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Amores perros -

Regia:Alejandro Gonzalez Inarritu
Vietato:14
Video:
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Guillermo Arriaga
Sceneggiatura:Guillermo Arriaga
Fotografia:Rodrigo Prieto
Musiche:Gustavo Santaolalla
Montaggio:Luis Carballar, Alejandro Gonzalez Inarritu, Fernando Perez Unda
Scenografia:Brigitte Broch
Costumi:Gabriela Diaque
Effetti:Alejandro Vazquez
Interpreti:Emilio Echevarria (El Chivo), Gael Garcia Bernal (Octavio), Goya Toledo (Valeria) Maya, Alvaro Guerrero (Daniel), Vanessa Bauche (Susana), Jorge Salinas (Luis Miranda Solares)
Produzione:Extudio Mexico Films - Zeta Film - Altavista Films
Distribuzione:Istituto Luce
Origine:Messico
Anno:2000
Durata:

153’

Trama:

In un sobborgo di Città del Messico, il giovane Ottavio vive con la madre, il fratello Ramiro e la moglie di quest'ultimo con il loro bambino. Ramiro picchia spesso la moglie Susana. Ottavio, che è innamorato di lei, assiste senza poter fare niente, ma un giorno decide di cambiare quella precaria vita che conduce, e di scappare, portando via Susana che dice di essere disposta a seguirlo. I soldi per mantenersi li ottiene con i combattimenti dei cani che si svolgono con frequenza nel suo quartiere. Mentre Ottavio incarica Susana di mettere da parte i guadagni, i rapporti con il fratello sono sempre più tesi, e peggiorano del tutto quando Ramiro, minacciato di morte da sicari della zona, fugge con la moglie e con i soldi. Le cose si mettono male per Ottavio, perché subito dopo il suo cane viene ferito da un teppista, lui reagisce uccidendolo, scappa in macchina con un amico inseguito dai compagni del morto. Ad un incrocio la macchina di Ottavio si scontra con un'altra. Dentro c'è Valeria, la più famosa modella messicana. Dopo il ricovero in ospedale, Valeria torna a casa con le stampelle e con una carriera ormai stroncata. Nervosissima, comincia ad insultare Daniel, l'uomo che, per stare con lei, ha lasciato moglie e figlie. Colpita da trombosi, le viene amputata la gamba e non può fare altro che tornare a casa sulla sedia a rotelle a guardare il manifesto della sua ultima campagna pubblicitaria. Dopo l'incidente, Octavio passato un lungo periodo in ospedale, esce e viene a sapere della morte di Ramiro nel corso di una rapina in banca. Ai funerali, Octavio rivede Susana, le propone di nuovo di andare via insieme, le dà appuntamento per il giorno dopo, ma anche stavolta la ragazza non si presenta. Intanto, sempre all'incrocio dell'incidente, il cane ferito è stato raccolto da un barbone di mezza età detto El Chivo. Anni prima, ha abbandonato moglie e figlia per fare il guerrigliero e cambiare la società. Dopo la galera e l'alcool, ora fa il sicario su commissione. Ma il nuovo incarico (uccidere un giovane per conto del fratellastro) non riesce a portarlo a termine. Allora si rade, si ripulisce, entra di nascosto in casa della figlia, le lascia sulla segreteria telefonica un messaggio fatto di ammissioni di colpa e di voglia di riconciliazione. Poi, insieme al cane, parte per una destinazione sconosciuta.

Critica 1:Città del Messico, la megalopoli spietata, sconfinata e sovrappopolata (oltre 11 milioni di abitanti tra centro e immediati dintorni) capitale del Messico, uno fra i grandi agglomerati urbani del continente americano e del mondo, mix di violenza, sottosviluppo, desolazione e energia, è il luogo dove si svolgono le tre storie di Amores perros (Amori cani), film molto interessante, duro e originale diretto dal debuttante Alejandro Gonzalez Inarritu. Storie autonome però contemporanee, che hanno momenti di contatto senza conseguenze: secondo la tendenza attuale dei film corali, da America oggi di Altman (1993) a Magnolia di Anderson (2000). Un uomo non ancora vecchio era un guerrigliero: adesso è un barbone che prova struggente nostalgia per la sua famiglia d’un tempo e che occasionalmente fa l’assassino su commissione. Una bellissima modella va a vivere con un uomo sposato che l’adora ma che diventa impaziente, esasperato, tentato d’abbandonarla, quando per un incidente d’auto lei rimane invalida, senza una gamba, condannata alla sedia a rotelle. Due fratelli vogliono la stessa ragazza della quale uno è marito, l’altro amante: ma lei li tradisce tutt’e due. I protagonisti delle tre storie vivono con dei cani la cui esistenza parallela è peggiore della loro: il barbone è accompagnato da un gruppo di cani amici che finiscono massacrati da un cane più possente; la modella possiede, perde e rimpiange un cagnolino da compagnia che diventa la sua ossessione; uno dei due fratelli alleva un cane da combattimento e lo aizza negli incontri più sanguinosi. Stile aspro, netti contrasti tonali nella fotografia molto bella di Rodrigo Prieto, gran capacità di raccontare l’orrore esistenziale, crudeltà senza indulgenze, interpreti ben diretti: un’opera prima di forza e maturità davvero inconsuete.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:

3/3/2001

Critica 2:premiato a Cannes, candidato all’Oscar, ecco un magnifico film messicano, opera prima di Gonzalez Inarritu, che intreccia nello spazio e nel tempo tre episodi di ordinaria disumanità concentrati in un incidente stradale. Fatto della pasta più sgradevole e più vera del cinema, adatto più ai cinefili che ai cinofili - ci vuole stomaco forte per le molte scene di cani feriti o in lotta - è una triplice storia in cui si amano e si odiano, nell’ordine: due fratelli coltelli con cognata in comune e cane violento e vittorioso, una modella che vive sulla sua pelle con un uomo sposato la sua nemesi e perde l’amato cagnolino, un ex guerrigliero che ora fa il killer e mette uno di fronte all’altro due uomini. Verrebbe da dire: un Buñuel che ha ripassato Tarantino, o viceversa; ma quel che colpisce è la passione silenziosa che agita il film in cui la città rimanda miasmi insostenibili. Da un regista che non fa sconti sul degrado, una discesa agli inferi con trovate geniali come quella del cagnolino che rantola nei sotterranei. Vita da cani, è la cosa più ovvia, per sintetizzare. Ma non si sa chi stia meglio o peggio: la similitudine è drammatica, non assolve l’autore alcun sistema di valori vigente, grazie ad attori straordinari.
Autore critica:Maurizio Porro
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

3/3/2001

Critica 3:il titolo del primo, sorprendente lungometraggio del messicano Alejandro Gonzalez Inarritu è tutto un programma: Amores perros, «amori cani», perché si tratta di amori animali, adrenalinici, e perché i cani fanno da traitd'union ai tre diversi episodi che compongono il film. Li unisce anche un tremendo incidente d'auto, che rivela in ciascuno dei personaggi la parte più «canina» della natura umana. L'adolescente Octavio vuole portare via la ragazza, Susana, al fratello e si serve del proprio cane, Cofi, per realizzare il progetto. In una delle auto coinvolte nell'incidente l'animale, morente, è ritrovato dal Chivo, uomo dal passato doloroso riciclatosi in killer a pagamento che lo salva e si prende cura di lui. Nella sciagura automobilistica resta coinvolta anche Valeria, una splendida modella per la quale il quarantenne Daniel ha lasciato la famiglia. Valeria ha un cane, Richi, costretto sotto il parquet dell'appartamento della ragazza. Frutto raro di una cinematografia dalla produzione irregolare (fatta eccezione per Arturo Ripstein) come quella messicana, Amores perros è un film disincantato, intenso e feroce, che riesce ad armonizzare episodi a prima vista eterogenei pur narrandoli con stili, toni e tempi propri. I tre racconti allo specchio hanno come protagonisti personaggi appartenenti a contesti e classi sociali (sì, il regista debuttante è uno di quelli che ragionano ancora in termini di classe) differenti: poveri e ricchi, giovani e no, che non s'incontrerebbero mai se non fosse per un banale, e drammatico, incidente stradale. Pur sfidando i concetti più rigidi di spazio e di tempo, Alejandro Gonzalez e il suo sceneggiatore Guillermo Arriaga sostanziano il retropiano delle storie di riferimenti precisi alla realtà messicana. Però Città del Messico, già barocca protagonista di numerosi film, è come trasfigurata dalla fotografia di Rodrigo Prieto, che sottolinea e indurisce i tratti dei personaggi immersi nelle loro canine passioni.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

4/3/2001

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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