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Bashu' - Il piccolo straniero - Bashu, Gharibeh Kuchak

Regia:Bahram Beizai
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede - Mondadori Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Infanzia di ogni colore
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Bahram Beizai
Sceneggiatura:Bahram Beizai
Fotografia:Firuz Malekzadeh
Musiche:
Montaggio:Bahram Beizai
Scenografia:Bahram Beizai, Iraj Raminfar
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Susan Taslimi (Naii), Adnan Afravian (Bashu'), Parviz Purhosseini (marito di Naii), Akbar Dudkar, Farrokh-Lagha Houshmand
Produzione:Alireza Zarrin per Farabi Cinema Foundation Babak Karimi Mashid Mussavi - Institute for the Intellectual Development of Children and Young Adults
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Iran
Anno:1989
Durata:

120'

Trama:

Durante un furioso bombardamento aereo della guerra Iraq-Iran, il piccolo Bashù si ritrova orfano e in fuga. Salito su di un camion finisce in una lontana campagna del Nord Iraniano, dove lo accoglie e sfama Naìi, una giovane donna che si occupa del proprio pezzo di terra e di due bambini, essendo il marito partito per andare altrove in cerca di lavoro. Il ragazzetto è ancora terrorizzato e traumatizzato, soprattutto per il ricordo e la visione della madre arsa viva; egli non parla (la donna lo crede muto), i vicini lo considerano troppo scuro di pelle per essere buono e criticano Naìi che si è messa in testa di sfamare e tenere in casa quello sconosciuto randagio, che non può che portare guai. Ma Naìi è una donna fiera, forte e generosa e poi, poco a poco, il piccolo ospite si fa meno selvatico e comincia ad aiutarla in cascina, sul campo ed al mercato. Lei accenna al ragazzo nelle lettere che fa scrivere al marito; lo assiste quando un giorno sta male; lo ripesca nel fiume una volta che è fuggito e vi è caduto dentro e gli compra al mercato una bella camicia nuova. Ormai il ruvido Bashù si è ammansito e ha perfino fatto pace con i suoi coetanei, figli dei vicini, che lo avevano accolto con mille sberleffi. Ora per la donna, Bashù è come un figlio e lo capisce il marito che torna a casa, dopo tentativi falliti e con un braccio in meno per un incidente sul lavoro. Si ritrovano così in cinque e per sopravvivere ci sarà da sgobbare: tutto fa pensare che ce la faranno.

Critica 1:Penalizzato da una circolazione limitata, ma indimenticabile per chi ha avuto la fortuna di vederlo, Bashù ci mostra la realtà della guerra dal punto di vista di una donna islamica: crudeltà doppia, di un paese diviso dal razzismo e mozzato dall’autoritarismo maschile, a cui risponde con paziente fermezza la natura pacifica, vitalistica della donna. Film commovente che riconcilia con il cinema, Bashù può essere paragonato, per la sua capacità di cogliere l’essenza degli oggetti e delle emozioni spogliandoli di qualunque formalismo, a capolavori del neorealismo come Paisà o Ladri di biciclette.
Autore critica:
Fonte criticaameniccinema.org
Data critica:



Critica 2:Infuria la guerra Iran-lraq nel sud del paese. Un' incursione aerea distrugge casa e famiglia del piccolo Bashù. Il bambino di pelle scura fugge dal sud riparando nella regione del Gilan, nel nord dell' Iran, dove la guerra non è quasi avvertita. In questo nuovo ambiente, dove il colore della pelle è diverso e dove si parla anche una lingua diversa, tutto gli è estraneo. Naii, una donna il cui marito è lontano, trova il piccolo profugo nella sua fattoria e gli offre ospitalità. Naii decide di tenere con sè il bambino nonostante l'opposizione dei parenti e dei vicini. La donna, per lettera, informa anche il marito della sua decisione ma non ne riceve risposta. Un giorno, improvvisamente, l'uomo, che senza mai scriverlo alla moglie e ai figli aveva combatttuto al fronte perdendo un braccio, ritorna al villaggio: i timori di Naii svaniscono, perchè l'uomo accetta Bashù come figlio e Bashù lo accoglie come padre.
Il Mito sembra essere il telaio narrativo di questo film, dove realtà e simbolo si producono in un intreccio profondo.
Acceso come miccia, il filo della guerra esplode nelle immagini dei bombardamenti, poi, allacciando in un nodo di dolore il filo dell' esilio, si svolge lonatno, verso Nord, lungo la strada adulta dell' esperienza che, nel movimento ciclico proprio ad ogni vita, sempre separa e riconduce miticamente all' Origine. Così, i fili narrativi, lavorati nella loro realistica, materica consistenza, dalle mani sapienti di Beyza'i, divengono tessuto virtuale, simbolico: perché alla fine della storia i fili avranno intrecciato l'Arazzo, la trama avrà scoperto l'Immagine.
Anche il linguaggio filmico formalizzando l'elementarità materiale del racconto ha modulato la propria espressione sulla sensualità di una percezione fortemente visiva e uditiva: l'intensità dei colori ha la fisicità della terra, dell' acqua, dell' aria, del fuoco; mentre suoni e rumori, imponendosi sulla parola parlata (che tuttavia nell' uso dei diversi dialetti ritrova un suo ritmo originario), trasformano in onda sonora il pathos della vicenda.
Ecco allora il rumore assordante dei bombardamenti su cui si apre, in primo piano sonoro, la scena iniziale del film: ad illuminare la coscienza di una guerra, quella tra Iran e Iraq, di cui il mondo occidentale è stato lontano e opulento spettatore. E' a causa di questa guerra che Bashù perde tutto; orfano, senza più casa, sulle macerie della propria famiglia distrutta, questo bambino di dieci anni dovrà costruire un'acerba età adulta. Per molto tempo ancora i suoi occhi, feriti dal ricordo, sanguineranno immagini di morte.
Per Bashù la salvezza viaggia clandestinamente a bordo di un camion che, al buio di ogni certa direzione, lo conduce in una terra che non gli appartiene. Qui, il "piccolo uomo" fatica a ritrovarsi: il giallo secco del deserto dal quale proviene non può comprendere la fertile terra del Nord, il verde umido dei suoi alberi; così, sulla ricchezza di questa natura rigogliosa che ha favorito campi coltivati, strade asfaltate e tetti tirati su con vere e proprie tegole, si sofferma per un istante, con affascinata meraviglia, il suo sguardo abituato all' arida povertà della terra del Sud, dove le case non sono che sassi e fango, e le strade labili tracce di ruote nello spazio sabbioso.
Si è dunque aperto per Bashù il percorso di un'iniziazione, oltre il buio doloroso della perdita, passaggio drammatico che inizia appunto all' esperienza di un nuovo cammino. Ma sono ancora molti per il "piccolo uomo" gli ostacoli da superare; alcuni portano, evidenti, i segni profondi del trauma subito: la detonazione di una mina in lontananza, per la costruzione di una galleria, lo terrorizza; mentre gli uccelli nel cielo sembrano minacciarlo come aerei da guerra... Il bambino cerca riparo nei campi, ma tra i cespugli, in mezzo all' estraneità carnivora di quella verde vegetazione, l'angoscia lo prende alla gola, gli toglie il respiro, fino all' esaurimento delle forze.
Non è un caso che per Bashù i primi contatti con il nuovo mondo avvengano tramite dei bambini ed un cane: nella sua condizione di "ragazzo selvaggio" infatti, abbandonato al proprio istinto di sopravvivenza, è soltanto attraverso una comunicazione ricondotta a grado zero, istintuale, animalesca quasi, che Bashù può comunicare; fuori cioè dei codici verbali stabiliti dall' uso adulto e sociale del linguaggio: piuttosto, attraverso un selvatico silenzio di sguardi.
Ma ecco sopraggiunge Naii, la madre dei bambini. Il suo volto entra nell' inquadratura dal basso, colmandola in primo piano; sul fondo di un intenso colore verde erba, spicca il bianco luminoso del suo copricapo; la donna, nell' atto di indossarlo, ne tira, con stretta vigorosa, un lembo verso destra a coprire la fronte, un lembo verso sinistra a coprire la parte inferiore del viso: in quest' immagine è già compreso il carattere di Naii, risoluta e combattiva, madre appassionata e guerriera.
Fin da questo primo momento la m.d.p. agisce in funzione del rapporto d' amore che si instaura tra Naii e Bashù, si avvicina in primissimo piano ai loro volti: in campo, è lo sguardo impaurito e tuttavia affascinato del bambino, conquistato dalla forte vitalità della donna i cui occhi intensi e lucenti, in controcampo, rispecchiano, nella misura di una tenera fierezza, il sentimento di madre.
Naii è selvaticamente legata alla natura: conosce la terra, gli animali, il grano, gli uccelli, di cui imita il verso invitandoli a mangiare: "Aaah! Aaah! Volete del grano? Venite a prendervelo! Aaah! Aaah!" Ma è anche a Bashù che Naii si rivolge così: a lui infatti prepara acqua e cibo come fa per gli uccelli, convinta che presto o tardi il bambino verrà da solo. E' proprio questa selvatichezza di Naii ad attirare il piccolo straniero: che infine, vincendo la resistenza delle sue paure, si avvicinerà, accettando il pane ed il riso offertogli dalla donna.
Naii vorrebbe conoscere la storia di Bashù; così, per rompere il suo ostinato mutismo, tenta la provocazione, ma senza aggressività, anzi con familiare naturalezza: gli chiede di lui, della sua ¡amiglia; Bashù, scoppiando in un pianto disperato, racconterà del suo passato. Ritornano in flash-back le immagini infuocate dei bombardamenti; si succedono rapide, dolorose, nella furia reiterata della polverosa rovina: la casa distrutta, la morte dei genitori.
Naii non è riuscita a comprendere le parole del bambino, pronunciate in un dialetto che le è estraneo, ma ugualmente il suo volto, ripreso in primo piano, scopre la passione dello sguardo: Naii soffre nel proprio seno di madre il dolore di quel figlio straniero, e agli uccelli nel cielo rivolge il suo lamento.
Così, tra Naii e Bashù si fondono due destini, due mondi diversi, stabilendo una concordanza di lingue e culture: la donna si rivolge al bambino nel suo dolce dialetto del Nord: "Questa noi la chiamiamo falce. Tu come la chiami? Questo noi lo chiamiamo uovo. Tu come lo chiami?"; la m.d.p. stringe tra campi e controcampi, in un legame affettuoso d' intesa profonda, i volti di Naii e di Bashù. Presto entrambi parleranno la stessa lingua. Ma Bashù dovrà prima confrontarsi con la gente del villaggio: gli adulti sospetteranno della sua "estraneità" e i bambini rideranno della sua pelle nera; pronta, determinata, il bambino troverà alleata al suo fianco Naii: la diversità del "piccolo straniero" infatti rimanda alla diversità di Naii, alla sua solitudine di donna forte ed indipendente, "madre coraggio" che custodisce i propri figli quando il padre è lontano; fecondatrice della terra e guardiana del raccolto, protettrice del focolare.
Così, se i vicini esorteranno Naii ad essere più prudente nell' accogliere in casa uno "straniero", l'estranea" Naii avrà già deciso, assumendosene la piena responsabilità, di tenere con sé il piccolo Bashù, esponendosi non solo alle critiche della gente del villaggio, dettate ancor più che dalla cattiveria dall' ignoranza e dall' ipocrisia, ma anche al timore delle reazioni del suo uomo, quando tornerà a casa e troverà un'altra bocca da sfamare.
Ma tra Naii e Bashù si è stretto ormai il legame viscerale dell' Origine; perché Naii è l'immagine stessa della vita sulla terra, incarna la potenza della natura; non sottomessa allo sposo, pura selvaggia, è come un'indomita Amazzone, Signora dell' aperto. E' dunque in Naii che Bashù potrà conoscere la Grande Madre, Dea della fecondità umana e cosmica.
La malattia intanto avrà fatto scoprire ad entrambi il loro amore necessario: Bashù guarisce gr zie alle cure di Naii tipiche del Nord; Naii guarisce grazie alle cure di Bashù che appartengono invece alle usanze tipiche del sud (di grande forza la scena in cui picchiando su un bacile come su di un tamburo il bambino avvia ritualmente le cerimonie di pianto e lamento invocando la guarigione della madre).
Pure, nonostante il potere affettivo di Naii, Grande Madre, è proprio al suo abbraccio straordinario che Bashù sembrerebbe sottrarsi; una tendenza suicida spinge il bambino a seguire la proiezione della madre morta, evocata dal regno delle ombre; Bashù infatti non riesce a comprendere il messaggio di vita che questo fantasma torna ad annunciargli, per proteggerlo e mostrargli il nuovo cammino: dentro di lui ormai il germe della guerra sofferta ha fatto infezione, e una forza nera, come demonica manìa, lo attira mortalmente verso l'assente presenza del fantasma materno. C' è una scena che si apre con rapidità subliminale e potenza onirica nello sguardo in soggettiva di Bashù: Naii, nel deserto sconfinato, trascina con fatica una scala; Bashù le passa accanto in compagnia dei suoi fantasmi, ma come un estraneo prosegue senza fermarsi, nella direzione opposta. Uno stacco ci riporta alle immagini reali: effettivamente Naii, occupata nei suoi pesanti lavori quotidiani, sta trascinando una scala: Bashù, immobile, la osserva. Improvvisamente però, il bambino si scuote, si libera dal potere ipnotico delle proprie immagini interne e corre incontro a Naii, in suo aiuto. Ma, più tardi, al mercato, dove Naii si reca a vendere i prodotti della sua campagna, Bashù si confonde: infettato di morte, non regge il confronto con la vita, con i suoi rumori, odori, colori; tra la folla, la m.d.p. segue lo stordito smarrimento di Bashù, fino ad inquadrare in campo lungo la sua fuga. Finito il mercato, raccolte le sue cose, Naii chiama Bashù; mentre i banchi si svuotano, la donna lo cerca con ansia senza riuscire a trovarlo: è una madre che ha perduto suo figlio. In primo piano sonoro il suo grido chiama ancora "Bashù!" volando in un sovracuto sulla vocale finale come il richiamo di un uccello: la sua eco dolorosa sfuma nel silenzio immobile di un'inquadratura dall' alto: a riprendere la vuota solitudine della madre abbandonata.
Ma eterna è la Madre che piange ciò che è trascorso, e col pianto ne custodisce il luogo del ritorno. Il transitorio è avvolto nell' eternità dell' attesa materna: il figlio che scompare e che ricompare. Così anche Bashù tornerà: riuscirà con fatica a sciogliersi dall' abbraccio della madre che l'ha generato, per stringersi alla Matrice originaria, universale. Patisce infatti il distacco dalla madre interna che lo ha accolto nel ventre, che ha placato il dolore della fame, l'angoscia della notte. Ma per Bashù sarebbe comunque arrivato il momento di recidere il cordone ombelicale, perché ciò che nasce si stacca: come la spiga del grano è tagliata dal grembo che l'ha generata. Ma la spiga tagliata è la vita che continua: è intrinseca al frutto la tendenza allo sviluppo, alla maturazione: il frutto si stacca, accoglie il seme, e ancora fa frutto. E' proprio rispetto a questo naturale, necessario distacco che Bashù fatica a crescere; preferirebbe seguire la madre morta, piuttosto che maturare la nuova vita nell' abbraccio originario della Grande Madre: che non esclude l'altra spossessandola del proprio figlio, ma che piuttosto la comprende nel potere universale dell' amore: alleata nella passione del generare.
Ma Bashù conosce bene il ciclo del raccolto, il suo fertile ritmo; è suonando ritualmente il tamburo in omaggio del tempo che canta "Sia benvenuto questo grano": presto dungue Bashù maturerà come il frutto che si stacca per ritornare alla terra (è significativa la graduale trasformazione delle stagioni, dal verde della semina al giallo del raccolto); presto infatti Bashù chiamerà Naii col suo nome di "madre".
Così Beyza¡ ha tessuto il suo Arazzo; i fili stringendo la trama hanno scoperto l'Immagine che rimanda alle origini, all' Origine: mondo delle madri e dei figli. Nel concreto dell' esperienza di quei popoli che vivono della fecondità dei campi, della perpetuantesi presenza degli animali, tutto ciò che intorno a loro vive e si riproduce appare come provincia della Dea Madre: il suo culto, il suo Mito, riporta ad un mistero di morte e passione, a certi riti vegetali e iniziatici; perché tutto il potere che origina e consente la vita è racchiuso nella divinità femminile: è da lei e in lei che la creatura prende corpo. Il dio invece non ha fondamento di terra: appartiene al cielo, è aria, è soffio. Ed è proprio come un dio dal volto severo, annunciato dall' inquietante figura di uno spaventa-passeri (costruito dallo stesso Bashù) che il padre ritorna: la sua parola è legge attesa dalla madre e dal figlio come salvezza o condanna. Ma questo dio è un uomo che, come Bashù, ha conosciuto la guerra: al fronte ha combattuto perdendo una mano. I due si riconoscono dunque nella cicatrice della mutilazione subita; nel sentimento di uno stesso dolore, uniti... E' rimasto ancora del filo per tessere questa storia che continua, la trama che stringe il figlio al padre, a raccontare l'lmmagine di un altro Mito.
Autore critica:Emanuela Imparato
Fonte critica:Cineforum n. 307
Data critica:

9/1991

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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A cura di: Redazione Internet
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