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Snapper (The) - Snapper (The)

Regia:Stephen Frears
Vietato:14
Video:Domovideo
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Giovani in famiglia, La condizione femminile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "The Snapper" di Roddy Doyle
Sceneggiatura:Roddy Doyle
Fotografia:Oliver Stapleton
Musiche:Autori Vari
Montaggio:Mick Audsley
Scenografia:Mark Geraghty
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Virginia Cole (Doris Burgess), Ciara Duffy (Kimberley), Stuart Duine (Bertie), Joanne Gerrard (Lisa), Brendan Gleeson (Lester), Tina Kellegher (Sharon), Pat Laffan (George), Eanna MacLiam (Craig), Ruth McCabe (Kay), Colm Meaney (Dessie), Denis Menton (Pat Burgess), Fionnula Murphy (Jackie), Deirdre O'Brien (Mary), Colm O'Byrne (Darren),Peter Rowen (Sonny), Ronan Wilmot (Paddy), Karen Woodley (Yvonne)
Produzione:Lynda Myles per British Broadcasting Corporation (Bbc)
Distribuzione:Mikado - Cineteca Lucana
Origine:Gran Bretagna
Anno:1993
Durata:

94'

Trama:

Benvenuti nella scompigliata famiglia Curley. Il capofamiglia è Dessie Curley, imbianchino al quale piace imbiancarsi. La casa in realtà è governata da sua moglie Kay, una donna sulla quarantina vivace e piena di risorse, cosa buona per lei, anche perchè ha molto da fare - non ultimo, occuparsi dei suoi sei figli. Questa tipica, allegra, rumorosa, compatta famiglia irlandese è colpita da una "bomba" allorchè Sharon, un bel mattino, annuncia di essere incinta. A peggiorare la situazione, il suo rifiuto di rivelare il nome del padre. Alle amiche del pub, Sharon racconta che il padre del bambino è un marinaio spagnolo. Ma starà dicendo la verità.

Critica 1:A Barrytown quartiere immaginario a nord di Dublino, sfondo di una saga operaia in tre romanzi di Roddy Doyle (1958) sta per nascere uno snapper marmocchio nel gergo irlandese concepito in stato di ubriachezza birrosa, frutto di una gravidanza inattesa e indesiderata della ventenne Sharon Curley (T. Kellegher), commessa in un supermercato e figlia di un imbianchino che ha altri cinque figli. L'annuncio mette in crisi la famiglia e in movimento le malelingue anche perché Sharon non vuole rivelare l'identità del padre. Sceneggiato dallo stesso R. Doyle dal suo romanzo omonimo e prodotto a basso costo dalla BBC, è una commedia ottimistica e impertinente di impetuosa vitalità, sanguigna e tenera nel suo ruvido umorismo irlandese, diretta da S. Frears dopo la sua parentesi hollywoodiana. La sua direzione degli attori, tutti irlandesi e in buona parte provenienti dall'Abbey Theatre, è ammirevole. C. Meaney, che interpreta la parte del padre, aveva lo stesso ruolo in The Commitments.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Stephen Frears delle sorprese. Se qualcuno lo reputava ormai saldamente affermato e stabilito ad Hollywood, dopo il successo di Eroe per caso, si sbagliava: eclettico convinto, l'autore di My Beautiful Laundrette, di Prick Up Your Ears e di Sammy & Rosie sente il bisogno, dopo l'esperienza americana, di tornare in Gran Bretagna per girare un film prettamente europeo, aderendo al progetto di realizzare un film per la BBC a budget ridotto, originalmente destinato alla televisione. Inglese continentale (è di Leicester, una delle capitali dell'industrializzazione), Frears ha girato per la prima volta in Irlanda, e sembra non abbia fatto altro. Irlandese fino al midollo, la storia (e la famiglia, l'ambiente, l'odore, gli attori) è basata su un racconto della trilogia Barrytown dello scrittore dublinese Roddy Doyle (un altro racconto della trilogia è servito da soggetto a The Commitments di Alan Parker, prodotto dalla stessa Lynda Myles che figura produttrice anche di The Snapper). A proposito, che vuol dire, questo titolo? Pare sia un modo popolare di definire i marmocchi, i mocciosi, i merdosi, i piscialetto, i marpioni, i piccoli briganti, i monelli: definizioni tra denigratorie ed affettuose. Tra questi due atteggiamenti ondeggiano i familiari di Sharon, operai di Dublino, quando la ragazza rivela di ritrovarsi incinta, e non vuole dichiarare il nome del padre. Naturalmente la notizia mette in crisi padre, madre, fratelli e sorelle di Sharon, più giovani di lei; ma a dire la verità non ci sono dopotutto pianti e rifiuti, fulmini e vituperi. Al contrario, quel nascituro lo vogliono tutti, anzi lo vogliono troppi, perché salta fuori il responsabile, il quale è un amico e coetaneo del papà di Sharon, col quale si vede tutte le sere al pub. Da notare che né il "violentatore" né la "violentata" (le cose sono successe fatalmente, meccanicamente, complice una colossale sbornia di birra dei due interessati) si ricordano di come siano andate le cose. Quando i fatti vengono ricostruiti, il responsabile si sente sciogliere le viscere, vorrebbe fare davvero il padre, vorrebbe piantare la moglie e sposare Sharon. La quale non vuole saperne, mentre il capofamiglia vuole a sua volta tenersi il marmocchio, considerando la gravidanza della figlia come una seconda "chance" di essere padre. La situazione è complicata, grida e urla non mancano, ma la vitalità di questa famiglia è tale che i problemi vengono superati con l'apporto di tutti (genitori e fratelli fanno muro attorno a Sharon).
Si può considerare The Snapper in diverse maniere, come una commedia scatenata, come uno squarcio di vita popolare, come un ritratto del ceto operaio irlandese, come un dramma familiare, come un allarme sui pericoli che corrono questi personaggi inseriti in un ambiente che offre poche gratificazioni, e quindi si lasciano andare a comportamenti rischiosi. Frears mescola risate e lagrime con un fondamentale senso dell'humour che fa faville, magari anche con una moraletta: che quel rapporto non voluto e frettoloso può anche essere stato un incidente, ma chi ne è stato vittima sa, dignitosamente, di doverne accettare le conseguenze. L'atteggiamento di Frears non è né colpevolista né condiscendente: è certo comunque che lui, e noi con lui, si schiera fondamentalmente al loro fianco.
Gli attori, per lo meno quelli adulti, provengono manco a dirlo dall'Abbey Theater. Fa una certa impressione scoprire che la protagonista, Tina Kellegher, ha recitato anche per un Druid Theater, e scoprire che sotto i panni coloriti, smargiassi, sanamente proletari di Colm Meaney (il capofamiglia) si cela un attore apparso compunto, distaccato, signorile nel suo frack e melanconicamente fatalista riguardo al suo destino in The Dead di John Huston.
Autore critica:Ermanno Comuzio
Fonte critica:Cineforum n. 325
Data critica:

6/1993

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Bella famiglia! (The Snapper)
Autore libro:Doyle Roddy

A cura di: Redazione Internet
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