di modelli positivi rappresentati dalla famiglia, è la scuola a costituirsi come alternativa possibile per i due protagonisti.
Dapprima presenza estranea e invadente, vedi la punizione comminata a Danny per aver parlato del Mein Kampf nel corso di un tema, dopo che il ragazzo aveva speso un’intera settimana per studiarlo, la figura del preside Sweeney assume una funzione positiva. Grazie a uno dei tanti salti all’indietro resi possibili dal racconto di Derek al fratello, il preside Sweeney viene presentato come colui che è riuscito a farlo riflettere sul limite dei valori abbracciati e proclamati sino ad allora. La domanda decisiva che il preside pone al giovane è di una disarmante semplicità: gli chiede infatti di esaminare le conseguenze che le sue scelte hanno comportato per la sua vita. In tal modo il film sottolinea l’efficacia formativa dell’intervento da parte dell’istituzione scolastica, il cui valore è amplificato dal fatto che tale intervento è stato realizzato al di fuori dello stretto ambito di pertinenza.
La presa di coscienza del maggiore dei Vinyard viene così a costituire un’occasione di formazione per il più giovane dei due fratelli. Anche per Danny, infatti, la riflessione diventa una forma di consapevolezza, di cui la relazione scritta sulla propria esperienza acquista un valore didattico decisivo. La società dell’odio, tuttavia, è sempre in agguato. In una sorta di pena del contrappasso secondo la quale, direttamente o indirettamente, chi ha commesso violenza dovrà prima o poi per forza subirla, con lo stesso selvaggio accanimento che essa porta con sé.
Autore critica:Umberto mosca
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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